Naomi Campbell, ecco 5 motivi per cui Vogue Africa non è una buona idea

Naomi Campbell, ecco 5 motivi per cui Vogue Africa non è una buona idea


Se non lo sapete, Naomi Campbell è contributing editor di Vogue UK e, come è facile immaginare, la sua dichiarazione a margine dell’Arise Fashion Week di Lagos sulla necessità di dare all’Africa un’edizione di Vogue, come per i paesi del Medio Oriente con l’edizione Vogue Arabia, ha innescato diverse reazioni: alcuni sono d’accordo, altri dubitano che possa portare dei benefici, altri ancora non sono minimamente interessati. Sono quelli che sanno che Vogue al momento ha seri problemi di rappresentazione, nonostante abbia fatto delle nomine dall’alto valore simbolico che coinvolgono professionisti europei e statunitensi di origini africane che oggi ricoprono ruoli di prim’ordine all’interno dell’aziendacome Edward Enniful, direttore di Vogue UK.

In tutte le edizioni di Vogue sembra infatti esserci una sorta di incoerenza per quel che riguarda la rappresentazione dei neri—e delle persone di colore in generalecosì come un sentimento di autocompiacimento quando questi appaiono sulle copertine, come nel caso di Vogue Italia, che in quest’ultimo numero ha la bellissima Adut AkechBene, sappiate però che Adut Akech è la prima modella nera ad apprarire sulla copertina di Vogue Italia negli ultimi dieci anni (!).
griot mag Naomi _Campbell- ecco 5 motivi vogue africa pessima idea
Avere un “Vogue Africa”della serie all-black-everythingsembrerebbe essere la soluzione perfetta per colmare questo gap, giusto? No, sbagliato! Ecco perché:

1. L’ImmapancyInsufficiente Conoscenza Geograficaè un Signor problema

Quando esistono 27 edizioni paese di Vogue—tra cui Italia, Turchia, Bulgaria, etc.—racchiudere alcune regioni in Vogue Arabia o Vogue Africa perpetuerebbe il mito che aleggia su queste aree, ovvero che siano luoghi omogenei, uguali, e continuerebbe a diffondere l’idea che non ci sia bisogno di fare ulteriori approfondimenti geografici perchè a tutti gli Arabi e Africani piacciono le stesse cose, vero?

L’Insufficiente Conoscenza Geografica (Immapancy) affligge troppe persone perché ci sia un Vogue Africa a rappresentare un intero continente. L’Immapancy è un problema serio, proprio come l’analfabetismo e l’incapacità di calcolo, e il continente africano ha subìto l’impatto dell’Immapancy, specialmente per quanto riguarda la sua portata e diversità.
griot mag Naomi Campbell, “ Vogue Africa” is a bad idea | Here are 5 reasons why
Gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Giappone e tutta l’Europa sono entrati nel continente africano. Quindi no, Vogue Africa non risolverà questo problema. Se proprio dovesse essere, avremmo bisogno di alcune edizioni paese in Africa, o di un consolidamento di tutte le edizioni europee in un “Vogue Europa”: se vi suona ridicolo, probabilmente è perché lo è persino per il piccolo (sub)continente quale è l’Europa.

2. La Proprietà è la soluzione

Un ipotetico Vogue Africa, come tutte le altre edizioni, sarebbe pubblicato da Conde Nast International. Per l’esposizione che Naomi Campbell si immagina e vuole per la moda africana, bisogna avere uno staff che a livello decisionale sia ben inserito e connesso con le economie creative dei diversi paesi africani, proprio per evitare le generalizzazioni a cui siamo abituati quando si parla dell’Africa. La proprietà di un prodotto del genere sarà necessaria per raggiungere un buon livello di accuratezza e adeguatezza, e per evitare una cattiva rappresentazione e approssimazione.

3. Dobbiamo essere noi a raccontare le nostre storie

Quest’affermazione oggi potrebbe sembrare un cliché, ma una rinfrescata è d’obbligo. Nessuno può raccontare la storia delle avanguardie stilistiche dei continenti, se non quelli che lavorano nel settore. Non possiamo lamentarci quando gli altri scrivono male i nostri nomi, se sono approssimativi con le nostre storie e romanticizzano i nostri problemi. Se vogliamo che le nostre storie vengano raccontate correttamente, dobbiamo scendere in campo, rimboccarci le maniche e fare il lavoro da soli. E ci sono persone là fuori che stanno lavorando duro.

4. La politica della convalida

C’è questo preoccupante fenomeno per cui i creativi, i designer o gli stilisti
—anche gli scrittori e gli attori—di un dato paese africano sono considerati “validi” solo dopo essere apparsi su Vogue, o su qualsiasi altra pubblicazione/piattaforma occidentale di un certo livello. Improvvisamente vengono apprezzati nei loro paesi per cose che fanno da molto prima che venissero “scoperti”. Vogue è innegabilmente uno dei più autorevoli punti di riferimento nel settore della moda, ma la moda non inizia né termina con Vogue. C’è bisogno che i talenti emergenti vengano apprezzati, supportati e guidati dall’inizio,  senza aspettare che arrivi l’approvazione di Vogue.

5. Far passare l’idea che sia qualcosa di nuovo

Se c’è una cosa che capirete leggendo questo pezzo—spero fortemente che sia così— è che, Sopresa!, ci sono delle realtà che come noi a GRIOT—e già da tempo—stanno mettendo l’Africa sulla mappa del fashion. Oxosi, Kisua, Onchek sono alcune delle principali destinazioni per la moda africana online. Tutte e tre hanno la sezione magazine e un negozio online. Okayafrica e Fashion Africa Now mettono regolarmente in risalto i migliori stilisti africani che dovreste conoscere. In particolare Fashion Africa Now propone molte interviste approfondite e ha una pagina Instagram attiva.

E che dire di Not African Enough, un elegante libro da tavolino da caffè, con una bellissima estetica, che contiene molte delle cose che dovreste sapere sulla politica della moda “africana”? Non sarebbe opportuno acquistare, investire, e supportare queste realtà prima?

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English Naomi Campbell, “ Vogue Africa” is a bad idea | Here are 5 reasons why

Immagine di copertina | Naomi Campbell (via wikemedia)

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Eric Otieno

Eric Otieno

Sono un organizzatore anticoloniale, un facilitatore, un ricercatore (& altro) keniano residente in Germania. Lavoro all’interno dell’intersezione tra i diritti civili, la giustizia sociale, la politica, l'economia e l'arte. La separazione retorica di questi aspetti intrinsecamente interconnessi della vita non ha senso e l’unione di questi elementi è tutto ciò che rappresento.