Il Mattatoio inaugura ‘Dispositivi Sensibili’ con Andrea Galvani e ‘La sottigliezza delle cose elevate’

Il Mattatoio inaugura ‘Dispositivi Sensibili’ con Andrea Galvani e ‘La sottigliezza delle cose elevate’


Il Mattatoio di Roma inaugura il suo programma triennale “Dispositivi Sensibili” con la mostra di Andrea Galvani, La sottigliezza delle cose elevate. Il programma, ideato da Angel Moya Garcia per il Mattatoio, è incentrato sulla convergenza fra metodi, estetiche e pratiche delle arti visive e delle arti performative, attraverso un modello di presentazione che si evolve costantemente nel tempo. In un’intervista con Artribune, Garcia ha dichiarato: “Dispositivi Sensibili” parte da un presupposto: la trasformazione. Mi interessava, quindi, non ‘finire’ la formalizzazione di un’opera, di un processo di una mostra durante l’opening, ma che questo potesse essere in qualche modo il punto di partenza. Questo perché mi interessava partire dal discorso di laborioso concetto di evento, che in qualche modo definisce la quotidianità, l’attualità, in un’incessante rottura. Mi interessava applicare questo concetto al dispositivo di mostra. Di conseguenza queste mostre funzionano in base alla ricerca di ogni singolo artista, in un continuo cambiamento, una trasformazione per accumulo, sottrazione e via dicendo”.

Cosa succede quando il campo magnetico di un corpo celeste si sposta? Quando il tempo perde unità, direzione e obiettività? Cosa accadrebbe se lo spazio d’improvviso si ripiegasse su se stesso, invertendo la sua struttura?

La rigorosa ricerca di Andrea Galvani (Verona, 1973) prende forma dai più grandi interrogativi della storia e si nutre di quelle trasformazioni sociali, educative, politiche, ideologiche, tecnologiche e scientifiche che continuano a modificare inesorabilmente, e a volte invisibilmente, le condizioni della nostra vita quotidiana. La sottigliezza delle cose elevate è un progetto interdisciplinare concepito come un laboratorio aperto al pubblico, un ambiente esperienziale in continua e costante evoluzione. Attraverso una serie di installazioni architettoniche, azioni e performance specificatamente sviluppate per il Padiglione 9b del Mattatoio, Galvani focalizza la nostra attenzione sulla necessità del tutto umana di misurare, decifrare, comprendere l’ignoto e dare forma e direzione all’astratto.

Il titolo della mostra è tratto dal libro di magia Shams al-Ma’arif wa Lata’if al-‘Awarif (كتاب شمس المعارف ولطائف العوارف), Il libro del sole della gnosi e le sottigliezze delle cose elevate, scritto dal matematico e filosfo algerino Ahmad ibn ‘Ali al-Buni (أحمد البوني) prima della sua morte nel 1225 d.C.
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Shams al-Ma’arif wa Lata’if al-‘Awarif è stato scritto in un momento in cui scienza, matematica e magia erano strettamente collegate tra di loro. Per oltre 10.000 anni, l’uomo ha guardato al mondo visibile e intelligibile, scavando dentro il mistero e costruendo la sua eredità intellettuale attraverso l’osservazione, il calcolo e l’analisi di fenomeni che spesso venivano descritti e interpretati a metà tra logica e misticismo. Molte delle più grandi menti della storia della scienza occidentale hanno fatto parte di questo retaggio culturale: Galileo Galilei e Johannes Kepler erano avidi astrologi; Isaac Newton e Robert Boyle erano alchimisti. Nel suo rivoluzionario Systema Naturae (pubblicato per la prima volta nel 1735) Carl Linnaeus dedicò un intero capitolo all’ordine tassonomico delle creature mitiche, come l’idra e la fenice mentre per il grande medico Paracelso, la padronanza delle cure chimiche e magiche era cruciale per comprendere le malattie e il benessere.

La sottigliezza delle cose elevate si appropria di questo approccio visionario, pioneristico e transdisciplinare che il processo di ricerca scientifica incarna sin dai suoi albori, esaltandone l’ambito emotivo, spirituale e metafisico. In questa mostra, il Mattatoio non contiene solo un’articolazione ed estensione dei linguaggi matematici che trasformano, espandono e illuminano lo spazio architettonico, ma anche l’impegno fisico, intellettuale e psicologico che si cela dietro il processo di calcolo che costituisce l’architettura della nostra conoscenza collettiva.

Percorso della mostra

Nella prima parte della mostra, i visitatori incontreranno The Subtleties of Elevated Things, una performance prodotta in collaborazione con vari dipartimenti dell’Università La Sapienza di Roma. Andrea Galvani ha invitato un gruppo di studenti, laureati e dottorandi in varie discipline scientifiche, a sviluppare calcoli e complesse analisi numeriche all’interno dello spazio, che verrà da loro utilizzato quotidianamente come un Ateneo per tutta la durata della mostra. L’architettura dell’intero padiglione si trasformerà quindi progressivamente in un tessuto numerico stratificato, un dialogo silenzioso che descrive fenomeni complessi, decostruisce, puntualizza e si interroga sulla natura stessa del reale che ci circonda.

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Andrea Galvani. The Subtleties of Elevated Things, 2019 – ongoing | Live performance with physicists from Universidad Complutense and the Universidad Autónoma de Madrid. White acrylic pen on gray wall, white clothing, architectural elements . Dimensions variable with architecture. Performance View at ARCOmadrid 2019. Photo by Leonardo Morfini. Courtesy the artist and The RYDER Projects, London and Madrid

L’epicentro della mostra è Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth / Strumenti per indagare il vento e i tremori della terra, una monumentale installazione che occupa l’ultima sala. Si tratta di un’intricata serie di sculture realizzate con luci al neon di equazioni matematiche che hanno letteralmente rivoluzionato la nostra comprensione della realtà: dalla Teoria della Relatività Generale di Einstein alla celebre equazione Calculus di Newton; dall’effetto Doppler alle equazioni di Friedmann che descrivono l’evoluzione del tempo e la geometria dell’universo; dalle radiazioni elettromagnetiche definite da Planck alla gravità quantica di Wheeler-deWitt, sino allo straordinario Teorema di Noether.

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Andrea Galvani, Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth (2018 – ongoing) | Installazione site-specific con sculture di neon e performance dal vivo. Foto di Leonardo Morfini. Courtesy the artist, Audemars Piguet, Revolver Galería, Lima e Buenos Aires

Programma performance

La performance The Subtleties of Elevated Things sarà sviluppata settimanalmente, da giovedì a domenica per tutta la durata della mostra, dal 23 luglio al 25 ottobre 2020.

La performance Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth sarà realizzata nelle date 23 luglio, 17 settembre e 15 ottobre 2020.

Andrea Galvani
La sottigliezza delle cose elevate
a cura di Angel Moya Garcia
Mattatoio – Padiglione 9b
23 luglio – 25 ottobre 2020

L’esposizione è promossa e organizzata da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e dall’Azienda Speciale Palaexpo e fa parte di Romarama, il nuovo programma culturale di Roma Capitale. Si accede solo su prenotazione obbligatoria. Prenota qui.

Andrea Galvani

Vive e lavora da molti anni tra New York e Città del Messico. La sua ricerca concettuale si avvale di fotografia, video, disegno, scultura, performance, neon, materiali d’archivio e grandi installazioni che vengo sviluppate intorno all’architettura degli spazi espositivi. I suoi progetti sembrano aumentare la nostra consapevolezza, attingendo a concetti e strumenti provenienti da diverse discipline e assumendo spesso linguaggi e metodologie di carattere scientifico. L’artista documenta azioni collettive, esperimenti visionari e fenomeni di carattere fisico la cui spettacolare monumentalità è paradossalmente instabile ed effimera. Il rapporto con l’esperienza, lo sforzo fisico, il fallimento, i limiti del mezzo e del luogo in cui lavora appaiono come fattori determinanti nello sviluppo di progetti complessi che sono spesso frutto di collaborazioni con istituzioni, università e laboratori di ricerca.

Il lavoro di Galvani è stato esposto a livello internazionale in importanti musei e spazi istituzionali tra cui ricordiamo: il Whitney Museum di New York; la 4th Moscow Biennale of Contemporary Art di Mosca; Mediations Biennale di Poznan, in Polonia; The Calder Foundation, New York; Aperture Foundation, New York; il Pavilion Center for Contemporary Art and Culture di Bucharest; il Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; il Museo Macro di Roma.

Si segnala

Nell’ambito del programma di Romarama, il Mattatoio accoglie due installazioni di artisti contemporanei: Gaia, di Luke Jerram (UK) – dal 29 luglio al 3 agosto, posizionata all’aperto, nel centro del complesso del Mattatoio – e Thirst, di Voldemārs Johansons (Lettonia) – dal 31 luglio al 16 agosto, allestita in uno dei teatri all’interno de La Pelanda. La vocazione del Mattatoio, definita negli obiettivi dell’Azienda Speciale Palaexpo, è quella di un luogo di ricerca, formazione, produzione e presentazione delle pratiche legate alle arti performative, nell’ottica dello scambio interdisciplinare fra i diversi linguaggi della performance – arti visive, danza, musica, teatro.

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Immagine di copertina | Andrea Galvani, Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth (2018 – ongoing) | Installazione site-specific con sculture di neon e performance dal vivo. Foto di Leonardo Morfini. Courtesy the artist, Audemars Piguet, Revolver Galería, Lima e Buenos Aires

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