Matt dei Lithio | Un metallaro alternativo

Matt dei Lithio | Un metallaro alternativo


La diversità estetica, culturale e artistica è la fibra della nostra società e oggigiorno il sentore che si ha, nella musica come in qualsiasi altro campo,  è proprio quello del bisogno di più spazio, per generi, temi e sonorità altri rispetto all’offerta mainstream che spesso lascia a desiderare, sia in termini di qualità che di originalità, escludendo tutte quelle voci “fuori dal coro” ma presenti che faticano a farsi sentire. In questo frangente, il metal – e i suoi derivati – è sicuramente uno di quei generi reietti che trovano poco spazio nelle radio, in TV e sui social [a parte in alcuni rari casi.]

I LITHIO sono un gruppo che da anni gravita nell’ambiente alternative metal italiano e che si sta ora approcciando anche al pubblico internazionale, pur mantenendo la sua identità artistica e culturale.
griot-mag-matt lithio_intervista-metallaro-alternativo-metal-rock-Di recente la band ha aperto il concerto ad uno dei gruppi nu metal più amati di sempre, i Linkin Park, per quella che – in luce della morte di Chris Bennington – è probabilmente stata la loro ultima data italiana. Ho intervistato Matt, che è anche mio fratello, il chitarrista italo-ivoriano dei LITHIO.

È una persona che definirei un “metallaro alternativo”. Abbiamo parlato della sua esperienza segnata da grinta, alterità e tenacia nella vita, nella musica [compreso il tour in Russia all’insegna della vodka] e nello sport.

GRIOT: Quest’estate avete aperto il concerto dei Linkin Park e dei Blink 182, gruppi che hanno costituito un punto di riferimento per generazioni in tutto il mondo. Dopo la morte di Chester Bennington, l’amore e la nostalgia per quei lontani anni duemila si fa sentire ancora di più. Come ci si sente?

Matthieu: Ci si sente onorati. Salire su un palco del genere è stato veramente un grande onore alla mia età e, sì, i Linkin Park sono il gruppo che ha segnato la mia infanzia, il mio modo di comporre e suonare musica. Li avevo visti un paio di anni fa a Roma con i miei amici.

Qualche tempo fa ho ritrovato il biglietto ed è stato bellissimo pensare che questa volta sarei andato da musicista anziché da spettatore. Tra l’altro il primo disco metal/hard rock che mi è stato regalato per la comunione da non mi ricordo chi [ma lo/la ringrazio infinitamente] era proprio il disco dei Linkin Park, Meteora.

griot-mag--matt lithio intervista-metallaro-alternativo-metal-rock-© Lorenzo Desiati

(c) Lorenzo Desiati

Per me Chester Bennington era un mito assoluto, un eroe della nostra generazione, una voce ed una band che mi hanno accompagnato dal mio primo disco nel lettore cd ad oggi.

Personalmente è la prima volta che la morte di un artista mi sconvolge così tanto nel profondo. Il suo gesto ha lasciato letteralmente sbigottito tutto il mondo, è incredibile quante persone hanno lasciato un pensiero per salutarlo. È come se lo conoscessimo davvero ed è questa forse anche la vera forza di ogni grande artista, riuscire tramite la sua musica a lasciare qualcosa nelle persone… qualcosa di quasi tangibile. Riuscire a sentirti in qualche modo realmente vicino a lui. Chester, adesso, ti ascolteremo con orecchie diverse.

Come si è presentata questa opportunità?  

Grazie al Brianza Rock Festival Contest, a cui hanno partecipato circa 800 band da tutta Italia. Dopo varie selezioni, siamo andati in finale a Milano, dove abbiamo suonato insieme ad altre 32 band. Abbiamo proprio tentato la fortuna e fase dopo fase siamo stati selezionati tra le 15 band che hanno poi suonato all’I-Days Festival a Monza.
griot-mag-_matt lithio_intervista-metallaro-alternativo-metal-rock-È stato molto divertente scoprire che eravamo stati selezionati, perché la mail che ci comunicava che avevamo vinto era andata a finire nella cartella spam, quindi non ce ne siamo accorti fino a quando il nostro produttore ci ha chiamati felicissimo dicendoci di controllare subito la mail. Da li è stato tutto un grande conto alla rovescia.

Hai 24 anni e sei tra i componenti più giovani della band. Chi sono i Lithio e come sei entrato a farne parte?

I LITHIO sono una band fiorentina che suona da molto tempo, compie 15 anni quest’anno. Suona principalmente alternative metal, anche se c’è stato un cambio di sonorità che è avvenuto nel corso degli anni. Io sono entrato a farne parte due o tre anni fa, grazie a Walter Profeti, che è tutt’ora il bassista della band, con cui avevo un piccolo gruppo metal/trash tempo fa.

I LITHIO avevano avuto un cambio di formazione e cercavano un chitarrista. Così Walter mi ha chiamato e mi sono messo alla prova, imparando i pezzi in pochi giorni e alla fine sono stato preso!

Devo dire che mi sono trovato da subito bene, sia dal punto di vista musicale che umano, perché di fatto è come se fossimo una famiglia.

Invece qualche mese fa siete stati in tour in Russia, cosa molto strana per una band che canta in italiano? Com’é andato il tour e come pensi sia stata ricevuta la vostra musica?

Il tour è stato davvero un figata. Effettivamente è strano andare in tour in Russia per una band che canta in italiano, ma in realtà la nostra musica laggiù è molto ascoltata, anzi i russi ci impazziscono proprio. Ovviamente hanno dei miti un po’ diversi dai nostri, tipo Toto Cotugno, Pupo, Eros Ramazzotti [dice con l’accento russo e ride.]

Siamo stati recepiti molto bene, anche perché c’è una grossa differenza tra il pubblico russo e quello italiano. In Russia se suoni in un locale e la gente non ti conosce ti ascolta lo stesso e se gli piaci, ballano, partecipano, pogano, ti restituiscono veramente un sacco di energia.
griot-mag-_-matt lithio intervista-metallaro-alternativo-metal-rock-Abbiamo venduto tutto il merchandising che avevamo con noi, c’era proprio una predisposizione della gente verso una band straniera, sembrava pensassero,’Chi sono questi? Se mi piacciono ci faccio una foto, compro il disco o la maglietta, proprio per supportarli’. Questo da noi non succede, anche se piaci magari la gente preferisce spendere 10€ per due birre, ma non per un CD e non è che sia così coinvolta. Credo che sia un problema prevalentemente culturale.

Lì forse c’è un modo diverso di vivere la musica, questa è una cosa che mi ha colpito molto del tour, oltre alla bellezza, alla particolarità dei luoghi e della cultura. È stata un’esperienza molto formativa perché abbiamo vissuto in simbiosi per due settimane. Stanchi, affamati, stressati, ma siamo comunque rimasti uniti e questo è importante per una band.

Cosa ti ha segnato di più di questa esperienza?

Sicuramente la Vodka perché i russi sono degli ottimi bevitori e hanno delle vodke meravigliose. A parte gli scherzi, mi hanno colpito l’umanità e la sensibilità con cui le persone ti ascoltano e ti apprezzano come musicista.

Invece in Italia quale è stato il concerto che più ti è piaciuto?

Questa è fresca, ovviamente il concerto di apertura dei Linkin Park. Il palco era circa 150-200 mq e c’era tantissima gente, quindi è stato bellissimo urlare e correre si è giù.
griot-mag-_-matt lithio_intervista-metallaro-alternativo-metal-rock-Sono quelle situazioni in cui senti che inizi davvero a fare sul serio e capisci come lavorare e settare il palco come un gruppo serio. E anche a come prepararci mentalmente per il concerto, per il pubblico, proprio come dei veri professionisti. Noi non non lo siamo nel senso stretto della parola perché ancora non viviamo di musica, ma sappiamo benissimo che è difficilissimo in Italia. Diciamo che quello è stato il concerto che più mi ha fatto assaggiare la realtà della musica in grande, da festival da novantamila persone che ti urlano in faccia e ti buttano addosso la loro energia.

Devo anche dire però che sapere che Chester non c’è più, e che probabilmente con lui sono morti i Linkin Park come li conoscevamo, mi da un enorme dispiacere dal punto di vista umano e artistico.

E prima di diventare il chitarrista dei Lithio chi era Matthieu?

Matthieu prima dei LITHIO era come Matthieu nei LITHIO, con qualche chilo in più forse? [ride]. No, ero il chitarrista di un’altra band metal di Pisa, i MindAhead, un gruppo in cui sono entrato quando avevo circa 18 anni. Ho trovato davvero delle belle persone che mi hanno aperto un mondo e mi hanno fatto crescere sia come persona che come musicista. Però, insomma, ero sempre io.

Lo sport, oltre alla musica, ha un ruolo importante nella tua vita.

Sì, ha sempre avuto un ruolo importante, ora un po’ di meno perché tra lavoro e gruppo, riesco a ritagliarmi tempo solo durante la pausa pranzo. Lo sport ha avuto molta importanza nella mia crescita personale perché – faccio coming out – da ragazzino ero una persona molto fragile e insicura.

Ho giocato a calcio per circa dieci anni con risultati pessimi ed è un’esperienza che porto dentro solo con sofferenza perché il mondo del calcio è una merda. Nei club in cui ho giocato c’era molto razzismo, probabilmente perché ho sempre giocato in paesi piccoli, campagnoli, perciò ho sempre trovato molta ignoranza. E poi c’è da dire che i bambini sono veramente cattivi quando sono piccoli, soprattutto se istigati dai genitori o dall’allenatore, io ne ho avuto uno che mi aveva soprannominato “il ciu’o nero”, ad esempio.

Poi a quattordici anni ho iniziato a fare un corso di thai boxe quasi per caso e mi sono letteralmente innamorato della disciplina, così ho continuato ad allenarmi facendo gare prima di light, poi di full contact. Il culmine della mia carriera è stato vincere il titolo ai campionati italiani della categoria 81 KG. Poi purtroppo ho dovuto smettere perché mi sono infortunato. Ma un giorno tornerò sicuramente a combattere!
griot-mag-matt-lithio intervista-metallaro-alternativo-metal-rockCosa ti ha dato la thai boxe che il calcio non ti ha dato?

Mi ha fatto rendere conto delle mie potenzialità, di quanto sono importanti la disciplina e l’amicizia nello sport. La thai boxe chiaramente è uno sport individuale, però si creava un clima, soprattutto nella mia palestra, la Kurosaki Dojo, in cui tutti si allenavano e lavoravano per far migliorare tutti. Io mi sorpresi subito del calore che ricevetti la prima volta che entrai in quella palestra. Si crea un ambiente molto stimolante e quando vai a combattere sono tutti con te all’angolo.

Qual è la differenza tra il ring e il palcoscenico?

Bella domanda, non saprei. Diciamo che sul ring combatti per te. C’è il pubblico e ci sei tu, quindi la comunicazione è unilaterale. Mentre sul palcoscenico la comunicazione è bilaterale perché quando fai un accordo e urli in faccia al pubblico, questo risponde e ti carica a dare ancora di più. È un circolo di energia, che poi è il nostro modo di suonare e di fare musica, abbattere quella barriera tra pubblico e musicisti che a volte si percepisce in molti concerti. A noi piace suonare con il pubblico, per il pubblico.

Pensi che tu abbia mai dovuto lavorare più degli altri, perché in qualche modo nel contesto in cui sei cresciuto non eri come gli altri?

No, non più degli altri, ma come gli altri. Ho sempre fatto quello che sentivo alla fine, perché tanto ero diverso comunque.

Il tuo futuro sarà nel mondo della musica, nello sport o cos’altro?

Sono una persona molto determinata, in qualsiasi campo sarà, cercherò di raggiungere i risultati migliori che posso. Chiaramente il mio sogno nel cassetto è vivere di musica e portare la mia musica in giro per il mondo, magari aprire una scuola e insegnare. Si vedrà. Ma non è facile in Italia nel 2017 e probabilmente non lo sarà nemmeno nel 2025, quindi vediamo.

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