‘Marielle, presente!’ | Perché è importante conoscere Marielle Franco per conoscere il Brasile

‘Marielle, presente!’ | Perché è importante conoscere Marielle Franco per conoscere il Brasile


Ho iniziato a leggere Marielle, presente! la mattina del 25 luglio (completandolo la mattina successiva), nonostante fosse arrivato ad arricchire lo spazio della mia libreria, insieme a un altro saggio letto una settimana prima, già dai primi del mese; una di quelle casualità, la data, che divorando le pagine fanno scivolare spontaneamente i pensieri nei meandri non troppo labirintici delle congiunzioni astrali, soprattutto se nella lettura il 25 luglio si presenta, attivando la mia memoria, come Giornata Internazionale delle Donne Afrolatine, Afrocaraibiche e delle Diaspora.

Ma oggi, 27 luglio, è un altra data importante: oggi Marielle Franco avrebbe compiuto 41 anni. E come ogni anno non avrebbe festeggiato solo nel giorno della sua nascita ma l’intero mese. Un condizionale che pesa e brucia ancora molto, a due anni dal suo assassinio. E a lei la casa editrice indipendente e femminista Capovolte, e la penna della giornalista di esteri Agnese Gazzera (accompagnata in prefazione dalla dottoranda in Filolosofia Politica e attivista Marie Moïse, e in postfazione dalla docente universitaria di Antropologia Culturale Valeria Ribeiro Corossacz) hanno dedicato il primo ritratto italiano, presentandoci una delle figure di restistenza più solide e rivoluzionarie del Brasile.

Donna, lesbica, nera, femminista, difensora dei diritti delle persone LGBT, figlia della favela, madre single, Marielle Franco è il Brasile e il Brasile è Marielle Franco, un corpo politico simbolo di lotte intersezionali e transfemministe.

Era il 14 marzo 2018 quando la favelada della Maré, di ritorno a casa dopo una lunga giornata di lavoro e attivismo, viene accostata da una macchina dal cui interno in pochi secondi esplodono tredici proiettili. Tre di questi si riveleranno fatali, uccidendola sul colpo e portandosi via anche la vita del suo autista, Anderson. L’unica a sopravvivere sarà la sua collaboratrice, seduta sul sedile anteriore.

Dopo aver ottenuto uno straordinario consenso alle elezioni municipali del 2016, Marielle Franco nel 2017 entra a far parte del consiglio comunale di Rio de Janeiro, l’unica donna nera tra i 51 consiglieri comunali della città carioca, eletta tra le fila del Partito Socialismo e Libertà (PSOL). Sin dal giorno del suo insediamento esplicita una linea politica di lotta aperta contro il sessimo e l’omolesbobitransfobia, le disuguaglianze e il razzismo, l’intervento militare nelle città del paese e le conseguenti forme di violenza che colpiscono le fasce nere, povere e LGBT della popolazione, promuovendo sia nelle strade, con la sua “politica dell’affetto” tra la gente comune, che nei luoghi del potere politiche di sicurezza pubblica che tutelino la vita e la dignità delle persone delle favelas e delle periferie, e politiche inclusive ed eque, spine nel fianco per le grosse e potenti oligarchie locali.

Utilizzando un approccio giornalistico, nelle 123 pagine del volume l’autrice ripercorre le tracce della vita politica e privata di Franco, dipingendo al contempo l’affresco di un paese ancora impantanato nelle sabbie della schiavitù (abolita solo nel 1888)aggiungendo all’estetica delle cartoline che siamo abituat a vedere altri dettagli rilevanti, le cui scorie si (ri)presentano sotto forma di una società fortemente divisa e divisiva, in cui patriarcato, bianchezza, eterormatività, cattolicesimo e capitalismo, speculazione, droga e corruzione sfrenati ritmano con ferocia il corso del paese e la vita di molti corpi, blocatti in una piramide sociale che non prevede ascensori per loro.

L’intervento della compagna di vita di Marielle, Mônica Benício, ci permette di entrare nella sua sfera intima e personale, e di comprendere quanto le sue pratiche di lotta, che passano anche attraverso quei capelli prima “domati” con la stiratura, e poi lasciati liberi di ruggire, l’abbraccio di culti e stili di abbigliamento di matrice africana, la frequentazione dell’università, siano la storia della sua vita e delle sue e dei suoi antenati.

“Siamo resistenza, siamo fiori che rompono l’asfalto. Occuperemo ancora molto questo spazio, che deve essere ‘annerito’ sempre di più,” sono le parole pronunciate da Marielle sempre il 25 luglio (2017), in chiusura della sessione municipale in cui proponeva di consegnare la medaglia Pedro Ernesto all’afrofemminista brasiliana Conceiçao Evaristo.

Sebbene la sua morte abbia rappresentato un duro colpo, soprattutto per quella parte di società brasiliana invisibilizzata e martoriata da una ciclicità storica, Marielle Franco non è la sola, come anche lei amava sottolineare, ma una delle tante e dei tanti eredi di battaglie che prima di lei e dopo di lei continueranno a esistere. “Eu Sou Porque Nós Somos” (“Io sono perché noi siamo”) ripeteva spesso. E con questo breve scritto le rendo il mio piccolo omaggio. Marielle, presente!

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Immagine di copertina | via Wikipedia

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Arti visive e performative, cultura, musica, viaggi: vivrei solo di questo. Culture curator, la curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto... potrei anche mordere.