‘Mali Twist’| Ancora tre settimane per ammirare Malick Sidibé

‘Mali Twist’| Ancora tre settimane per ammirare Malick Sidibé


“In studio, amavo il lavoro di composizione. Il rapporto tra il fotografo ed il soggetto si instaurava facilmente. Era sufficiente accendere le luci, che modellavo sui loro visi e corpi. Usavo del trucco, davo loro una posa o un’attitudine che riflettesse la persona che avevo di fronte. Avevo le mie tecniche. Questo lavoro che amavo mi rese solitario e improvvisamente mi resi subito conto che non potevo più lasciarlo!”
griot mag - 'Mali Twist'| Ancora tre settimane per ammirare Malick Sidibé

Nel 1995 la Fondation Henri Cartier per l’arte contemporanea di Parigi ospitava la prima mostra del fotografo maliano Malick Sidibé, e a quasi due anni dalla sua scomparsa (14 Aprile 2016), e ventidue anni dopo la prima mostra, la stessa fondazione torna a rendergli omaggio con una retrospettiva che riunisce alcune stampe fatte da lui stesso tra il 1960 (anno in cui il Mali ottenne l’indipendenza dalla Francia) e il 1980, e alcuni ritratti in bianco e nero dalla bellezza senza tempo.

Siamo riusciti ad andare a vedere Mali Twist: più di 250 fotografie, di cui 30 inedite, che illustrano il percorso straordinario di questo fotografo che è stato il reporter della gioventù maliana, e non solo.

In esposizione, tra i suoi scatti più famosi abbiamo ammirato Nuit de Noël (1963), probabilemte il più celebre, di una profondità e semplicità uniche, considerato tra le cento fotografie più influenti della storia.

“L’œil de Bamako” (l’occhio di Bamako), come veniva chiamato, era infatti un amante della foto in movimento e delle feste frequentate dai giovani. Per esempio scattava fino a sei pellicole da 36 pose, successivamente le numerava e le incollava fuori dallo studio, il lunedì o martedì. Ognuno andava a comprare una foto-ricordo da regalare alla sua bella, o per ricordarsi di un momento, o semplicemente per ridere della faccia buffa che aveva assunto in uno scatto, o per prendere in giro i propri amici.

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Nuit de Noel (Happy Club), 1963, di Malcik Sidibé/Fondation Cartier pou l’art contemporain, Parigi

“Non avrei potuto immaginare più bella storia. Ho dato tutto al mio villaggio ed alla mia famiglia.” – disse con le lacrime agli occhi quando ricevette il Leone d’Oro alla 52esima edizione della Biennale di Arte Contemporanea di Venezia. Tutti lo ricordano come un uomo di parola, un uomo entusiasta e generoso che ha trasformato la sua vita, ma anche la fotografia ed il modo di fotografare.

La mostra resterà aperta fino al 28 febbraio 2018.

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Immagine di copertina | Senza titolo (1976), di Malick Sidibé/Galerie Magnin-A

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Kelly Costigliolo

Kelly Costigliolo

Su un aereo a 12.000 m di altitudine o in mare a 40 m di profondità. Mai con i piedi per terra. Costruisco geografie emotive dei luoghi in cui vivo e ho vissuto. Fotografa di professione, curiosa nel tempo libero. Ho imparato a mettere la mia vita dentro una valigia. Mi muovo come una piuma, l'elemento più resistente in natura. Papà italiano e mamma brasiliana hanno dato vita a un'inguaribile pesci.