Machines di Rahul Jain mostra il grigiume del fast fashion

Machines di Rahul Jain mostra il grigiume del fast fashion


Che l’industria del fast-fashion sia uno dei principali responsabili dell’inquinamento ambientale e delle pessime condizioni lavorative e umane di milioni di persone nel mondo non è una novità. Il crollo del Rana Plaza nel 2013, in Bangladesh, in cui persero la vita 1129 persone, è solo un esempio di questo spaccato moderno ed è allo stesso tempo considerato il più grave incidente mortale nella storia avvenuto in una fabbrica tessile, così come il più letale cedimento strutturale accidentale nella storia umana moderna. E quell’incidente non è servito a cambiare le cose in altri paesi vicini, come mostra il regista indiano Rahul Jain, ex studente di ingegneria convertitosi al cinema (il documentario è un progetto di metà corso presentato al CalArts, California Institute of The Arts) nel suo primo film Machines.
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“Dio ci ha dato le mani quindi dobbiamo lavorare. Alcuni lavori richiedono mani e braccia, altri il cervello,” racconta un uomo nel documentario. Turni di 12 ore, con una sola ora di pausa, per una misera paga di $3 al giorno. È questa la realtà dei lavoratori di un’indutria tessile nello Stato di Gujarat, India.

Già dal trailer si resta profondamente affascinati dall’estetica e dal tocco artistico che Jain ha dato a questo lavoro, riuscendo a mantenere alto l’interesse sociale per un dramma moderno che non sembra diminuire. I suoni delle macchine, del lavoro umano, le cascate di colori accesi e pieni di vita in contrasto al grigiume degli esseri umani, i dialoghi, pieni di dettagli, cataputaltano lo spettatore dentro una realtà che diventa intima già nel trailer.

Vincitore del Sundance Cinematography, Machines verrà proiettato stasera alle 21 al cinema Jolly di Villastellone, Torino. L’ingresso è gratuito.

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Cultura, arti, musica, viaggi: vivrei solo di questo. "Culture curator e activator" per passione e missione. La curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto: potrei anche mordere.
  • Anna Carolina Bertacchini

    è possibile trovarlo online?