Limit(less) | Mikael Owunna racconta la realtà LGBTQ della diaspora africana

Limit(less) | Mikael Owunna racconta la realtà LGBTQ della diaspora africana


Avete presente la teologia negativa? È quella filosofia secondo cui Dio, dato il suo essere infinito, può essere solamente descritto dicendo ciò che Egli non è, perché parlare di Lui dicendo ciò che è, non conterrebbe mai la sua infinità.

Ora, prendiamo questo ragionamento e applichiamolo all’africanità. Data la complessa vastità e diversità dell’essere africane/i, è più facile descrivere l’africanità parlando di ciò che non la caratterizza. E una delle cose che non vi rientra è l’avere un sentimento e un atteggiamento omofobo e transfobo. Sì, l’omofobia e la transfobia non appartengono all’africanità.

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Terna: Bisessuale Nigeriana Liberiana Americana – Leggi la sua storia

Prima dell’accanita espansione del cristianesimo e dell’Islam, l’essere una persona queer non era un fatto alieno alle culture africane, e non si incorreva in alcuna persecuzione nell’avere un’identità e/o ruolo di genere e/o un orientamento sessuale differenti dalla maggioranza del proprio gruppo etnico.

Questo non era vero solo per i guerrieri Azande del Congo – che pagavano il prezzo della sposa ai parenti dei giovani che sposavano; e non era vero solo in Nuerland (tra l’odierno Sudan del Sud e l’Etiopia) o Yorubaland (regno che si estendeva dalla Nigeria al Togo) dove erano consueti i matrimoni tra donne.

Ma era vero anche tra gli Wolof in Senegal, dove i “gor-digen” (gli uomini-donna) indossavano liberamente abiti femminili; e nel regno di Ndongo (Angola) dove Nzinga – la donna al trono che era riuscita a proteggere il regno dall’invasione portoghese per quasi quarant’anni – era stata incoronata col titolo maschile di “ngola” e governava vestendo abiti da uomo e avendo appresso un harem di giovani travestiti da donne, le sue mogli.

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Mai’Yah: Bisessuale Liberiana Americana – Leggi la sua storia

Queste e altre verità sulla realtà queer del Continente sembrano non essere conosciute dai vari Mugabe, Museveni e Kenyatta, che considerando l’omosessualità un’importazione dell’Occidente, hanno legittimato e istituzionalizzato il disprezzo contro le persone omosessuali, in difesa – a loro dire – della morale e tradizione africana.

Scelte politiche che hanno rafforzato l’idea secondo cui essere una persona africana queer voglia dire essere un ossimoro vivente. Scelte politiche, appoggiate dalla cittadinanza di molti stati africani, che hanno acuito l’alienazione provata da non poche persone LGBTQ, nel Continente e nella diaspora.

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Wiilo: Queer Somala/o Canadese Americana/o – Leggi la sua storia

Lo sa bene Mikael Owunna, giovane fotografo di Pittsburgh di origini nigeriane e svedesi, a cui avevano fatto credere  che il suo essere gay era inconciliabile con il suo essere nigeriano. Un’idea, instillata dalla famiglia – non solo a parole ma anche attraverso pratiche esorcistiche di “guarigione”, che lo aveva portato a rinnegare la sua identità africana.

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Bummah: Queer Camerunense (USA) Leggi la sua storia

Un’identità che ha riabbracciato solo all’età di 23 anni, quando Mikael ha scoperto i lavori di Zanele Muholi, una fotografa di Johannesburg che nella serie Faces and Phases ha voluto ritrarre donne come lei – sudafricane, nere e lesbiche. Persone come Mikael, africane e queer, che con i loro semplici volti – visualità fino a quel momento assenti nella vita del fotografo – hanno riappacificato aspetti apparentemente contrastanti del suo animo: essere gay ed africano.

È stato allora che Mikael ha trovato nell’arte uno spazio di guarigione, dove persone africane LGBTQ potevano raccontarsi e rappresentarsi senza filtri. Uno spazio dove il corpo queer africano, troppo a lungo stigmatizzato, poteva essere celebrato in tutta la sua bellezza e complessità.

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Kim: Trans Burundese (Canada) – Leggi la sua storia

Sono queste le aspirazioni che hanno spinto Mikael, tre anni fa, a creare Limitless, progetto fotografico che dà volto e voce a persone africane LGBTQ nella diaspora. Una serie di ritratti – trentaquattro fin ad ora, scattati negli Stati Uniti, in Canada, in Svezia e Trinidad e Tobago – in cui i soggetti queer, fotografati e intervistati da Owunna, si mostrano nelle loro molteplici sfaccettature, facendo emergere una realtà della diaspora troppo a lungo passata inosservata.

Dagli scatti e dalle storie non traspare vittimismo, ma resilienza, orgoglio, gioia, e umanità.

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Kaamila: Queer Somali (USA) – Leggi la sua storia

Come dice infatti Odera, uno dei volti della serie:

La cosa più bella dell’essere persone africane/della diaspora africana è il nostro essere resilienti. Vivere in un corpo africano è di per sé un atto rivoluzionario e di potere. E per me, vivere questa verità come persona LGBTQ è semplicemente un’estensione di quel potere.

Gli scatti trasformativi di questo progetto non obbediscono né allo sguardo occidentale – che vede il corpo non-bianco come l’Altro, – né allo sguardo dei cosiddetti protettori dei “veri” valori africani. I soggetti ritratti hanno infatti valicato il limite impostogli da questi sguardi, ricordandoci che la complessa vastità e diversità dell’identità africana non può essere contenuta da nessuna concezione binaria dell’identità sessuale, perché l’africanità, come l’infinità, è Limitless.

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Tyler: Queer Kenyan-Somali (Canada) – Leggi la sua storia

Mikael Owunna ha lanciato una campagna crowdfunding su kickstarter per continuare la realizzazione di questo importante archivio fotografico. Il suo obiettivo è quello di completare la serie ritraendo persone africane LGBTQ che vivono in Europa, dove la presenza africana diasporica è quattro volte superiore agli Stati Uniti.
C’è tempo fino all’8 giugno per supportare “Limitless”, cliccando qui.

di Theophilus Marboah

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Immagine di copertina | Yahya: Queer Moroccan (USA) – Leggi la sua storia | Tutte le immagini | (c) di Mikael Owunna

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