‘Let it Burn’ è il documentario che ritrae i consumatori di crack con una lente più umana

‘Let it Burn’ è il documentario che ritrae i consumatori di crack con una lente più umana


Il pregiudizio che ruota intorno ai tossicodipendenti, soprattutto i consumatori di crack, è molto forte. Persi, senza speranza e potenzialmente pericolosi, raramente li vediamo per quello che sono: esseri umani che, pur essendo prigionieri della loro dipendenza, amano, sognano e desiderano.

Diz a Ela que me Viu Chorar (Let it Burn – 2019), di Maíra Bühler, è un film documentario brasiliano che cattura con empatia e rispetto le vite spezzate di un gruppo di residenti che vivono nell’Ostello di Don Pedro, a San Paolo.

Data la laurea in Scienze Sociali e il suo master in Antropologia, ci si sarebbe potuto aspettare un’opera intellettuale che analizzasse in modo freddo e scientifico i pro e i contro della vita dei tossicodipendenti. Invece, Bühler propone un’esperienza più umana, priva di giudizi affrettati e preconcetti. “Sono un antropologa e mi ha sempre creato disagio sentire la gente chiamare altre persone ‘non umani’.  A San Paolo i principali media e il senso comune chiamano i cocainomani da crack zombie, e gli zombie sono mostri, selvaggi. Il problema è che quando le persone hanno a che fare con gli altri in questi termini, i diritti umani non vengono rispettati e questo permette ogni tipo di violenza verso i più vulnerabili. Abbiamo un passato coloniale, sappiamo che il genocidio si nasconde dietro a strane ‘argomentazioni’ che spogliano l’altro dei suoi diritti umani. Quindi, l’idea di realizzare questo film è stata quella di costruire delle contro-narrazioni, altri tipi di estetiche e sentimenti intorno al crack,” ha spiegato Bühler in un’intervista.

Let it Burn (Diz a Ela que me Viu Chorar), 2019

Diz a Ela que me Viu Chorar è stato girato interamente all’interno dell’hotel ed è incentrato sulle sue attività. Claustrofobico e frammentato, è difficile cogliere lo spazio nella sua interezza. Eppure, il passare del tempo e il senso del movimento si percepiscono grazie alle scene dell’ascensore. Salendo e scendendo con i residenti attraverso un labirinto che in qualche modo evoca l’Inferno illustrato da Botticcelli, alle volte sembra che non sappiano davvero dove stiano andando. “Mi piace fare una sorta di film in cui la forma estetica non viene costruita prima del campo, ma in relazione ad esso. È una ricerca estetica, una ricerca narrativa che ha a che fare con il relazionarsi con le persone e il cercare di capire i loro concetti; non essere ostaggio del mio modo di vedere e cercare di aprire il mio processo creativo per farmi influenzare, trasformare,” ha rivelato la regista.

La macchina da presa è sempre invadente, onnipotente, e come una lente d’ingrandimento spoglia il suo protagonista, nel modo più intimo possibile. Raffigurando un microcosmo di una porzione emarginata della società brasiliana, Bühler ritrae persone profondamente attaccate alla vita. Persone che hanno sogni, speranze e aspettative. L’Hotel Parque Dom Pedro è quasi un personaggio a sé stante, un piccolo mondo dolorosamente costruito e fatto di complesse interazioni sociali, momenti condivisi, lotte sanguinose e storie d’amore precarie. Con la sua estetica della fame che ricorda il Cinema Novo, Diz a Ela que me Viu Chorar è fatto di momenti belli, come la scena in cui i residenti cantano i classici Maneira brasiliani di Zeca Pagodinho; o quando Andrea—una delle protagoniste femminili—e il suo ragazzo giocano a braccio di ferro e poi condividono un loro momento flirtando a letto.

Ogni protagonista cerca di superare la propria dipendenza e di dare un senso alla propria vita, segnata dal crack, dalla solitudine e dallo sconforto. Vogliono amare ed essere amati, fanno progetti e guardano al futuro. Attraverso la musica, la loro anima esprime ciò che non riescono a far uscire con le parole. Profondamente umani, inseguono la felicità, come farebbe chiunque di noi.

Guarda Let it burn qui.

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Anaïs N'Déko

Anaïs N'Déko

Scrittrice, regista e sceneggiatrice appassionata di Storia dell'Arte, dell'Opera e di Pedro Almodóvar, sono un'amante della poesia che trova ispirazione nei sogni, nella fantasia e nella musica.