‘Le Jeune’ | Alla ricerca del paradosso nella gioiosa apocalisse sonica dei QuinzeQuinze

‘Le Jeune’ | Alla ricerca del paradosso nella gioiosa apocalisse sonica dei QuinzeQuinze


Immergersi nel regno creativo di QuinzeQuinze è come fare una passeggiata in una dimensione ancestrale, surreale e distopica dove nessuna conoscenza o preconcetto è utile. Creando ponti tra il concetto di bellezza e quello di oscurità con la loro musica “climatica”, il collettivo parigino QuinzeQuinze è di recente uscito con un nuovo EP, Le Jeune.

Un sound contagioso, plasmato da suoni elettronici futuristici, strumenti percussivi tradizionali (come il to’ere, steel drum) e influenze sudamericane e caraibiche (candombe, calypso, moombahton), paesaggi post apocalittici e personaggi 3D mutati dalle radiazioni sono gli elementi con cui i QuinzeQuinze evocano immagini e metafore sotto forma di leggende autentiche o inventate. Forgiando uno stile narrativo unico che incrocia universi anacronistici, il collettivo riesce abilmente nell’intento di proiettare l’ascoltatore in un mondo fantastico inesplorato.

Quinze Quinze – Foto di Laurent Segretier

Nato nel 2013 come collettivo multidisciplinare trasformato in gruppo musicale, QuinzeQuinze è composto da Ennio, Julia, Marvin, Robin e Tsi Min. Ennio e Tsi Min sono originari di Tahiti e hanno incontrato Marvin e gli altri membri del collettivo quando si sono trasferiti per studiare alla School of Art and Design (ESAD) di Amiens. Fin dal loro primo progetto scolastico—la creazione di un gruppo musicale fittizio—l’aspetto sonoro è diventato importante quanto quello visuale, e il loro viaggio è iniziato: “Noi musicisti dilettanti, appassionati di arti grafiche e digitali, ci siamo uniti in maniera spontanea alla fine dei nostri studi, nel 2013.”

Due anni dopo il loro EP di debutto, Nevaneva (2018), un cortometraggio musicale che descrive “la genesi della loro musica ‘climatica’, colorata e insulare”, lo scorso dicembre QuinzeQuinze ha pubblicato Le Jeune. Facendo luce su trent’anni di esperimenti nucleari condotti dalla Francia a Tahiti tra il 1966 e il 1996, attraverso musica e arte visiva, questo EP raccoglie fiabe leggendarie di personaggi radioattivi che abitano paesaggi idilliaci ma devastati, post-apocalittici, dandoci un’altro superbo assaggio delle eccezionali capacità di questi collettivo.

Mentre sono al lavoro su nuovo materiale e stanno concludendo il loro prossimo video per Boléro, li abbiamo intervistati per esplorare ulteriormente le loro storie, il loro universo visivo e sonoro, e per saperne di più sulla scena artistica di Tahiti.

GRIOT: Come avete iniziato a lavorare insieme? Cosa significa QuinzeQuinze?

QuinzeQuinze: In origine, il collettivo QuinzeQuinze—che significa Quindici/Quindici in francese—è nato dal desiderio di rimanere produttivi e creativi anche dopo la fine degli studi. Ci siamo dati una regola semplice: ogni due settimane offrire sul nostro sito web contenuti sonori e visivi. La musica è stata condivisa attraverso le diverse entità del collettivo e i progetti sono stati volontariamente versatili perché volevamo poterci esprimere liberamente. Poteva essere un semplice videoclip, o dei mini esperimenti web—che chiamiamo “caramelle digitali”—o esperimenti con software di programmazione come Arduino o Pure Data, che ci hanno portato a creare installazioni interattive, come strumenti musicali con nuovi obiettivi. In quest’ultimo caso, l’idea era quella di introdurre un pubblico disinformato alla musica e dall’altra presentare l’universo del collettivo. Dopo due anni di sperimentazione, ci siamo concentrati sull’autoproduzione degli EP di La Luge, Gamineries, di Ta’a, Poisson-volant, e dell’album Fa’ama, di John Pdf; quindi abbiamo unito le forze e abbiamo suonato questi brani dal vivo. Ma quella che è stata ufficialmente la nascita dei QuinzeQuinze come gruppo rimane il corto musicale Nevaneva, scritto e diretto da Katlas Production nel 2018.

Come vi siete evoluti artisticamente da collettivo multidisciplinare a gruppo musicale?

Le prime esibizioni si sono svolte in spazi non dedicati alla musica. Ci siamo presto resi conto che l’impatto che avremmo potuto avere con una “installazione interattiva” era molto meno interattivo di un concerto nella sua semplicità. In realtà abbiamo ancora una pratica multidisciplinare, ma negli anni il nostro lavoro è stato principalmente al servizio della musica, il mezzo che riteniamo abbia più effetto sulle nostre emozioni.

Quali sono stati i passaggi principali dello sviluppo del vostro stile narrativo, sia attraverso la musica che l’arte visiva?

All’inizio della maggior parte del nostro lavoro, e in particolare con Nevaneva, evochiamo immagini o metafore sotto forma di leggende autentiche o inventate. Questo modo indiretto di avvicinarsi alla musica ci permette di strutturare le nostre canzoni attorno a considerazioni diverse da quelle estetiche e stilistiche. Una volta che queste immagini sono state digerite, la ricerca sonora spesso ruota intorno ai diversi elementi narrativi del tema. L’ultimo passo è rendere il tutto “accessibile”, cioè piacevole da ascoltare, senza tener conto dei vincoli che ci eravamo imposti. Infine, i video nascono con l’intento di amplificarne il significato e di chiarire le nozioni che parole e musica da sole non possono trasmettere.

Le Jeune è il vostro ultimo lavoro. Il senso di multidimensionalità rispecchia molto bene i tanti strati di significato nascosti all’interno ogni traccia. Qual è lo spirito di questo EP? Dove trae ispirazione?

Il modo migliore per parlare di questo EP è descrivere le prime immagini mentali che ci sono arrivate. Con Pa’ipa’i, che ha introdotto l’EP come spin-off del progetto Nevaneva, abbiamo immaginato un’isola parallela dove gli esseri umani crescono come ortaggi. Questi uomini si sarebbero poi gettati assurdamente giù da un dirupo. La storia continua nei pensieri di uno di loro, Ta’a. Questo personaggio, interpretato da Tsi-Min, ci fornisce le sue impressioni durante i diversi episodi dell’EP. Durante la creazione di Le Jeune, abbiamo cercato di attraversare universi anacronistici e incompatibili come racconti leggendari mescolati a fatti storici in cui la gente comune si trova improvvisamente proiettata in un mondo fantastico. Lo spirito generale è quello di un’apocalisse gioiosa, di una ricerca del paradosso in ogni cosa.

La particolarissima estetica del mondo che avete creato è un altro elemento chiave di questo lavoro. Come è nata e come si collega alla dimensione sonora?

Per la concezione dell’universo visivo dell’EP, abbiamo voluto illustrare temi oscuri, da incubo, con mezzi che ci permettessero di coglierli in modo sublime e fantastico. Proprio come succede a volte nelle nostre canzoni, dove le emozioni si mescolano, le nostre immagini cercano di creare ponti tra il concetto di bellezza e quello di oscurità. L’uso del 3D ci sembra interessante perché ci permette di creare interi universi. Inoltre, gli usi abituali del 3D sono talmente connotati che se utilizzati in modo leggermente inaspettato, lo spettatore subisce subito una perdita di punti di riferimento. Al momento stiamo terminando il videoclip della canzone Boléro in cui ci stiamo mettendo in scena in un acquario piuttosto singolare. Senza rivelare troppo, abbiamo cercato di presentare un completo universo psichedelico Quinzequinze, in cui sei invitato ad entrare come se fossi in un incubo desiderato.

La storia e il patrimonio tahitiano e polinesiano sono pilastri tematici nel vostro universo creativo. Le Jeune, il brano che intitola l’EP, è illustrato da un video 3D foto realistico diretto da Marvin. Su quali aspetti della storia tahitiana e polinesiana volete far luce e perché?

L’azione si svolge a Tahiti durante l’attuazione dei test nucleari effettuati dalla Francia nel Pacifico. Un narratore sconnesso presenta il paesaggio e la sua storia attraverso una serie di dipinti che oscillano tra atmosfere post-apocalittiche e paesaggi paradisiaci. Tra il 1966 e il 1996, la Francia ha effettuato quasi 193 test nucleari nella Polinesia francese. Questo video si propone di presentare le origini tahitiane e polinesiane di due membri del gruppo attraverso questo episodio spesso dimenticato che si lega a temi molto più seri rispetto alle solite rappresentazioni associate alle culture del Pacifico. Abbiamo cercato di realizzare un racconto visivo: la storia è raccontata e incarnata dai membri del gruppo. Sembrano alterati da una radioattività il cui aspetto è sublimato. Abbiamo pensato che fosse interessante utilizzare rappresentazioni magnifiche e surrealiste che tuttavia illustrano questo tema fatale. Ogni scena presenta una fase diversa nella diffusione dell’esplosione nucleare, ma queste scene sono invertite in modo che lo spettatore comprenda solo in un secondo momento l’origine delle preoccupanti alterazioni mostrate sullo schermo, la radioattività dei personaggi, il cataclisma dei paesaggi.

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Oltre al vostro progetto artistico, avete anche l’obiettivo di diffondere e parlare di Ori Deck, uno stile elettronico simile al moombahton, che è molto popolare  a Tahiti al momento. Parlatemi della genesi e della storia di questo stile.

“Ori” si riferisce a danza o ballare in tahitiano; “deck” significa “piattaforma” o “giradischi” in inglese. In origine, l’Ori Deck è una danza eseguita dai tahitiani facendo uso dei passi delle danze tradizionali, ma anche da quelle dei tupapa’u, gli spiriti della notte. Posseduti dalla musica, i ballerini camminano su un moombahton oscuro e aggressivo, come se lo avessero modellato con i loro movimenti ampi e scattosi fino a diventare endemico dell’isola.

Com’è la scena artistica a Tahiti? Quali sono le vibe sonore che la caratterizzano?

A Tahiti, l’arte trae gran parte delle sue fonti dalla cultura polinesiana, con la quale i tahitiani stanno ancora rinnovando i legami oggi. Usi e tradizioni ancestrali si aprono ai diversi orizzonti portati da nuove pratiche e tecnologie. Diversi artisti locali stanno cercando di ridefinire la cultura nella sua forma originale e con ciò che offre oggi. Ad esempio, l’artista visivo TAHE mette in discussione questa realtà utilizzando diversi codici moderni, prendendo in prestito ad esempio alcuni personaggi tipici della cultura popolare americana e materiali specifici della Polinesia (fibra di cocco, ossa, conchiglie, perle, madreperla, ferro legno ecc.) per dare forma a oggetti, sculture o dipinti caratterizzati da questa rivalità tra tradizione e modernità, molto caratteristica di Tahiti. La musica segue uno schema simile. Sebbene sia influenzata dalle principali tendenze musicali attuali, una parte significativa di essa è un’estensione del patrimonio culturale della Polinesia, in particolare l’Heiva, che mescola danze tradizionali (il Tamure) con ensemble di percussioni noti come To’ere.

Quali sono le vostre più grandi influenze musicali? Come si sono evolute negli anni? E i vostri riferimenti nel mondo dell’arte?

Anche se ognuno di noi ha le proprie influenze musicali particolari, la scena inglese rimane un punto di interesse comune. Possiamo citare Micachu e Jai Paul tra gli altri, sia nelle trame del suono, nel modo in cui mescolano diversi stili musicali o nel modo in cui lavorano al mixaggio delle loro tracce. C’è una forma di onestà e quasi radicalismo nella loro offerta che apprezziamo molto. D’altra parte, siamo anche molto entusiasti di artisti poliedrici come Björk, Flying Lotus o Arca, che navigano abilmente tra musica, performance e arti visive. Quello che ci piace di tutti questi artisti è che sono in continua evoluzione, inaspettati, ma grazie alla loro particolare sensibilità artistica, riescono sempre a mantenere la propria identità. Siamo in totale ammirazione per la grande libertà di cui godono.

QuinzeQuinze, foto di Laurent Segretier

Il mondo sta attraversato tempi complicati. Il senso di pericolo e di caos—sia fisico che per quanto riguarda i valori morali e i diritti umani fondamentali—che si è diffuso a tutti i livelli dell’esistenza, in qualche modo ci ha messo alla prova. Cosa vi ha guidato come gruppo durante questi mesi, personalmente e artisticamente?

Mentre cerchiamo di utilizzare la musica come mezzo per allontanarci dal mondo di oggi, è improbabile che gli eventi recenti abbiano un impatto sulla nostra produzione artistica. D’altra parte, i brutali cambiamenti in atto nelle interazioni sociali e politiche, devono per forza avere un effetto su ogni creazione umana a un certo livello — che accada consapevolmente o meno. Al momento, sarebbe troppo complesso per noi cercare di prevedere la natura di questi cambiamenti …

A quali progetti state lavorando oltre al nuovo video? Che cosa vi aspetta o sperate nel 2021?

Attualmente stiamo lavorando a una serie di brani da ascoltare da soli nella vostra stanza. La cosa migliore che potete augurarci è di poter tornare in studio il prima possibile.

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Immagine di copertina | Foto di Laurent Segretier – Per gentile concessione di QuinzeQuinze

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Celine Angbeletchy

Celine Angbeletchy

Sono una persona molto eclettica con un'ossessione per la musica e la sociologia. Nata e cresciuta in Italia, Londra è diventata la mia casa. Qui faccio musica, ballo, canto, suono, scrivo e cucino.