Le Conversazioni | Pupi Avati, Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Marlon James & co. parlano di Diversity con Antonio Monda

Le Conversazioni | Pupi Avati, Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Marlon James & co. parlano di Diversity con Antonio Monda


Nell’ultimo anno il tema Diversity è esploso in maniera notevole, focalizzandosi, a livello mainstream e di social media, soprattutto sulla componente etnica, in particolare sulla scarsa rappresentazione e discriminazione delle “minoranze” nell’industria dell’entertainment (cinema, televisione, musica) e della moda.

La rapper Nicki Minaj, alla premiazione degli MTV Video Music Awards 2016, dopo aver visto l’esclusione del suo Anaconda (guardato tot milioni di volte su Youtube) dalla nomination di Best Music Video, ha accusato l’industria musicale di discriminazione razziale e di portare avanti un ideale di bellezza fisica legato sostanzialmente a magnifici corpi taglia 38.

Accusa simile è arrivata dalla cantante Anohni che ha dichiarato che come persona trans subisce un intero sistema di oppressione sociale che nel corso degli anni ha cercato di danneggiarla.

Ricorderete anche la mancata partecipazione agli Oscar 2016 di un illustre regista che l’altro ieri ha festeggiato il 25° anniversario del suo Jungle Fever. Lui e la moglie lo scorso febbraio hanno deciso di rimanere a casa perché non si sentivano di onorare con la loro presenza una cerimonia che per il secondo anno di fila ha registrato l’assenza, tra i 20 nomi in lizza per la statuetta, di attori di colore (non solo black). Un boicottaggio (personale) che ha dato il via alla campagna social #OscarsSoWhite.

Tra gli attori infatti ci si aspettava la candidatura del talentuosissimo Idris Elba, protagonista di Beasts of no Nation. Non lo conoscete?  È quello che i rumors volevano come il nuovo James Bond (notizia che ha scatenato panico e isteria sui social.) Quello che a gennaio ha acceso i riflettori sul tema Diversity nella vecchia Europa,  tenendo un discorso emozionante e potente al Parlamento britannico: “Non sono qui per parlare di neri. Sono qui per palare di Diversity. Nel mondo moderno la Diversità va oltre il colore della pelle: è genere, età, orientamento sessuale, disabilità, background sociale e – cosa più importante di tutte, almeno per me – diversità di pensiero. Perchè se si avesse una diversità di pensiero genuina tra le persone della televisione e del cinema, allora si ignorerebbero i gruppi che ho appena citato, per sbaglio…. Come quando ero un attore alle prime armi…un copione citava “uomo nero”, ma non stava descrivendo un personaggio, descriveva il colore della pelle. Un uomo bianco veniva invece descritto come “un uomo con un luccichio negli occhi”. I miei occhi potranno anche essere scuri, ma luccicano eccome!”

Ci voleva. Eccome se ci voleva. Si rischiava di limitare un concetto, la diversità, ad una caratteristica fisica che rappresenta solo una parte dell’enorme battaglia che va necessariamente fatta (anche qui in Italia e qui su GRIOT vi sarete resi conto che proponiamo qualcosa di diverso sin dal primo articolo ma alcuni lo definiscono “di nicchia, indie…” Mmmm…)

Però cavoli, non è che a voler rispettare a tutti i costi la composizione della società, l’uguaglianza, si rischia di creare una specie di sistema “quote,” che paradossalmente include ed esclude, ammazzando l’identità dell’individuo e il merito della sua arte? Domanda esagerata? Forse sì. Probabilmente no.

E qui scatta il viaggio mentale: “La diversità è un valore da difendere e celebrare, o viviamo invece in un periodo nel quale si tende all’avvicinamento e all’omologazione? Cosa si guadagna e cosa si rischia in questa seconda ipotesi? Quali sono le battaglie necessarie affinché ogni forma di diversità sia rispettata? Allo stesso tempo esiste un confine che non bisogna mai attraversare affinché la diversità non venga snaturata, rischiando di perdere le caratteristiche fondanti dell’identità?” Queste sono alcune domande su cui riflette Antonio Monda, scrittore, docente alla New York University, direttore artistico del Festival del Cinema di Roma, che dalla prossima settimana porterà in Italia l’undicesima edizione del Festival internazionale “Le Conversazioni”, dopo essere stato a Bogotà e New York.
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Domande che ne fanno nascere altre. Spontanee: “Chi decide ad esempio cosa è diverso? Perché la diversità è stata ripetutamente e ignobilmente utilizzata come forma di segregazione? È possibile equiparare qualunque elemento caratterizzante? O invece esistono situazioni, azioni, attitudini o comportamenti che la natura (o per chi ha fede, Dio) prevede che rimangano diverse, senza alcuna possibilità di omologazione?”

A questa riflessione prenderanno parte registi, attori, scrittori italiani – Edoardo Albinati, Niccolò Ammaniti, Pupi Avati, Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, Valeria Luiselli, Donato Carrisi, – e internazionali – il grandissimo scrittore giamaicano Marlon James, fresco del Man Booker Prize e al lavoro, pare, su un Trono di Spade africano (!) Gary Shteyngart, Erica Jong, Hanan Al-Shaykh, Garth Risk Hallberg. Tutti intervistati da Monda che li condurrà in una conversazione incentrata sulla Diversità: dalla storia alla politica, dalla letteratura alla religione, al cinema e all’arte.

Chissà cosa verrà fuori. Sicuramente un dibatitto intimo molto, molto interessante. Se volete partecipare, considerate che i posti sono limitati. Quindi prenotatevi ad ogni singolo incontro in tempo mandando una email a leconversazioni@rai.it

* Info Evento *

Roma 13/16 giugno – RAI Salone degli Arazzi, Viale Mazzini 14

Lunedì 13 | Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini
Martedì 14 | Edoardo Albinati
Mercoledì 15 | Niccolò Ammaniti
Giovedì 16 | Pupi Avati

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Capri 24/26 giugno e 1/3 luglio | Piazzetta Tragara

Venerdì 24 giugno | Valeria Luiselli
Sabato 25 giugno | Donato Carrisi
Domenica 26 giugno | Gary Shteyngart
Venerdì 1 luglio | Erica Jong e Hanan Al-Shaykh
Sabato 2 luglio | Garth Risk Hallberg
Domenica 3 luglio | Marlon James

Immagine in evidenza | Marlon James (c) Jeffrey Skemp

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