L’Aria Che Tira | Abbiamo parlato di GRIOT e ‘Ius Soli’ in TV, con Lega e Fratelli d’Italia

L’Aria Che Tira | Abbiamo parlato di GRIOT e ‘Ius Soli’ in TV, con Lega e Fratelli d’Italia


Metterci la faccia non sempre è facile, specialmente per noi che curiamo un progetto come Griot, uno spazio dove celebriamo la diversità attraverso le arti, la creatività, la cultura. Le provocazioni e le chiacchiere da bar le lasciamo ad altri. Prendiamo volentieri le distanze da opportunismi di facciata ma qui la questione in ballo era un’altra: lo ius soli temperato. Un tema talmente delicato e importante che abbiamo accettato volentieri l’invito del team di L’aria che tira, il programma di approfondimento socio-culturale e politico in onda su La7, condotto abilmente da Myrta Merlino.
griot mag l'aria _che tria la7 ius soli riforma cittadinanzaIeri, lunedì 25 settembre, a Roma il sole era bello alto, ottobre ormai è alle porte ma il meteo ci ha regalato una giornata serena come il nostro umore, pronti per parlare di Griot ad un pubblico inedito, spiegare e offrire il nostro punto di vista sulla Riforma della Cittadinanza, meglio conosciuta come ius soli temperato e ius culturae, attualmente ancora bloccata in Senato, non ancora messa in calendario. Dal PD. Sembra che la cosa non s’ha da fa. Né domani, né chissà.

Giunti in studio per la puntata in diretta si passa ai soliti riti: saluti, presentazioni, strette di mano. A farmi compagnia c’erano Chicco Testa, il dottor Paolo De Nardis, sociologo che ho erroneamente ribattezzato psicologo (sorry professore, è l’emozione, il bello della diretta.)

Francesco Lollobrigida, di Fratelli d’Italia, era in grande forma, sembrava appena uscito dalla palestra, petto in fuori e spalle perfette. Il suo acceso accento romano mi ha fatto sentire subito a casa, carino lui con quel completo grigio. Chissà chi è il suo stylist. Presente anche Marco Furfaro, di Sinistra Italiana, outfit impeccabile, armato di parole di fuoco che hanno steso a più riprese il povero Roberto Marcato, della Lega Nord, in collegamento da Mestre.
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Roberto Marcato è una persona molta carina, un vero bonaccione che gioca nella squadra sbagliata. All’apparenza, attenzione. In un mio ipotetico team lo schiererei in difesa, lo chiamerei a farmi da scudo da eventuali attacchi razzisti e xenofobi, visto che nel vedermi si è subito schierato ripetendo a mò di preghiera: “Io non sono razzista, la mia famiglia non è razzista, i miei amici non sono razzisti. Chi discrimina per il colore della pelle, per la religione, per i gusti sessuali, è un cretino.” Tutto molto bello caro Marcato. Peccato che non la pensi davvero così, visto che sostieni la scelta della sindaca di San Germano Vercellese, leghista come te, che ha emanato una legge locale che vieta ai cittadini del suo paese di ospitare (dietro contributo economico) rifugiati che “invadono” il vostro territorio.
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In realtà le vere accuse di razzismo sono partite dalla bocca di Marco Furfaro, in replica a Lollobrigida e Marcato che hanno esaltato l’Italia come un paese aperto ed accogliente e la mia presenza come ospite lì in trasmissione ne era la prova evidente, un ottimo esempio di integrazione, secondo loro due. Roba del tipo, “Devi ringraziarci se ora sei qui, tra noi privilegiati.” Il punto è proprio questo: il privilegio di essere pari ed essere trattati in tal modo anche di fronte alla legge. Perché di questo si tratta. L’assenza dello ius soli temperato (e dello ius culturae, non dimentichiamocelo) toglie proprio questo a chi nasce o cresce in Italia da genitori stranieri. L’inclusione totale nella società in cui si vive è quello che si chiede, non l’integrazione, come molti continuano a chiamarla, anche a sinistra. Perché oggi ci sono 815.000 minori che sono già parte del tessuto sociale ma che di fatto sono esclusi e subiscono una discriminazione istituzionalizzata.
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Una vera società aperta e civile non crea cittadini di seria A e di serie B, considerato soprattutto che coloro che vengono esclusi in questo caso sono figli di ordinari contribuenti che con il loro lavoro partecipano alla crescita e allo sviluppo economico del paese. Un rapporto dare-avere, dove bisogna dare tanto e forse un domani si riceverà, ovviamente tutti gli incidenti del percorso inclusi.

Guardate con i vostri occhi l’intervento completo, a partire da 01:03:43, e fateci sapere le vostre considerazioni.

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Tutte le immagini | Screenshot via La7, L’aria che Tira

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Gaylor Mangumbu

Gaylor Mangumbu

È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.