La mamma asiatica non è la tata | Ecco perchè ci siamo cascati tutti (anche noi)

La mamma asiatica non è la tata | Ecco perchè ci siamo cascati tutti (anche noi)


Sicuramente l’avete visto anche voi. Sicuramente siete tra quei 14.304.626 utenti che il 10 marzo si è piegato in due dalle risate quando ha visto una bambina entrare dentro la camera dove il papà professore, tutto ben vestito e incravattato – magari sotto non aveva neanche i pantaloni, che ne sappiamo…l’inquadratura era a mezzobusto – stava facendo in diretta skype un’intervista con la BBC sulle relazioni tra la Corea del Nord e del Sud.

Avrete riso anche quando è entrata l’altra bambina camminando con il girello. E che dire dei muscoli del vostro pavimento pelvico? Probabilmente avranno ceduto all’impeto della pipì quando avete visto una donna entrare come uno tsunami nella camera per recuperare quei due fagottini e poi chiudere la porta – e le nostre risate. E tutti avrete pensato che quella donna era la nanny, la babysitter, la tata. Non la madre.

Un paio d’anni fa mi sono ritrovata a parlare con un’amica. Si chiama Caroline. Ha due splendidi figli che frequentano una famosa scuola privata francese a Roma. Sono tutti e due “bianco latte”, con i capelli castano chiaro. Lei ha i capelli ricci. La sua carnagione è il risultato del mix di una madre francese (“bianca”) e un padre etiope-eritreo (“nero”.) Bene, la mia amica mi raccontava che molte volte, andando a prendere i bambini a scuola, veniva scambiata per la baby-sitter oppure gli stessi bambini le raccontavano che i compagni le chiedevano se la donna che li andava a prendere fosse la loro tata.

La borghesia bianca, soprattutto romana, di quella scuola francese, faceva (e fa) fatica a riconoscere che esistono coppie di colore diverso che possono unirisi e formare famiglia. Fatica a credere che una donna non “bianca” possa essere madre di figli che frequentano quel prestigiossissimo istituto. Fatica a collocarla in una posizione lavorativa che sia accostabile a dirigente di una qualche grossa società internazionale o organizzazione non governativa, o maestra di una scuola elementare, o professoressa universitaria, o medico, o semplicemente una donna casalinga che si occupa della casa e dei bambini e li va a prendere a scuola.

Quella borghesia bianca è la stessa borghesia che guardando questo video ha pensato che quella donna non poteva essere la madre. Ma non è solo la borghesia o l’elite bianca a pensarlo. No no. Lo hanno pensato in molti. Di tutti i ceti. Di tutti i colori. Probabilmente anche gli stessi coreani. E pensare che ho anche mia cugina americana, sposata con un biondone con gli occhi azzurri, che una volta ha scritto che mentre era in vacanza a Seattle una donna le disse che i bambini che stava portando in giro erano bellissimi e chiesto se lei fosse la loro babysitter. Solo perchè erano leggermente più chiari di lei (se fossero usciti bianchi magari l’avrebbe scambiata per una ladra di bambini?)
griot-mag-La mamma asiatica non è la tata | Ecco perchè ci siamo cascati tutti (anche noi)Il punto è che anche io ci sono cascata. E allora la domanda sorge spontanea. Perchè? Perchè anch’io l’ho pensato? Perchè i miei occhi, i nostri occhi, sono viziati da una narrativa dominante che è fottutamente piena di stereotipi, nonostante viviamo in un mondo sempre più mischiato e nonostante cerchiamo di raccontarlo questo mondo. Perchè è vero che la televisione e il cinema non sono più in bianco e nero e muti, ma la gerarchia dei colori e delle voci è sempe la stessa, ha lasciato le cose invariate. E noi ogni giorno siamo bombardati da questa gerarchia.

Il “bianco” nel piccolo e grande schermo è sempre lì, onnipresente, a (ri)coprire tutti i ruoli, mentre gli altri “colori”, se non teniamo conto dei prodotti audiovisivi che arrivano da paesi le cui popolazioni in Europa, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, sono chiamate “minoranze”, hanno ruoli che è più istintivo associare subito alla nanny, o allo spacciatore, o al rapper cattivo, o al disadattato, o al criminale, o alla prostituta, etc. (non sto dicendo che interpretano solo questi ruoli, specialmente se parliamo di estero.)

Ah il potere della rappresentazione. Sia dietro le camere che davanti. Il potere di raccontare storie diverse. Di mostrarle. Di farle vedere. Al cinema, in tv, nei quotidiani e nei magazine. Nella vita quotidiana: ospedali, scuole, università, tribunali, supermercati, posta, e chi più ne ha più ne metta.

“Eh ma dai, era vestita così, un po’ sciatta e lui elegante” – Io a casa se devo stare dietro ai pargoli mica indosso un tacco 10 o il tailleur.

“Eh però la bambina più grande non gli assomiglia per niente. Non ha gli occhi a mandorla ed è mezza bionda” – Neanche i figli della mia amica o di mia cugina hanno lo stesso colore delle madri, eppure sono figli loro. E se non erano figli naturali, magari potevano anche essere stati adottati.

“La donna cammina con la testa bassa, ricorda un po’ l’atteggiamento remissivo e di sottomissione di una geisha,” – Mmmmmm….forse questa sì… No! assolutamente no.

La verità è che la strada è lunga. Tortuosa. Inciampiamo tutti. Alcuni sempre e volontariamente. Altri spesso e involontariamente. Altri raramente ma ugualmente. Tipo me. L’importante è esserne consapevoli, incassare il colpo e continuare a raccontare storie con più colori e piu voci. Tipo questa qui sotto.

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Arte, viaggi, fotografia, musica, pop culture. Vivrei solo di questo. "Culture activator" per passione e missione. La curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto. Potrei anche mordere.