La caccia al ne**o è iniziata | A Macerata un fascista ex candidato Lega Nord spara su africani

La caccia al ne**o è iniziata | A Macerata un fascista ex candidato Lega Nord spara su africani


Ieri sono andata a vedere la mostra di Arcimboldo a Palazzo Barberini. Mi ero ripromessa che non me la sarei persa, e poco ci mancava, visto che chiude tra una settimana. Credo di aver fatto la sua conoscenza alle medie, sui libri di educazione artistica. Difficile dimenticare quei ritratti, quei busti a cui dava una fattezza umana attingendo a elementi provenienti dalla natura, o comunque dal mondo reale (frutta e verdure, foglie, pesci, uccelli, libri, calamai, eccetera): le famose Teste Composte e Teste Rovesciate. Naturalmente la mostra presentava anche altri suoi lavori e offriva un ampio approfondimento del conteso storico in cui l’artista milanese, molto apprezzato dagli imperatori Massimiliano e Rodolfo (a metà del 1500 lasciò infatti Milano per lavorare alla corte di Vienna/Praga), operò. E così, oltre alla sua arte, ho scoperto un pezzo di storia, di storia dell’arte italiana e europea che non conoscevo, connessa anche a quelle grandi scoperte (le Americhe, l’espansione delle rotte commerciali verso l’Oriente) che raccontano solo una faccia del progresso culturale, economico e scientifico dell’Europa. Ma questa è un’altra storia.

griot mag La caccia - al ne**o è iniziata | A Macerata Luca Traini un fascista ex Lega Nord spara su africani

L’Estate (1555 -1560 circa), Giuseppe Arcimboldo

La mia giornata è proseguita con un pranzo al ristorante, e il pomeriggio tardi con gli occhi incollati al telefono, scorrendo le notizie e i post che parlavano del gesto “folle” di un criminale “squilibrato”–così si sono riferiti a lui e al suo gesto Giorgia Meloni e alcuni giornali online–che a Macerata ha sparato a caso contro alcuni “immigrati” – termine usato da troppi media – la cui unica sfiga, o colpa, è quella di essere neri; di condividere la stessa dose di melanina del nigeriano Innocent Oseghale, residente a Macerata, accusato di aver ucciso, fatto a pezzi e rinchiuso in due trolley il corpo della povera Pamela Mastropietro, una giovane ragazza scappata da una casa di recupero per tossicodipendenti. È lei il presunto movente dell’atto terroristico. Io penso sia solo una scusa.

Sei persone, sei africani –Jennifer Odion, Nigeria, 25 anni; Mahamadou Toure, Mali, 28 anni; Wilson Kofi, Ghana, 20 anni; Festus Omagbon, Nigeria, 32 anni; Gideon Azeke, Nigeria, 25 anni; Omar Fadera, Gambia, 23 anni–  ieri sono stati colpiti dalla ferocia razzista di Luca Traini, un terrorista fascista, estremista di destra, vicino agli ambienti neofascisti, candidato l’anno scorso nelle liste della Lega Nord. Armato di pistola, dalla macchina in corsa ha colpito indistintamente ogni passante con la pelle color marrone e prima di essere arrestato, con il braccio teso al cielo, il saluto romano, e il corpo avvolto nella bandiera tricolore, ha urlato “Viva l’Italia”.

Luca Traini dopo l'arresto

Luca Traini dopo l’arresto

La prima cosa che ho pensato quando ho letto la notizia è stata, ‘È ufficialmente iniziata la caccia al ne*ro’. La mente poi mi ha riportata ai fatti di agosto 2017 di Charlottesville, Stati Uniti, quando un suprematista terrorista bianco con la sua macchina si è scagliato contro dei manifestanti antifascisti, uccidendo una ragazza e ferendone altri. Poi ho ripensato alla sorte toccata nel 2011 a tre ragazzi senegalesi, a Firenze, uccisi (Samb Modou e Diop Mor)–uno gravemente ferito e oggi sulla sedia a rotelle– a colpi di arma da fuoco per mano di un militante di Casa Pound, Gianluca Casseri.

Successivamente ho letto il post di Salvini che denuncia che la violenza non è mai la soluzione, che è da condannare, per poi, nello stesso messaggio, usare quel ma avversativo – ovvero “l’immigrazione incontrollata porta allo scontro sociale” – e continuare a dare la colpa a loro, a noi, alle vittime, perché sono nere e perché sono in Italia, perché hanno deciso di invadere il paese. Perchè sono immigrati.

Un po’ come quando ai turni per le qualificazioni dei mondiali, in cui abbiamo perso contro la Svezia, lui e la Meloni affibbiarono le responsabilità di quella sconfitta agli stranieri. “Troppi stranieri in campo, dalle giovanili alla Serie A, e questo è il risultato. #STOPINVASIONE e più spazio ai ragazzi italiani, anche sui campi di calcio. #italiasvezia,” seguìto dalla Meloni: “Fuori dai mondiali. Per molti di noi sarà la prima volta da quando siamo nati […] Il fatto è che nello sport, come in ogni altro ambito, se punti tutto sugli stranieri e trascuri gli italiani, poi ne paghi le conseguenze. Ora, per favore, ripartiamo dai nostri giovani. Viva l’Italia, anche stanotte”. E qui, Meloni, ti chiedo, ‘Chi sono i vostri giovani?’ Ah, lei lo scorso giugno, parlando di immigrazione e Ius Soli, dichiarò che “c’è un disegno di sostituzione etnica.”

E che dire del candidato alla presidenza delle regione Lombardia, il leghista Fontana, che qualche settimana fa affermava: “Non è una questione di essere razzisti o xenofobi […] dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se la nostra società deve essere cancellata”? E non basta chiedere scusa poi. Non serve ammorbidire i toni quando per anni e anni hai usato questo linguaggio. Non sono ingenui. Sanno benissimo cosa hanno innescato. E lo hanno voluto. E ci troviamo ormai in un punto di non ritorno.

Signori, è così, la stagione della caccia al ne*ro è ufficialmente iniziata. Per quelle strade potevo esserci io, a passeggiare con mio figlio, o altri italiani come me, afroitaliani. O dei turisti/lavoratori africani, o afroamericani, o afroeuropei, o afrodiscendenti, insomma. E non lo dico perché voglio distinguermi dagli immigrati, elevarmi a quella condizione di superiorità, di “sono italiana, una cittadina di questo paese, non merito di essere attaccata,” ma non posso negare che da un po’ di tempo a questa parte ho la piena consapevolezza che la mia italianità  –sempre più invisibile– non mi farà da scudo a questi discorsi d’odio, razzismo e xenofobia crescenti che nessuno ferma, ma condanna solamente a parole, con vuote dichiarazioni stampa –la faccia tocca sempre metterla, altrimenti non si è credibili–o ospitate nei talk show.

Gente che gioca sulla mia pelle, sulla mia incolumità e quella di mio figlio e del mio compagno. Sulla mia sicurezza. Sui miei nervi. Sulla sicurezza e sui nervi degli italiani con origini e africane e non. Sulla tenuta sociale dell’intero paese.

La tensione la sento sempre di più, così come avverto il rifiuto crescente del corpo nero negli spazi pubblici, il senso di impunità nel trattarti in maniera differente, sprezzante, perchè intanto la politica, il discorso pubblico sembrano aver preso questa direzione. E noi non ci siamo, da nessuna parte, e non veniamo presi in considerazione perchè qui in Italia la nostra voce non è forte.

Le responsabilità di Salvini e Lega Nord, Fratelli d’Italia, Casa Pound, Forza Nuova & co. sono evidenti. Così come quelle di altri politici, media a destra-Libero, Il Giornale, programmi come Dalla Vostra Parte-e a sinistra, che hanno permesso all’estrema destra e al fascismo di indossare l’abito istituzionale, invitandoli nei loro salotti. Non per democrazia, attenzione, ma per pavoneria, per supposta superiorià intelletuale, per aumentare di qualche punto percentuale lo share di un programma, secondo me. Programmi infatti in cui non si vedono mai italiani con origini africane – raramente, e quando ne trovi 1 o 2 è grasso che cola. Mai che vengano invitati in talk show che non hanno necessariamente a che fare con i temi immigrazione, razzismo, terrorismo. E che dire del pubblico? E degli autori? Quanti italiani con origini africane vengono coinvolti?
Alcuni mesi fa, dopo i vari, troppi episodi di intolleranza razziale vissuti da diversi neri italiani, scrivevo che oggi camminare per strada, inteso per le città, negli spazi pubblici, con un corpo ne*ro è un atto di resistenza politica e sociale. Oggi più che mai lo confermo.

Si potrebbero aggiungere fiumi e fiumi di parole, sappiamo tutti che questo gesto non resterà isolato, che si riproporrà sotto varie forme di caccia che non per forza prevederanno l’utilizzo di armi.

L’essere consapevole dei tempi bui che sta vivendo il mio paese non mi toglierà però –spero– la voglia di fare, la volontà di cercare di migliorare le cose, di continuare, insieme ad altre persone, a fare quello che stiamo facendo, di occuparci di arti, musica e cultura; di essere leggera e cazzeggiare, quando mi andrà di farlo. Certo, un po’ di paura, timore, incazzatura ci sono, ma se cediamo, se ci chiudiamo, inevitabilmente finiremo in un cul de sac, e allora sarà ancora più dura venirne fuori. Serve però incontrarsi, parlare, buttare giù delle strategie culturali insieme, ma serve farlo seriamente.

Leggi su VICE Italia l’articolo con altre riflessioni | ‘È iniziata la caccia al nero’ – I fattti di Macerata visti da una nera italiana

Ultimo aggiornamento | Lunedì 5 febbraio, 10:15

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Johanne Affricot

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Cultura, arti, musica, viaggi: vivrei solo di questo. "Culture curator e activator" per passione e missione. La curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto: potrei anche mordere.