Keyezua ci parla di FORTIA, un rituale contemporaneo ‘Mascherato’

Keyezua ci parla di FORTIA, un rituale contemporaneo ‘Mascherato’


Keyezua si considera una narratrice che si sta reinventando per raccontare storie quotidiane di donne provenienti da tutto il mondo. Storie che le impediscono di rimanere in silenzio. La sua identità, come donna angolana e olandese, è un tema trasversale in tutte le sue opere. Evita il ruolo di osservatrice casuale in un mondo che sta attraversando importanti cambiamenti sociali, economici e politici, e vuole usare la sua piattaforma per fare le cose a modo suo.

Per Keyezua l’arte deve esigere rispetto, accendere dibattiti, creare confusione, e sperimentare con la tradizione. Laureata alla Royal Academy of Arts dell’Aia, Paesi Bassi, i suoi lavori sono stati esposti alla scorsa edizione del Lagos Photo Festival, alla FNB Johannesburg Art Fair, e sarà possibile vederli alla Cape Town Art Fair, che si terrà nel 2018.

Quando era piccola, l’artista perse il padre, al quale era stato diagnosticato il diabete e furono amputate le gambe a causa della malattia. Non trovando immagini che mostrassero le persone con disabilità sotto una luce diversa, rappresentate quasi sempre deboli e sofferenti, Keyezua ha lavorato insieme a sei uomini angolani disabili e ha dato vita a questa serie di maschere in cui affronta il suo trauma.

Abbiamo intervistato Keyezua per parlare del suo nuovo lavoro: FORTIA.
8. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual 7GRIOT: Descrivimi brevemente FORTIA, come faresti con un tweet.

Keyezua: Un rituale contemporaneo molto mascherato che coinvolge un gruppo di uomini con disabilità fisiche.

Fortia trae ispirazione dal dolore, dalla perdita e dalla sopravvivenza. Come si traduce tutto questo nell’estetica di Fortia? Molti la considererebbero esteticamente gradevole.

Fortia significa forza, e la forza che ho trovato in questo gruppo di uomini è ciò che volevo rappresentare in ogni maschera che abbiamo creato. E non è qualcosa che salta subito all’occhio di chi interagisce con questa immagine. Non è un’immagine facile da leggere perché la prima impressione che dà in realtà non è quella corretta. La prima impressione rimanda a immagini che normalmente associamo ad altri universi, come la bellezza, la moda, la magnificenza.

Fortia spinge gli osservatori a pensare ciò a cui normalmente pensano, poi passa ad immagini che normalmente collegano a disabilità fisiche e le mette a confronto con le loro, chiedendosi perché a una prima lettura Fortia venga considerata solo la bella immagine di una donna che indossa una maschera africana. Solo successivamente l’osservatore riesce a leggere diversamente e l’interazione con quell’immagine diventa un esame di ogni dettaglio.
6. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual 6Tutte le maschere sono fatte a mano e disegnate dagli artisti. Le ho disegnate con un gruppo di sei uomini. In ogni riga c’è un certa emozione, un certo movimento e una certa immagine che da una parte rappresentano me, la figlia di quest’uomo con una disabilità fisica. Il contenuto è importante perché Fortia cerca di offrire una lettura diversa delle immagini creando delle rappresentazioni che non urlano immediatamente dolore, perdita e sopravvivenza.

Penso che Fortia non comunichi subito quello che dovrebbe, ed è ciò che volevo succedesse. Anche nella storia, ogni maschera ha una sua storia personale. Quando sono arrivata per la prima volta in Angola, un anziano mi ha insegnato che non si dovrebbero comprare maschere senza conoscerne la storia, senza conoscere la tribù, senza conoscere il rituale in cui è stata usata, senza sapere chi l’ha creata e perché è stata creata. Spesso vediamo immagini di maschere africane appese sulle parerti di casa o utilizzate da artisti africani e non hanno una storia. Se inizi a chiedere quale fosse il ruolo di questa o quella maschera, perché esiste, la maggior parte delle persone semplicemente non lo sa! La gente le compra e le appende a casa come fa con un normale oggetto d’arredamento d’interni, cosa che non è. Una maschera non esiste tanto per esistere, esiste per ritrarre l’identità del suo creatore, per raccontare una storia, per riconnettersi con i nostri antenati.
12. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual 12In Fortia è importante capire chi ha creato queste maschere, sapere il motivo per cui sono state create e quale rituale è stato fatto con queste maschere. Fortia è diventato un rituale che mi ha aiutata a connettermi in qualche modo con quegli stati di tristezza e oscurità che vivevo. Ho cercato di ritrarli attraverso una storia poetica, che poi è il motivo per cui oggi per me queste maschere hanno un grande valore.

Ho creato ciascuna immagine, una per una, ed è tutto partito da una storia molto personale. Il che ci riporta a ciò che ti ho detto prima: una maschera non è solo qualcosa che serve a offrire un’immagine bella dell’Africa nel suo insieme, una maschera che può essere semplicemente appesa a un muro o utilizzata per costruire un’opera d’arte. Ci vuole un po’ di tempo per capire il rituale. È importante porsi delle domande ogni volta che si vede una maschera, chiedersi perché esiste; perché viene raffigurata nel modo in cui viene raffigurata? Quale identità si nasconde dietro quella maschera? Questo è importante, molto importante.

Spesso vediamo persone riprodurre maschere africane a semplici maschere africane. Non va bene. Ogni maschera proviene da un paese, da una determinata cultura e tribù, da una persona, da un certo luogo, da una certa mano; ha certi dettagli perché ha bisogno di raccontare una determinata storia. In Fortia, dietro ogni maschera c’è un contenuto che fa capire alla gente perché l’immagine è esposta nel modo in cui è esposta: in modo molto seducente e sorprendente, racconta una storia che non collegheremo mai immediatamente all’immagine.
9. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual 9C’è per caso qualche allusione – o una critica sublime – agli standard shakespeariani di Bellezza come vengono rappresentati nel personaggio di Portia nel Mercante di Venezia?

Ecco, ovviamente questo è qualcosa che il personaggio di Portia ha in Shakespeare, perché è una donna molto bella e seducente, ma penso che forse questa sia l’unica cosa che può essere collegata alla commedia di Shakespeare. L’intenzione è creare prima di tutto una bella immagine, ma anche creare una bella immagine che abbia contenuto. Il contenuto dovrebbe sorprendere la maggior parte degli osservatori e fare in modo che chi la guarda riavvii quella conversazione che volevano avere con l’immagine.

In Fortia, come personaggio che seduce lo spettatore c’è una donna nera bella, forte, ma in qualche modo racconta la sua storia attraverso le maschere perché ognuna è stata disegnata da me e progettata con cura per parlare di certe emozioni e cose che sono successe nella mia vita. Questo perchè sono cresciuta senza mio padre – l’ho perso in giovane età – ed è la mia esperienza di vita. In ogni dettaglio c’è una lettura diversa, ci ho pensato attentamente, ‘perché questa maschera dovrebbe avere delle linee, e perché quest’altra ha questi colori?’.

Sono cresciuta in Olanda, dove c’è un uso del colore molto forte, che cerco di mantenere, che mi riconnette a questi momenti, come l’utilizzo del bianco e del blu, e l’uso della tradizionale ragazza del latte dei Paesi Bassi (la forma intendo) in certe maschere. E anche l’uso di punti. È stato molto importante creare questi dettagli perché in qualche modo rappresentavano un rituale. Io lo chiamo un rituale contemporaneo.
3. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual 3Come è stato il processo che ha portato alla creazione di Fortia, forse entrato in contrasto con le reazioni avute fino ad ora?

È stato molto difficile perché è stato il mio primo rituale… un rituale molto personale in cui sono coinvolti i ricordi di mio padre. Volevo creare qualcosa che potesse rappresentare un uomo che era così forte. Ho avuto paura a parlare di me, perché di solito non parlo di me come donna. Parlo di altri. Parlo di altre donne, parlo di cose che accadono agli altri, non a me. Questa volta sono partita da me e dalla mia perdita. È stato un viaggio pieno di dolore ed emozioni che ho dovuto controllare per poter creare un rituale che mi aiutasse a sviluppare immagini che potessero far trasparire i miei sentimenti in un modo molto onesto. È stato un processo che non ha incluso nessun intervento da parte di gallerie, curatori o opinioni dal mondo esterno.

Mi sono slegata dal primo pensiero di creare un’opera d’arte. Fortia non doveva essere un’opera d’arte. Prima di tutto è stato un rituale in cui ho ricreato le mie emozioni. È stato necessario questo passaggio, mi serviva per capire gli altri e capire la disabilità fisica, per esplorare anche i materiali che esistono nel nostro paese, in Angola, un paese che oggi sta attraversando una crisi. Questi materiali possono dar vita a cose belle e forti che possono imprimere forza a questo gruppo di uomini o donne disabili.
1. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual 1È stato anche un rituale per indagare in che maniera l’arte puó anche essere legata a un percorso terapeutico per quelli che stanno attraversando difficoltà. Ho anche esplorato come può essere legato all’innovazione, a immagini che celebrano le persone sopravvissute a malattie o a guerre, persone che sono fisicamente disabili.

Non ho fatto molte ricerca. Ho preso la mia esperienza di vita e ho provato a ritrarla più volte nelle maschere, per renderla un simbolo di ciò che collega ogni maschera a un rituale, dove ci sono io, che come figlia guido gli spiriti, i ricordi e le emozioni, per poi finalmente riposare. Prima era in onore di mio padre, ma ora è… (volevo dire che spero sia, ma per adesso prendiamo il buono che abbiamo per il futuro…). Voglio che Fortia si trasformi in un’immagine che onori ogni persona che combatte con una reazione emotiva  legata a una disabilità fisica e la fortifichi, che gli faccia ripensare a cose che economicamente, emotivamente e fisicamente  possono dargli quella forza, quel potere di ricostruire la sua vita  senza dipendere dalla carità.
4. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual - 4Non sapevo cosa aspettarmi la prima volta che ho esibito Fortia alla Fiera d’Arte di Johannesburg, quest’anno (2017). C’era un testo scritto messo per guidare lo spettatore. La mia paura era che le persone non si prendessero il giusto tempo per capire questo rituale, che potessero fraintendere le immagini e collegarle immediatamente a un’opera d’arte alla moda, che non faceva parte dell’essenza che volevo rappresentare in questo lavoro. Non fa parte di questo lavoro, quindi quella era la mia paura. Ma, ripeto, invito tutti gli spettatori a prendersi il loro tempo per leggere davvero il linguaggio del corpo in queste immagini, l’uso di questo enorme abito regale, delle maschere, della natura circostante. Per interagire con le emozioni che ritraggo in questo lavoro.

Prossimi passi per Fortia e per te come artista?

Continuo a esplorare queste immagini perché penso che oramai sia qualcosa che non riguarda più me o mio padre, si tratta davvero di sopravvissuti. E come artista donna ho esplorato diversi punti che erano necessari per celebrare la mia identità, prima di tutto di artista angolana-olandese. Mi ha aiutata a creare la donna che sono oggi, soprattutto perché è iniziata prima come ‘sono un’artista “africana”.’
9. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual 9Oggi, più cresco, più il mio approccio cambia. Adesso sto esplorando cose che possono connettermi a chiunque. Naturalmente mi connettono prima al paese in cui attualmente lavoro, che è l’Angola. Agli angolani e agli africani. Ma adesso, come artista, voglio essere in grado di entrare in contatto con chiunque nel mondo. Queste sono cose che penso spetti a me continuare a creare nel mio lavoro, esplorando qualcosa che vada oltre i tipici argomenti africani. Noi, come angolani, come africani, viviamo così tante cose che succedono anche in altri continenti. Voglio iniziare queste conversazioni e mostrare come affrontiamo qui in Angola certe cose, come stiamo affrontando questi cambiamenti socio-economici e politici che accadono in tutto il mondo.

Mi sto reinventando come artista e le storie di ogni giorno che riguardano le donne di tutto il mondo, soprattutto quelle che mi mettono a disagio, che non viene raccontato, è ciò che voglio esplorare. Non sono un osservatrice, non esisto per essere un osservatrice, non voglio che la mia esistenza sia quella di una persona che osserva. Io voglio parlare. Voglio usare la mia voce, voglio usare la mia arte per fare le cose nel modo giusto… a modo mio.
2. griot mag Fortia by Keyezua_ A Contemporary Masked Ritual-2
Da bambina pensavo che dovevo diventare presidente per aiutare le persone e per cambiare le cose. Più mi fortifico, come persona e come artista, più scopro che c’è così tanto che posso già cambiare attraverso la mia arte, e sono contenta di aver trovato questo modo di esplorare il mondo. Questo perché non ho confini, non devo niente a nessuno, tranne a me stessa e al mondo, per essere in assoluto la migliore versione di me stessa. Soprattutto, come artista africana, voglio contribuire a ciò che altri stanno già facendo, ovvero creare una forza, una forza enorme. Eh sì, sono io.

Testo di | Eric Otieno | Segui Keyezua su Tumbrl e Instagram

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ENGLISH – FORTIA by Keyezua: A Contemporary Masked Ritual

Tutte le immagini |
Courtesy of the artist, Keyezua

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Eric Otieno

Eric Otieno

Sono uno studioso decoloniale e lavoro all’interno dell’intersezione tra i diritti civili, la giustizia sociale, la politica, l'economia e l'arte. Scrivo recensioni di arte politica perché l'arte è politica (il contrario non è ovviamente vero). Quando mi sento, scrivo articoli. Mi piace leggere, ballare, andare in bicicletta e adoro cappuccino senza zucchero.

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