Jazz:Re:Found | Stay Black! | Ecco cosa hanno detto AFROPUNK e GRIOT

Jazz:Re:Found | Stay Black! | Ecco cosa hanno detto AFROPUNK e GRIOT


Il Jazz Re:Found è una di quelle manifestazioni per le quali non servono presentazioni. La lettura della line up basterebbe a far capire il peso di questo festival, che anno dopo anno continua a crescere, a proporre eventi di grande interesse, non solo nel campo della musica suonata.

Un esempio che risponde bene a quest’ultima parte, è stato l’incontro Stay Black! al Circolo dei Lettori. Avvertito all’ultimo sono rimasto incuriosito da quel momento piazzato in QUEL sabato che per me era solo sinonimo di Tony Allen! A posteriori, mi spiace non aver mandato più messaggi ad altre persone per partecipare…

Stay Black! è stata l’occasione per poter parlare di quella che viene definita black music – che è base fondamentale del Jazz:Re:Found – a 360°. Perché non si può parlare bene di black music senza tener conto della cultura che gira attorno a quella definizione. Così Lou Constant-Desportes, fondatore ed editor-in-chief di Afropunk.com, ha parlato di AFROPUNK (piattaforma online e festival) e di Black Lives Matter – sottolineando quanto sia assurdo nel 2016 doverlo ribadire ancora, – della situazione delle banlieues parigine e dell’importanza di avere spazi virtuali e fisici in cui riappropriarsi delle proprie storie e raccontarle in prima persona, andando contro la narrativa dominante che il più delle volte vede e racconta la comunità nera come un unico blocco monolitico, senza diversità.

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AfroPunk Fest 2016, NYC, Commodore Park (c) Johanne Affricot

Si sono visti i rapporti tra musica africana e musica italiana, con l’ascolto di vari brani italiani che si sono ispirati alle sonorità black, grazie a Federico Sardo, giornalista di Noisey. Abbiamo ascoltato i commenti e l’esperienza di Raffaele Costantino, speaker radiofonico di Radio2 e giornalista musicale tra le varie sue skills. Francesca Magnani è intervenuta con le sue fotografie, mentre Johanne Africot ci ha parlato degli obiettivi e dei lavori di GRIOT mag, che ho effettivamente scoperto in quel momento, e pensandoci mi torna in mente il trailer della serie The Expats: decisamente azzeccato, e vista la reazione del pubblico, non sono stato l’unico a pensarlo. Il tutto con Damir Ivic come moderatore.

Tutto si sarebbe svolto come tanti incontri – interessanti, il che non capita sempre, – se non fosse stata accesa la miccia. Nella seconda parte, quella delle domande del pubblico, quella che dovrebbe rappresentare la fase finale di questi incontri, Johanne ha messo in risalto un punto che poco spesso viene trattato, ma che sta a cuore a molti: si parla sempre della black music fatta all’estero, degli artisti americani e via dicendo, ma non si tiene mai conto dei prodotti “casalinghi.”

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Da destra: Johanne Affricot, l’interprete, Lou Constant-Desportes, Damir Ivic, Raffaele Costantino, Federico Sardo, Francesca Magnani (c) Roberto Mazza Antonov x Polpetta Mag

Parlo delle seconde generazioni che crescono con la doppia cultura (italiana e dei genitori), degli artisti “afroitaliani” validi che non vengono considerati e che non trovano spazio. L’immagine del nero in Italia tramite i media.

Quella che doveva essere la fase finale, si è trasformata in un vero e proprio dibattito, molto sentito. Perché ad intervenire è stata quella minoranza che di solito non ha voce, con interventi diretti e vissuti. Da Muso, rapper Guineano [ma per il suo attaccamento al quartiere di Barriera di Milano, è come se fosse torinese] e le sue liriche molto impegnate sul sociale, che faceva notare provocatoriamente che per essere considerati bisogna fare come Figo Gu; alle difficoltà incontrate da David Blank, per via del suo colore, riassumibili in un triste “sei nero, canta in inglese, non in italiano…”

Le problematiche spuntate sono state tante e viene difficile riassumerle in poche righe. Io stesso avrei voluto dire qualcosa in più, ma mi sono limitato a far notare una cosa: la musica africana non esiste. Non esiste la musica europea, quindi come fa a riassumere la musica presente in continente grande quasi cinque volte l’Europa, con tutta la sua cultura e generi musicali, musica africana?

Finché l’approccio di media o specialisti del settore sarà quello, l’approccio sulla figura nera in Italia rimarrà a lungo superficiale, trovando i neri messi sempre negli stessi ruoli o dimenticati, senza essere citati tra i nomi dei protagonisti, malgrado la professionalità riconosciuta.

I toni accesi in certi punti non hanno tolto nulla alla discussione. Anzi, hanno fatto capire quanto il tema fosse sentito, perché tutto è stato argomentato. Forse la difensiva presa da alcuni invitati ha dato la sensazione di non capire quella che era una voce che voleva essere ascoltata. E che andava ascoltata. Cosa che ha voluto sottolineare anche Lou Constant-Desportes.

Non era certo un’accusa ai presenti e agli organizzatori, che al contrario ringrazio per aver creato questo spazio e accolto l’invito a discutere e riflettere. Un bel momento di crescita insieme.

P.S.: Ne approfitto per ringraziare Théo e il suo sapiente uso della tecnologia, per avermi avvertito da Verona di un evento che si svolgeva nella mia città.

Testo di Cedric Kibongui, Dj

Immagine in evidenza | Lou Constant-Desportes e Johanne Affricot

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