James Baldwin | La storica casa francese sta per essere sostituita con dimore di lusso

James Baldwin | La storica casa francese sta per essere sostituita con dimore di lusso


Chissà cosa avrebbe pensato James Baldwin nel vedere la sua casa di Saint-Paul-de-Vence nelle mani di un imprenditore immobiliare del gruppo Socri, promotore della costruzione di un complesso di lusso – composto da diciannove appartamenti, palestra, sauna e piscina – in quella che per anni è stata la residenza di uno dei più importanti romanzieri, saggisti e drammaturghi statunitensi del ventesimo secolo.

griot mag James Baldwin | La storica casa francese St paul demolita

La casa di James Baldwin a Saint-Paul de Vence nel 2009 | Foto di Daniel Salomons, via Wikimedia Commons

Forse non tutti sanno che Baldwin dal 1970 fino alla sua morte nel 1987 ha vissuto in Francia, in questo piccolo paesino ai piedi delle Alpi dell’Alta Provenza, dimora in cui ha dato vita ad opere importantissime come Gridalo Forte (1953),  La Camera di Giovanni (1956), Un altro mondo (1962), oltre a numerosi saggi.

Una casa in affitto, di proprietà della signora Faure, che ha visto passare artisti come Miles Davis, Harry Belafonte, Ella Fitzgerald,  Nina Simone, la stessa casa in cui Baldwin ha ricevuto la legion d’Onore dall’allora Presidente Mitterrand, in una cerimonia a cui parteciparono la sua impiegata domestica e la proprietaria di casa, Madame Faure.

Doveva essere la residenza per artisti e scrittori, forse così l’avrebbe immaginata James Baldwin, ma da qualche anno sembra che questo pezzo di terra sia stato individuato come possibile meta per ricchi vacanzieri, ribattezzato sotto il nome de “Il giardino delle arti”, un progetto molto distante da quella che è stata la sua vita e la sua figura.

Ripreso oggi con forza dal Black Lives Matter e dai movimenti contro la violenza sistemica e il razzismo strutturale che colpiscono le comunità nere, simbolo della Renaissance afroamericana, figura che ha ispirato il docufilm I am not your negro (2016), di Raoul Peck, provoca non poca tristezza l’impossibilità di rendere il giusto omaggio alla casa che ha ospitato Baldwin per diciassette anni.

Se pensate di andare a Saint-Paul-de-Vence nella speranza di poter trovare qualcosa di Baldwin rimarrete delusi: non c’è nulla che ricordi la sua memoria, parte della casa in cui viveva è stata demolita, le finestre murate, i due edifici ancora in piedi sono malmessi e il giardino in stato di  abbandono.

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Thomas Chatterton Williams visita la casa di James Baldwin a Saint-Paul de Vence (2015) – Foto via @chattertonwilliams/Instagram

Qui gli amici di Baldwin affermano che la signora Faure, proprietaria di casa, desiderava fortemente che fosse lui ad ereditarla, ma in realtà tale vicenda è accompagnata da una complessa battaglia legale tra gli eredi di Baldwin, i parenti della signora Faure e dell’impiegata domestica, Jossette Bazzini.

Da qualche tempo però molte voci francesi, statunitensi e non solo, stanno provando a mettere in piedi il progetto di residenza artistica in memoria di Baldwin.

La scrittrice Shannon Cain, insieme alla figlia di un’amica di James Baldwin, è a capo dell’associazione Les Amies de la Maison Baldwin. Determinata nel suo intento, l’anno scorso è entrata nella casa occupandola per sensibilizzare l’opinione pubblica.Un’iniziativa che però non è piaciuta alla famiglia Baldwin, che accusa la signora Cain di appropriazione culturale, sottolineando che non vorrebbero mai favorire gli interessi individuali di qualcuno sotto il nome di James Baldwin, come sostiene la nipote dello scrittore, Aisha Karefa-Smart.

Oltre ai dubbi che riguardano la possibilità della Cain e della sua esperienza – in quanto persona bianca – di ritrarre ed esprimere vicinanza alla causa dello scrittore, c’è anche un problema di rappresentazione: il discorso del chi e del come possa parlare di lui.

La Cain è attaccata anche per aver richiesto uno stipendio per la gestione dell’associazione e per aver usato il nome di Baldwin per il sito. Va anche detto che Gloria Karefa- Smart, madre di Aisha e unica esecutrice dei beni dell’autore, ha più volte dimostrato la sua intransigenza circa la protezione dei diritti di citazione del lavoro dello scrittore. Pare però che la Karef-Smart sosterrebbe il progetto, a condizione che siano dei donatori di fiducia ad acquistare la casa per dedicarla a Baldwin, proponendo l’esempio della casa di Nina Simone sostenuta da molti afroamericani.

Molte persone hanno però deciso di appoggiare questa causa e l’iniziativa della Cain, come lo scrittore americano Thomas Chatterton Williams, la femminista Rebecca Walker figlia della scrittrice Alice Walker, Derek Clements, il premio Nobel per la letteratura Toni Morrison.

Oltre alle preoccupazioni legittime della famiglia Baldwin, va riconosciuto che l’iniziativa non è più, qualora lo fosse stato, l’espressione di una posizione individuale ma collettiva. È altrettanto legittima la posizione di chi vorrebbe che la casa che lo ha ospitato per molti anni sia il luogo che rappresenti Baldwin, dove poter rendere omaggio alla sua memoria riuscendo però a rispecchiarne la personalità.

“Ero al verde. Sono arrivato a Parigi con quaranta dollari in tasca, ma dovevo andarmene da New York. I miei riflessi erano tormentati dal dramma di altre persone.[…] Sapevo cosa significava essere bianco, sapevo cosa voleva dire essere nero, e sapevo cosa stava succedendo a me.  La mia fortuna stava finendo. Stavo per andare in prigione, stavo per uccidere qualcuno o per essere ucciso. Il mio migliore amico si era tolto la vita due anni prima, saltando giù dal Ponte George Washington. […] Non si trattava tanto di scegliere la Francia, si trattava di uscire dall’America. Non sapevo cosa sarebbe successo in Francia, ma sapevo cosa sarebbe successo a New York. Se fossi rimasto li avrei fatto la fine del mio amico sul Ponte George Washington. […]”.

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I’m not your negro (2016), di Raoul Peck

Mi sembra quindi che è forse la condizione di sofferenza, di solitudine e di resistenza che avvolge l’esistenza di Baldwin – nero e omosessuale, fortemente contrario ad ogni forma di razzismo – oltre alla indiscutibile ed acutissima capacità narrativa, a dover trovare spazio a Saint-Paul-de-Vence.

Una memoria che dovrebbe alimentarsi su quell’esperienza e su quella condizione, capace di fare da ponte con le esperienze di chi ancora oggi fugge per le stesse problematiche. Non una dimora di lusso, né tantomeno un brand con il nome di James Baldwin.

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Immagine di copertina | James Baldwin nella sua casa nel sud della Francia nel 1979 – Foto di Ralph Gatti/Agence France-Presse — Getty Images

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Francesca De Rosa

Francesca De Rosa

Con la testa tra le nuvole, vivo tra Napoli e Lisbona. Appassionata di musica, i miei interessi sono rivolti agli studi culturali africani, alle arti visive, al cinema e alle letterature, con uno sguardo di parte alle produzioni femminili.