‘In Search of Our Ancestor’s Gardens’ | La prima personale di Binta Diaw sarà in Italia

‘In Search of Our Ancestor’s Gardens’ | La prima personale di Binta Diaw sarà in Italia


Inaugura il 22 gennaio In Search of Our Ancestor’s Gardens, la prima personale dell’artista Binta Diaw (Milano, 1995). Curata da Giampaolo Abbondio, e presentata dall’omonima galleria, la mostra include una serie di opere, tra cui un’installazione su larga scala e dipinti.
La ricerca di Binta Diaw si concentra sulla creazione di installazioni di diverse dimensioni e opere su fenomeni sociali quali le migrazioni, le narrazioni contemporanee e ancora coloniali, gli aspetti antropologici e sociali nel contesto europeo, il rapporto del corpo con la natura e la complessità della sua identità.

La ricerca di Binta Diaw rivela due anime profondamente interconnesse: da un lato una matrice intima e autobiografica, che la spinge nella lotta continua tra Italia e Senegal, per arrivare ad uno spazio di negoziazione identitario che include entrambe le identità; dall’altro una conoscenza matura e appassionata dei Black, Cultural e Feminist Studies.

Un modello fondamentale in questo senso è stato per Diaw la scrittrice, poetessa e attivista afro-americana Alice Walker, autrice della raccolta di saggi In Search of Our Mothers’ Gardens” che rappresenta ad oggi un testo simbolo del femminismo nero per la forza delle rivendicazioni politiche e sociali attraverso cui la Walker ha dato voce alle sofferenze, alle tragedie, alle ingiustizie e oppressioni vissute da donne nere ieri, come oggi. La contemporaneità del testo, ha portato l’artista ad immedesimarsi nelle parole e nel continuo interrogarsi dell’autrice: Cosa significa essere una donna nera e un’artista?

Il titolo della mostra, In Search of Our Ancestors’ Gardens, sottolinea l’importanza ancestrale degli antenati. Questi ultimi sono l’insieme di tradizioni, rituali, corpi, storie e voci mai ascoltate, in netto contrasto con coloro che invece hanno scritto a modo loro la storia. La mostra si presenta, in una logica anti-coloniale, come uno spazio memoriale. Uno spazio che omaggia la visibilità e l’importanza della vita, attraverso la simbologia della terra che é inscritta nel corpo umano.

griot mag binta diaw Chorus of Soil

Binta Diaw, Chorus of soil (2019)

Questa chiave di lettura, emerge con immensa potenza visiva nell’opera Chorus of Soil. Chorus of Soil è una riproduzione di una nave da schiavi, su larga scala, di una planimetria settecentesca fatta di terra e di semi. L’installazione è concepita come spazio di memorizzazione, ma anche e soprattutto come spazio di nuova vita, perché si manifesta nel materiale utilizzato, dal quale possono crescere nuovi germogli.

La scelta di piantare semi di melone nasce da una riflessione dell’artista che l’ha portata a sottolineare il nesso tra i campi di cotone e le piantagioni mafiose del sud Italia, dove migliaia di migranti uomini e donne, sono sistematicamente sfruttati vivendo sotto la minaccia dei “caporali”. L’opera assume così una grandiosa valenza simbolica del fragile equilibrio tra vita e morte, e tra passato e presente.

Gli elementi naturali ritornano anche nelle opere “Paysage Corporel I, II e III”, in cui l’artista ha fotografato diverse parti del proprio corpo e le ha successivamente rielaborate con l’uso dei gessetti, tracciando sulla superficie fotografica tracce di colore che mutano le linee e le forme del corpo in strade, percorsi, paesaggi armoniosi e idealmente senza fine. Queste ultime, sono il frutto di un processo di interrogazione, ricerca dell’anima continua che trova affinità nel movimento ciclico femminile, della natura e dell’arte.

IN SEARCH OF OUR ANCESTOR’S GARDEN
Binta Diaw
Galleria Giampaolo Abbondio
Inaugurazione giovedì 22 gennaio 2020
dalle 18:30 alle 21:00
Aperta dal 23 gennaio al 31 marzo 2020
INGRESSO LIBERO
Per info visite, contattare la galleria

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Immagine di copertina | Binta Diaw, Paysage corporel III (2020)

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