‘Ghost’ | Barokthegreat illude e sconvolge con la Chicago Footwork

‘Ghost’ | Barokthegreat illude e sconvolge con la Chicago Footwork


Nata nella periferia di Chicago negli anni novanta, la Chicago footwork è genere musicale e stile di danza che incorpora l’eredità sonora della disco, techno e ghetto house. Creata e promossa, anche oltre oceano, da pionieri come RP Boo, DJ Rashad, DJ Spinn, Traxman e Clent, è diventata una cultura musicale in cui suono e movimento si fondono in una dimensione unica, come due facce della stessa medaglia.

Ed è proprio questo aspetto fondamentale della Chicago footwork che il gruppo artistico Barokthegreat, formato dalla musicista polistrumentista Leila Gharib, dalla danzatrice-coreografa Sonia Brunelli e dal regista e designer londinese Simon Vincenzi, analizza e indaga nella performance GHOST- Lucifer wants to sell.

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Foto di Rolf Arnold

Avventurarsi in una ricerca analitica di questo tipo non è cosa nuova per Barokthegreat, che quest’anno compie 10 anni dalla sua formazione, mi raccontano Sonia e Leila. “I nostri lavori hanno sempre una scrittura musicale e coreografica originale, ci uniamo nella fase di lavoro e cerchiamo di trovare un dialogo tra queste discipline. In questi anni il nostro lavoro è stato proprio di indagare diverse relazioni di dinamica tra il gesto coreografico e la musica, tutto dentro ad un ambiente che era necessario costruire: dal movimento delle luci, alla scenografia, alla forma del costume. Siamo state affiancate da tante persone con cui sentivamo sintonia artistica: artisti visivi, drammaturghi, danzatori, performer e anche altri musicisti che curavano la drammaturgia sonora insieme a Leila,” mi racconta Sonia. “Il gruppo è nato nel luglio 2008 nel contesto della creazione di uno spettacolo per il progetto Sujets à Vif al Festival d’Avignon, in cui sono stata invitata come danzatrice a collaborare con un regista e un musicista,” continua. “Ho scelto Simon Vincenzi, che avevo visto qualche anno prima alla Biennale Teatro di Venezia con il lavoro The Invisible Dances, e Leila Gharib, che avevo incontrato ad un festival di teatro e ho pensato che fosse la persona giusta con cui collaborare.” È proprio in questa cornice che, dall’unione dei percorsi individuali, viene alla luce Barokthegreat, il cui nome è legato a un giardino barocco del quale Sonia e Leila sono andate alla ricerca durante un viaggio a Norimberga, e che, anche nell’esperienza di Avignone, non le ha più abbandonate.

Barokthegreat ha sempre avuto molto saldo il tema della ricerca individuale, e tutti i loro progetti trovano origine nelle rispettive ricerche musicali e coreografiche, ma il punto di partenza è sempre diverso. Infatti, se il loro precedente lavoro, Victory Smoke, ha trovato la sua genesi nelle letture di Leila sulle dinamiche psicologiche tra uomo e animale, GHOST nasce dalla profonda passione di Sonia Brunelli per la cultura della Chicago footwork, stile di street dance che studia e insegna ormai da anni. “A Verona sono rarissime le occasioni in cui vengono fatti venire footworkers da Chicago. Ho partecipato ad alcune classi di King Charles, l’unico esponente che è venuto in Italia, ho studiato i fondamenti con loro e poi ho iniziato a fare una ricerca analitica di questi passi attraverso il video. Ho creato un archivio di più di 200 passi che ho visto, ho riconosciuto e che ho reinterpretato anche a mio modo—perché ovviamente non conosco la Chicago footwork come le persone che la praticano tutti i giorni lì, dove è nata,” mi spiega. “Nel momento in cui c’è stata l’occasione di creare una nuova produzione, ho preso tutto questo materiale di studio e l’ho presentato a Leila, che come me si è appassionata e ha iniziato a fare uno studio sulla drum machine, lo strumento utilizzato nella Chicago footwork.”
griotmag - barokthegreat chicago footwork interview intervista © rolf arnold
Rispettando a pieno la loro pratica creativa che separa, indaga e riunisce, nel processo di creazione di GHOST Barokthegreat si è trovato davanti a nuovi stimoli, sfide tecniche e chiavi di lettura, in primis la velocità del beat. “Mi sono accorta che la durata dei video è di circa 20 secondi, perché in quei pochi secondi devi mettere tutta la tua energia e intensità, ma noi avevamo a che fare con una durata di 50 minuti. Quindi insieme a Simon Vincenzi siamo andati all’origine del passo—un po’ come lavoro anche con i miei studenti—e siamo partiti dalle basi fino a inserire lentissimamente i 10 passi fondamentali della Chicago footwork,” afferma Sonia. “Lo sviluppo c’è stato anche grazie a una funzione concreta della drum machine, che è quella di poter controllare il BPM, ovvero la velocità del beat,” aggiunge Leila. “I 160BPM sono una cosa importante nella Chicago footwork e abbiamo pensato di utilizzare il pomello della velocità in modo concreto e istintivo, portandolo alle sue due estremità, 40 e 300 BPM. Questo ha risolto lo sviluppo drammaturgico creando una progressione graduale e nella parte iniziale è stato proprio come allargare una tela per vedere cosa c’era dentro, quindi anche rallentare il passo per riuscire a vederlo.”

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Foto di Luca Ghedini

Ed è proprio qui che entra il gioco il concetto di “fantasma” o “ghost” e con esso anche il lavoro creativo e di regia di Simon Vincenzi che, grazie al suo lungo lavoro sulla danza invisibile,  Sonia definisce “un mago dell’invisibile”. “Volevamo lavorare di nuovo con Simon Vincenzi per festeggiare questi 10 anni. Lui è un mago anche nel riuscire a lavorare con la ripetibilità del movimento e con il movimento che si genera da solo. Come regista non ti assegna una partitura da imparare, ma è l’esperienza dentro lo spettacolo che ti fa maturare un linguaggio—mi ha sempre affascinato questa sua capacità di non darti informazioni su come ti devi muovere. In questo caso, avevamo le informazioni perché ci siamo ispirati alla footwork, ma ci siamo accorte che nella velocità dei passi molte informazioni vanno perse. Questo è uno stile di danza che—come dicono a Chicago—sfida l’occhio, percepisci solo delle istantanee del passo, è un linguaggio indecifrabile se non lo conosci. Quindi abbiamo pensato che lui sarebbe stata la persona giusta con cui iniziare a indagare che cosa appare e scompare nella Chicago footwork. Inoltre abbiamo scoperto che la parola ghost è anche un passo e che spesso viene ripetuto “Ghost! Ghost! Ghost!” durante le battles (le sfide tra due danzatori) quando noti che il tuo compagno danzatore sta andando così veloce che sembra quasi che la sua personalità e la sua anima stiano uscendo dal corpo,” spiega Sonia.
griotmag barokthegreat _chicago footwork interview intervistaDurante lo sviluppo dello spettacolo, che Leila comanda istintivamente dalla regia, con l’alta velocità del beat succede sempre qualcosa che le due artiste non sanno bene spiegare. Il corpo di Sonia in balia della musica si perde e apre una nuova dimensione aliena e fantasmagorica in cui non si riesce più a star dietro alla velocità, precisa Leila. Questa condizione inaspettata per entrambe, fa sì che lo spettacolo e la coreografia siano diverse ogni volta, come anche la composizione musicale, mi fa notare Sonia. “Abbiamo un linguaggio e varie forme del passo che combiniamo sempre in modo diverso, quindi GHOST evolve proprio nella diversità, in un gesto fresco che neanche io so che cos’è quando mi arriva lì durante lo spettacolo. C’è una forma viva di live che tiene in vita tutta la durata dello spettacolo e penso che il fantasma sia lì, nel fatto che si possa manifestare in questo momento o forse poco dopo, o tra 10 minuti.”

Andando anche alle radici sociali del movimento Chicago footwork, un movimento inclusivo spesso alimentato dal sound di danzatori diventati beat makers, in cui il mondo sonoro e quello cinetico si fondono, GHOST è una performance molto percettiva che colpisce e sconvolge nel profondo. “Lo spettacolo può avere parti violente, parti delicate, capovolge parecchio gli stati emotivi, è la nostra natura. Se si chiudono gli occhi durante la performance, si è come trafitti dal suono di Leila e dal battito costante della sua drum machine,” dice Sonia. Infatti alla fine di ogni spettacolo c’è chi rimane impressionato dal virtuosismo e dalla difficoltà della performance, chi si lascia andare in un mondo immaginario di pura psychedelia, chi scoppia a piangere terrorizzato e chi vuole imparare i passi e conoscere la cultura footwork. Quello che è certo è che la cifra artistica di questo gruppo si esplica appieno in questo lavoro teatrale, che non è l’unica cosa a cui Barokthegreat si sta dedicando in questo momento. Infatti, Sequoyah Tiger, il progetto musicale di Leila Gharib, è una estensione di Barokthegreat, mi spiegano le due artiste. Nato come progetto solista, si è poi evoluto in modo naturale in una forma live coreografata da Sonia. “La sfida era quella di pensare alla canzone anche in forma performativa e penso che siamo riuscite nell’intento di portare la danza nei festival di musica più popolari e non sperimentali,” afferma Leila. “Ora sto scrivendo un nuovo disco che spero uscirà l‘anno prossimo e poi vedremo se continuare con questo tipo di live o inventare una nuova forma.”

Barokthegreat porterà GHOST – Lucifer wants to sella Roma il 13 settembre al Festival ‘Short Theater – Visioni d’insieme’ (6-14 settembre 2019 – La Pelanda | WeGil | Teatro Argentina | Teatro India | Carrozzerie n.o.t.).

GRIOT è media partner di Short Theatre – Visioni d’Insieme 2019. Scopri il programma completo del Festival.

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Italiano – ‘Ghost’ | Barokthegreat’s analytical journey through Chicago footwork

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Tuttle le immagini | Per gentile concessione di Barokthegreat

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Celine Angbeletchy

Celine Angbeletchy

Sono una persona molto eclettica con un’ossessione per la musica e la sociologia. Nata e cresciuta in Italia, Londra è diventata la mia casa. Qui creo beat, ballo, canto, suono, scrivo, cucino e insegno in una scuola internazionale.