Gafacci | Dall’hip hop all’elettronica africana che sta conquistando il mondo

Gafacci | Dall’hip hop all’elettronica africana che sta conquistando il mondo


La sua musica è una vera sensazione e in queste settimane sta incendiando le piste da ballo di tutta Europa. Produttore parte del movimento globale di artisti che sta cavalcando l’ondata di musica elettronica proveniente dal continente africano, il nome di Gafacci circola da anni. Dopo release di successo su etichette come Enchufada, More Time Records, Randsom Notes Records e molte altre, e dopo aver preso parte a festival importanti come il Chale Wote Art Street Festival (Ghana), il Nyege Nyege Festival (Uganda), e il CTM Festival di Berlino, il sound del talentuoso produttore e DJ ghanese sta raggiungendo sempre vette più alte.

Di strada ne ha fatta, da quando, nel periodo del liceo, fu introdotto al beatmaking da un amico e cominciò a produrre. Da allora la sua musica si è evoluta trasformandosi in generi completamente diversi: dall’hip hop alla musica dance ghanese, all’afrobeat e altri generi. Nel suo lungo percorso artistico Gafacci ha collaborato con molti artisti sia in Ghana che fuori dal paese e recentemente ha lavorato su nuove produzioni che, ci dice, “usciranno presto”.

GRIOT: Hai iniziato dall’hip-hop, giusto? Come è avvenuta la tua transizione al mondo della musica da club?

Gafacci: Sì, hai ragione. Mi sono appassionato alla scena dance perché vivendo ad Accra questo tipo di suono ti arriva in modo naturale, quindi ho sempre avuto la sensazione che a un certo punto della mia carriera mi sarei spostato su questo tipo di musica. Anche se suona ghanese, mi sono sempre chiesto se ci fosse una scena più specifica per lo stile che faccio. Fino a che non ho incontrato Mina (dj e producer) su Facebook. Quando è venuta in Ghana mi ha fatto ascoltare la sua musica, ed io ho pensato ‘mi piace’. In seguito abbiamo collaborato ad una traccia ed è proprio in quel momento che ho iniziato a prendere tutto più seriamente e ho cominciato a fare musica con un appeal globale.

Sei di Accra, una città che salta sempre fuori quando si parla di novità musicali provenienti dal Continente. Come è cambiata la scena creativa da quando hai iniziato? Questo cambiamento si riflette sull’atmosfera della città?

È stata una transizione molto graduale, ma ora le persone hanno Internet e le cose si muovono più rapidamente di prima. Tutti i creativi, dai video artist, ai fotografi, a quelli che lavorano nella moda, collaborano e realizzano cose meravigliose. La maggior parte dei creativi vede quello che facciamo più come un business, ma oggi le persone capiscono che andiamo oltre e c’è molto di più dietro quello che facciamo. E la parte davvero interessante è che tanti creativi sono più eclettici, mentre prima era molto raro vedere persone fare cose diverse, uscire fuori dagli schemi. Non perché non sapessero come farlo, ma perché viviamo in una parte del globo molto conservatrice e cercare di essere diversi può essere difficile, capisci cosa intendo.

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Certo. E crescendo quali sono state le tue principali influenze musicali?

Cambia, ogni giorno mi ritornano in mente cose che mi piacevano: sono cresciuto circondato dalla musica. Mio padre suonava in una band insieme a musicisti juju nigeriani, quindi suonava dischi su cui aveva lavorato e i dischi che lui e mia madre consideravano senza tempo, eterni, come Sunny Ade, Kolintin Ayinla, Wulormei, Fela, eccetera. Mi raccontavano sempre la storia della musica e dei musicisti. Ho visto persone entrare e uscire da casa nostra per imparare a suonare la tastiera e la chitarra. Nella mia adolescenza ho ascoltato un sacco di southern hip hop dagli Stati Uniti, ma anche Eminem, Dr. Dre e artisti ghanesi come Tinny, Buk Bak, Lord Kenya, per citare alcuni esempi. Essendo cresciuto a Labadi, ascoltavo anche un sacco di musica francofona, musica tradizionale highlife, disco, hard dance e musica indiana dei film che proiettavano nei centri cinema che si trovavano nel quartiere.

Parlami del tuo processo creativo.

Non sono il tipo che ha una routine. Seguo sempre il flusso. Mi sono trovato in situazioni in cui salto fuori dal letto e prendo il mio portatile per fare musica, e ci sono stati momenti in cui sono riuscito a fare cose buone per caso. È difficile rimanere in contatto con la realtà quando sto facendo musica, sono come uno zombie. Non molto tempo fa ho capito che uno degli strumenti più sottovalutati per esempio è il registratore degli smartphone. Alle volte, quando tiri fuori il telefono in pubblico, la gente si spaventa, specialmente quando notano che stai registrando qualcosa. Alcuni sono troppo imbarazzati a cantare o a fare beat boxing in pubblico. Faccio questa cosa spesso perché è così che sono nati i miei lavori migliori. La maggior parte della musica che ho finito in pochissimo tempo è composta dalle tracce che mi sono pre-registrato facendo beat boxing, cantando melodie o registrando cose che trovavo interessanti. È una pratica che rappresenta gran parte del mio processo creativo. Anche gli eventi di vita reale influenzano gran parte della mia musica, a volte sento qualcuno che canticchia mentre asciuga il bucato, o un autista di un autobus che dice qualcosa di orecchiabile o divertente a un passeggero alla stazione dei bus.

L’elettronica africana e afro-diasporica sta conquistando il mondo. Tu fai parte di questo movimento artistico e culturale globale. Come ci si sente? E cosa significa essere un artista in questo momento ed età?

È bello essere riconosciuti da persone di tutto il mondo al punto che arrivano a bookare artisti africani per i loro eventi, nonostante tutti gli stereotipi che scoraggiano alcune persone dal lavorare davvero con gli artisti di qui. Il significato di vivere in questa era è capire quello che ogni giorno sto vivendo come artista. È tutto ciò che un creativo che ha vissuto tra gli anni ’60 e ’90 vorrebbe. Oggi siamo fortunati perché quando penso a quello che dovevano fare gli artisti che sono venuti prima di noi per realizzare tutte quelle cose fighe che abbiamo ascoltato, suonato o campionato, mi sento più che felice di vivere in questi tempi, specialmente con una tecnologia più accessibile di quanto non lo fosse in passato. In generale, sono umilmente grato di avere un pubblico che ascolta la musica e presta attenzione alle cose che faccio uscire.

Segui Gafacci per scoprire di più sulle date del suo tour Europeo. In Italia il 2 febbraio a Venezia (info evento qui) e il 3 febbraio a Sermide (info evento qui)

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Immagini | Per gentile concessione di Gafacci

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Celine Angbeletchy

Celine Angbeletchy

Sono una persona molto eclettica con un’ossessione per la musica e la sociologia. Nata e cresciuta in Italia, Londra è diventata la mia casa. Qui creo beat, ballo, canto, suono, scrivo, cucino e insegno in una scuola internazionale.