Perchè guardare ‘Troppo Nera per Essere Francese’

Perchè guardare ‘Troppo Nera per Essere Francese’


Essere donna in un mondo modellato a immagine e somiglianza dell’uomo (bianco) è sempre stato difficile per ogni donna. Tuttavia, essere una donna nera o mista in un universo occidentale sembra essere una sfida ancora più grande, in quanto evoca non solo problemi sociali e di genere, ma anche tropi culturali e di classe.

Conosciuta principalmente in Francia per il suo film documentario di ARTE, Trop Noire pour être Française (Troppo Nera per Essere Francese), Isabelle Boni-Claverie è una regista, sceneggiatrice e scrittrice franco-ivoriana il cui lavoro è stato premiato e acclamato a livello internazionale. Sebbene non si consideri un’attivista, può essere definita un’artista socialmente consapevole che lavora duramente per dare voce e visibilità alle minoranze dimenticate della società francese.

Nipote del magistrato francese Alphonse Boni, in seguito Presidente della Corte di Giustizia della Costa d’Avorio dopo l’indipendenza del paese, Isabelle Boni-Claverie si è laureata alla prestigiosa università della Sorbona, dove ha studiato letteratura moderna e storia dell’arte. Successivamente è entrata nella scuola parigina di cinema La Fémis, laureandosi nel 2000 come sceneggiatrice.

Isabelle Boni-Claverie è ciò che si può definire un artista precoce e prolifica. All’età di soli diciassette anni ha pubblicato il suo primo romanzo, La Grande Dévoreuse, e il suo primo anno a La Fémis, un film che doveva essere di valutazione per il corso si è trasformato in un film di successo nei festival. E da allora non ha mai smesso di scrivere su argomenti che le sono cari.

Troppo Nera per Essere Francese apre con la difficile storia d’amore dei nonni di Boni-Claverie, una coppia mista che nella Francia della fine degli anni ’30 infranse le regole di ciò che era socialmente vietato e respinto.
griot -mag trop noire pour -etre francaise troppo nera per essere francese Isabelle Boni-ClaverieLa regista lavora quindi alla decostruzione del processo di discriminazione, che tutt’oggi colpisce i francesi neri e misti. È importante ricordare che, a differenza dell’Italia, non esiste una parola come “afroitaliano”. L’espressione comune è di solito noirs de France (neri francesi) in opposizione ai français d’Outre-mer (francesi d’oltremare – Guadalupa, Martinica, Guyana Francese, La Riunione, Saint Martin, Polinesia Francese, Nuova Caledonia, per citarne alcuni) e agli africani. La distinzione è necessaria per comprendere la specificità dell’essere un nero francese. Sin dalla presidenza di Nicolas Sarkozy e il suo ideale di identità nazionale, ma già ai tempi dell’ormai defunto Jacques Chirac, con il suo ambiguo “France black-blanc-beurre, la questione identitaria è stata un problema socio-culturale reale in Francia. E in tutte le diverse produzioni di Boni-Claverie, l’identità appare come un argomento che si ripete continuamente, mentre cerca costantemente di mettere in discussione e riconciliare le diverse identità che coesistono in lei, così come in molti altri francesi neri e misti.

Senza usare alcun filtro, la regista evoca il modo in cui i neri fancesi sono stati rappresentati nella storia e nei media, portando alla luce il quasi dimenticato sketch razzista di Michel Leeb, o il tristemente famoso spot pubblicitario Y’a bon Banania, che contribuì a instillare stereotipi coloniali sui neri francesi. Uno dei migliori momenti del film resta l’analisi della polemica di Guerlain del 2012, che spinse i neri a manifestare contro il razzismo, con grande stupore della maggior parte della società francese. In un’intervista su un canale nazionale, Jean-Paul Guerlainparlando in toni  scherzosidisse che “aveva lavorato duramente come un ne*ro,” sebbene, citando le sue stesse parole, non credesse che “i neri avessero mai lavorato così duramente.La polemica sarebbe passata inosservata se le personalità nere francesi, così come la gente comune nera, non avessero reagito immediatamente su Internet.

Nel dare voce a quelli che vengono ignorati, e dando un volto a coloro che sono discriminati, Isabelle Boni-Claverie obbliga lo spettatore a confrontarsi con la questione dell’io, della comunità e dell’identità nazionale. Cosa significa essere francesi? Cosa significa essere neri o misti in Francia? Come vuol dire essere una donna francese nera? Cosa significa essere una minoranza a Parigi o in provincia? Come puoi sentirti francese quando ti viene chiesto costantemente da dove vieni, come se il colore della tua pelle fosse una testimonianza di “non-francesità”?

Sono queste le domande che solleva Troppo Nera per Essere Francese; un documentario che vale la pena guardare, specialmente in un periodo in cui paesi come la Francia condannano ad alta voce il razzismo americano, mentre si rifiuta di guardarsi allo specchio.
Ma non è forse nella natura dell’uomo essere portati a guardare la pagliuzza nell’occhio di qualcun’altro e non accorgersi della trave nel proprio?

Il documentario è disponibile on demand su Vimeo con sottotitoli in inglese.

Segui GRIOT Italia su Facebook e @griotmag su Instagram e Twitter | Iscriviti alla nostra newsletter

Vuoi segnalare un tuo progetto o news che vorresti leggere su GRIOT? Scrivi a info@griotmag.com

The following two tabs change content below.
Anaïs N'Déko

Anaïs N'Déko

Scrittrice, regista e sceneggiatrice appassionata di Storia dell'Arte, dell'Opera e di Pedro Almodóvar, sono un'amante della poesia che trova ispirazione nei sogni, nella fantasia e nella musica.