Ecco la collezione di hijab e abaya firmati Dolce & Gabbana

Ecco la collezione di hijab e abaya firmati Dolce & Gabbana


Ci sembrava strano che un marchio italiano come Dolce & Gabbana non avesse ancora lanciato una collezione di abiti/accessori rivolti specificatamente al mondo musulmano, una fetta di mercato che fa gola a molti [$266 miliardi spesi per vestiti e scarpe nel 2013 e destinati a diventare $484 miliardi entro il 2019] e che rappresenta il 22% della popolazione mondiale.

Già qualche mese fa H&M aveva inserito nel cast della sua campagna Close the Loop una giovane ragazza che indossa l’hijab e quando questa compare nel video [minuto 0:56], la voce narrante ammicca un “Sii chic”.

Considerato che la cultura araba ha avuto un’influenza enorme su usi e costumi siciliani [del sud Italia e delle isole del mediterraneo in generale], questa continuità ha un non so che di naturale.

Senza voler fare gli storici della situazione [che non siamo], durante i 200 anni della loro dominazione, gli Arabi portarono sull’isola la cultura, la musica, la poesia, le arti, le scienze orientali e abbellirono il regno con monumenti stupendi di cui purtroppo oggi sono rimaste poche tracce.

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Palermo, San giovanni degli eremiti | via

Durante la loro permanenza diedero un notevolissimo apporto all’economia e alla civiltà siciliana introducendo le colture del riso e degli agrumi, realizzarono sofisticate opere di canalizzazione che consentirono un uso razionale delle risorse idriche. I mercanti del posto dal canto loro impararono ad apprezzare nuove spezie [prime tra tutte lo zafferano del quale le cucine italiane e occidentali non potevano fare a meno], incensi e sete pregiate; e poi si diffusero nuove tecniche agrarie e la coltivazione di piante esotiche, sconosciute fino a prima del loro arrivo.

In cucina? Cuscus e due prodotti simbolo del made in Italy siciliano, cassata e arancine, per la gioia del palato.

E la lingua? Quasi 300 importanti parole siciliane sono di derivazione araba e la maggior parte sono legate all’agricoltura e ad attività ad essa associate [zibbibu, da zabīb, “uva passita”; giggiulena”sesamo”; vocaboli come “calia” , ceci abbrustoliti], così come alcuni cognomi [Badalà o Vadalà – servo di Allah; Fragalà – gioia di Allah].
griot-mag-San-Giovanni-degli-Eremiti-dolce-gabbana-hijab-abaja-velo-islamInsomma, come conclude ilportaledelsud.org, “per strano che possa sembrare, sedici secoli di ellenismo sono stati quasi annientati dall’arabismo che in soli due secoli è riuscito a lasciare una forte impronta che né Normanni, Svevi, Spagnoli o Francesi, e per ultimo i piemontesi, sono riusciti a cancellare”.

E alla fine quest’impronta la ritroviamo in qualche modo nell’esclusiva collezione degli stilisti siciliani. Collezione che offre alle donne musulmane un’ampia selezione di abaya [lunga tunica nera di tessuto leggero] e hijab [il velo usato per coprire la testa] realizzati con tessuti pregiati, che ha quel tocco di glamour, raffinatezza e sobrietà che ben si sposa con il mondo arabo e non solo.
griot-mag-2-dolce-gabbana-hijab-abaja-velo-islam“Sono molto affascinato dal Medio Oriente e ho appena realizzato questa collezione, i cui capi hanno un po’ di pizzo, ricami e stampe – ma non troppo. Sarà disponibile negli Emirati Arabi il prossimo ottobre”, ha dichiarato Stefano Gabbana in un’intervista a The National.
griot-mag-2-dolce-gabbana-hijab-abaja-velo-islam-3Potete trovare la collezione completa su Style.com/Arabia.

Immagini | via Style.com/Arabia

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Cultura, arti, musica, viaggi: vivrei solo di questo. "Culture curator e activator" per passione e missione. La curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto: potrei anche mordere.