‘Desire’ | Desire Marea cerca il divino che c’è in noi nell’album di debutto

‘Desire’ | Desire Marea cerca il divino che c’è in noi nell’album di debutto


L’artista multidisciplinare e 1/2 del duo sudafricano queer FAKA, Desire Marea, ha appena pubblicato il suo album di debutto, Desire.

Con un approccio sorprendentemente introspettivo ed esistenziale, il viaggio sonoro di Marea è una profonda esplorazione del divino attraverso i sentimenti di amore, perdita, smarrimento e senso di appartenenza. Uscito il 10 gennaio in occasione della prima luna piena ed eclissi lunare del nuovo decennio per enfatizzare il senso di rinascita dopo la morte di suo nonno, l’album segue Bottoms Revenge e Amaqhawe, i due EP realizzati come FAKA.

Incrociando e mescolando una vasta gamma di suoni e generi, dal gqom sudafricano ai paesaggi sonori elettronici influenzati dalla musica club, Desire Marea non fa prigionieri a partire dalla traccia che apre l’album. Self Center è un pezzo intenso, caotico, estremamente cinematico, caratterizzato da layer di organi e sintetizzatori, che introduce l’ascoltatore ad un universo altro, parallelo, che va oltre la semplice esperienza musicale, ponendo l’anima, il centro del sé, all’inizio di questo viaggio.

Mentre ci si perde nelle dimensione ultraterrene che Marea è così abilmente bravo a plasmare, calde voci evocative accentate da singhiozzi di synth e chitarra subentrano all’improvviso nella seconda traccia Zibuyile Izimakade—che significa “gli dei sono tornati” in Zulu—riportandoci sulla terra e facendo spazio a nuovi elementi percussivi.

Voci corpose e stratificate aprono You Think I’m Horny, un brano melodico con una struttura ritmica ipnotizzante e reminiscenze industriali, mentre un accattivante synth anni ‘80 e fiati funky creano un’atmosfera da dancefloor in Tavern Kween. Il contrasto tra gli elementi percussivi, distorti e pungenti con reminiscenze singeli,  e la classica melodia house in Thokozani, così come quella che sembra un field recording intergalattico in The Void, evidenziano perfettamente la profondità dell’approccio sperimentale di Marea che rende questo suo album di debutto un piccolo gioiello.

Il tono e le melodie dell’artista si incupiscono verso la fine dell’album. Uncle Jenny e Ntozozo sono brani emotivi, caratterizzati da droni e atmosfere jazz progressive, attraverso i quali Marea destreggia la sua arte, creando un vero e proprio dialogo tra il regno acustico e quello elettronico. Tuttavia, come in una svolta inaspettata alla fine di un film, la traccia di chiusura Studies in Black Trauma—che dura ben 10 minuti—ci riporta in un vortice emotivo, alieno e alienante, prima di rallegrarci di nuovo con inserti melodici e voci accattivanti d’ispirazione gqom.

Descritto come “un’intricata indagine su vari temi tra cui la perdita, lo sfollamento e le terrificanti manifestazioni dell’amore nel mondo contemporaneo”, l’album è stato pubblicato tramite Izimakade Records e include diverse collaborazioni con artisti sudafricani tra cui Pasja Sneijder, Nonku Phiri, Hlasko, Sanele Ngubane, Gyre, Simon Wolfson e Gabriel Wolfson.

Nella cover, una foto scattata dall’attivista visuale Sir Zanele Muholi, Desire Marea ci fissa dritto negli occhi, cercando il divino dentro di noi e manifestando il divino dentro di sé. Fortemente radicato nel substrato culturale e sociale di Johannesburg, ma con un sound globale e lungimirante, Desire è un album di debutto che pone questo incredibile artista in prima linea nell’avanguardia elettronica sperimentale di tutto il mondo.

Ascolta ‘Desire’ e segui Desire Marea.

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Immagine di copertina | Desire Marea fotografato da Sir Zanele Muholi via

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Celine Angbeletchy

Celine Angbeletchy

Sono una persona molto eclettica con un'ossessione per la musica e la sociologia. Nata e cresciuta in Italia, Londra è diventata la mia casa. Qui faccio musica, ballo, canto, suono, scrivo e cucino.