Danny Simmons | “L’arte cambia la vita. È molto semplice!”

Danny Simmons | “L’arte cambia la vita. È molto semplice!”


New York. Manhattan. Sulle rive del fiume Husdon sorge Chelsea, un quartiere di epoca post-industriale ed uno dei principali distretti mondiali dell’arte, con più di duecento gallerie presenti.

Tra i vari spazi espositivi c’è la Rush Philantrophic Arts Foundation, un ente filantropico dedicato all’arte dove ho avuto la fortuna di lavorare come assistente curatrice.
griot-mag-Danny Simmons - Rush Philantropic Arts Foundation | “L’arte cambia la vita. È molto semplice!”-chelseaLa fondazione Rush è prevalentemente dedita al supporto di artisti afroamericani emergenti e rappresenta uno spazio creativo e gratuito dove i bambini e i ragazzi di New York possono esprimersi, imparare e creare, soprattutto grazie al programma didattico Rush Kid Education, organizzato in collaborazione con le scuole pubbliche della città di New York, che si svolge in parallelo all’anno scolastico nella la galleria d’arte Corridor, a Brooklyn.

Ho lavorato otto mesi alla Fondazione Rush e ho seguito anche il programma educativo per i ragazzi. Devo dire che mentre ero lì continuavo ad interrogarmi sul significato e sull’importanza di spazi educativi ed artistici come la Fondazione Rush, e su come tali realtà possano contribuire in modo positivo alla società e, nello specifico, alla comunità afroamericana.

Ho deciso quindi di fare qualche domanda a Danny Simmons, co-fondatore della Fondazione Rush, per avere le risposte che cercavo.

GRIOT: Partendo dalla tua esperienza giovanile nelle Black Panthers e guardando allo scenario odierno, con questo nuovo presidente degli Stati Uniti, qual è il ruolo dell’arte nel creare un senso di comunità, a Ny e non solo?

Innanzitutto l’arte ha molteplici finalità. Tra queste, la più significativa a mio avviso è quella di promuovere lo scambio e la comunicazione tra persone. Indipendentemente dalla tematica di una mostra, che può essere o meno politica, l’arte riunisce persone che hanno esperienze di vita differenti e vengono da parti del mondo diverse. Prendiamo ad esempio la prima mostra che ho ospitato nella sede Rush a Filadelfia, Guerrillas in the Midst (10 settembre 2016). La mostra aveva un profilo politico e più di trecento persone sono venute a trovarci. Ci sono state moltissime conversazioni, tanti scambi di idee tra artisti, galleristi, scrittori o semplici amanti dell’arte. Gli artisti attraverso l’arte hanno espresso le loro idee sulla società moderna e sulla politica statunitense.

Per anni sei stato a capo del Rush Kid Education, un progetto didattico-artistico che si tiene presso la vostra sede di Brooklyn (Corridor Gallery), lavorando in collaborazione con le scuole di New York city. Quanto e perché è importante per i bambini e i ragazzi di oggi sentirsi parte delle comunità che li circonda, nello specifico quella afroamericana?

L’arte per i bambini è essenziale. Educando i bambini all’arte gli si dà un’occasione di espandere i loro orizzonti, di sentirsi liberi di creare cose che non avrebbero mai pensato di creare. Fondamentalmente l’arte li rende più forti. Attraverso il processo creativo i bambini e gli adolescenti realizzano qualcosa dal nulla, stimolano la loro immaginazione e questo gli dà la forza di credere in se stessi e nella possibilità di fare tanto altro di positivo nella loro vita.

Credo che questo passaggio sia estremamente importante, soprattutto per i bambini provenienti da realtà non privilegiate, che alla fine sono la maggior parte di quelli che partecipano al mio programma educativo.

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via facebook.com/RushPhilanthropicArtsFoundation

Diverse ricerche hanno dimostrato che i bambini che riescono bene nel processo creativo hanno anche migliori risultati nelle altre materie scolastiche. Io credo che davvero che l’arte riesca a focalizzare l’interesse dei bambini in qualcosa di positivo per loro e questo influenza e migliora la loro crescita personale.

Quale è secondo te il momento più determinante nel processo creativo per i ragazzi che partecipano al Rush Kid Education Program?

Penso che il momento creativo sia il più importante. Realizzare qualcosa usando il talento personale e l’immaginazione è fondamentale nel processo creativo. L’educazione sui libri è importante, ma ancora di più è il processo del fare. Inoltre l’interazione tra le persone, la condivisione di pensieri e obiettivi sviluppa il senso di comunità e di conseguenza si prende atto di non essere soli, ma parte di qualcosa di più grande di noi.

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Liberty, Laylah Ali via

C’è un episodio che ti va di raccontarci legato a un bambino proveniente da una realtà svantaggiata che attraverso l’arte ha trovato la forza di intraprendere un percorso di crescita positivo?

C’era un bambino di nome Isaac che frequentava il mio programma educativo. Aveva dieci anni e aveva perso da poco i genitori ma nonostante tutte le difficoltà che stava attraversando nella sua vita continuava a seguire le attività del Rush Kid Education Program.

Un giorno Isaac incontra una delle insegnanti, Meredith, non lontano dalla Corridor Gallery di Brooklyn. Le corre incontro e mentre la abbraccia le dice che quello era uno dei giorni più belli della sua vita. Quando Meredith gli chiede il motivo Isaac le risponde che si sentiva felice perchè quel giorno aveva creato arte. Questo episodio mi è rimasto impresso, mi ha fatto commuovere perchè Isaac continuava a percepire l’arte come uno spazio sicuro dove poter esprimersi e stare a suo agio, e grazie all’arte riusciva a trovare del positivo nella sua vita, al di là delle condizioni difficili nelle quali si trovava in quel momento.

Nel 2015 hai esposto le tue opere e dei pezzi provenienti della tua collezione d’arte nel nuovo Museo di Arte Afroamericana di Filadelfia (BadAss Art Man, aprile-maggio 2015). Che impatto ha avuto nella comunità afroamericana di Filadelfia l’apertura di questo Museo?

Sì, ho tenuto una personale nel Museo di Arte Afroamericana di Filadelfia ed è stato incredibile. Alla mostra sono venute centinaia di persone e ho portato così tanto materiale che ho riempito tutto il museo. L’apertura dell’African American Museum di Filadelfia ha avuto un impatto molto forte e positivo sugli artisti della comunità afroamericana e la Fondazione Rush ha dato un grande contributo.

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(c) Danny Simmons

La Rush ha creato insieme al museo un programma rivolto agli artisti emergenti. Grazie a questo programma gli artisti possono usare gratuitamente gli spazi che si trovano nei piani superiori del mueseo e lavorare alle loro opere. Alla fine dell’anno poi è prevista una mostra collettiva nel museo stesso. Abbiamo deciso di creare questo programma – Artists In Residence – per favorire e incrementare la circolazione e il riconoscimento istituzionale dell’arte afroamericana contemporanea.

Perché è così importante rappresentare l’arte afroamericana?

Quando ho iniziato la mia carriera di artista, venticinque anni fa, non c’erano molte gallerie disposte a esporre opere di artisti afroamericani emergenti. Essendo io stesso un artista afroamericano, ho sentito il bisogno di creare uno spazio per esporre sia le mie opere che quelle degli altri artisti afroamericani che conoscevo. Così ho aperto il mio spazio con mio fratello Russell, e la mia prima l’avevamo allestita nel suo ufficio. Con il passare degli anni mi sono espanso e ho aperto molte altre gallerie d’arte, fino ad arrivare alla Fondazione Rush, che con le sue gallerie satellite (Rush Gallery, Chelsea; Corridor Gallery, Brooklyn; Rush Philadelphia, Philadelphia) è oramai nel settore da più di ventun’anni.

Che consiglio daresti a chi vuole aprire gallerie d’arte e spazi culturali in altre parti del mondo che puntano a svolgere un ruolo di primo piano nelle aree più svantaggiate?

Tutto ciò che bisogna fare è invitare le persone! Partire in piccolo e poi crescere, organizzando una mostra in un ufficio o anche in un appartamento. Non c’è bisogno di trovare subito la galleria o lo spazio perfetto. Ciò che che conta, agli inizi, è condividere idee, incontrarsi e parlare con gli altri, condividere idee, ceare un network. È così che nasce un movimento!

Danny Simmons terrà la sua prossima personale questo maggio a Milano.

Intervista di Coumba Sall

English – Danny Simmons | “Art saves lives, it’s that simple”

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