È arrivata l’estate | Tre mesi, tre donne, tre libri per rimanere alleati

È arrivata l’estate | Tre mesi, tre donne, tre libri per rimanere alleati


Sono passate più di due settimane da quando le tante piazze e strade di Italia si sono riempite di persone per manifestare contro il razzismo dopo la morte di George Floyd, sorrette dall’urlo e dai cartelli Black Lives Matter. Ma lo scorrere del tempo può giocare brutti scherzi all’empatia, rischiando di mandare a rotoli i buoni propositi di sostenere più concretamente le battaglie delle minoranze. L’estate è ormai arrivata, e per aiutarvi a rimanere o diventare alleati vi proponiamo questa breve lista di libri: uno per mese, fino alla fine della stagione estiva.

E POI BASTA. MANIFESTO DI UNA DONNA NERA ITALIANA (2019)

Descrizione

Dopo una vita trascorsa a rispondere alle domande e alle curiosità altrui, sulle sue origini, sulla sua pelle, sulle sue opinioni, Espérance Hakuzwimana Ripanti, al suo primo romanzo [uscito dopo il racconto Lamiere, nell’antologia Future] si serve della scrittura come strumento per riappropriarsi del suo spazio ed esporsi, rivelarsia modo suonei suoi termini, alle sue condizioni. «E poi basta è il racconto di come sono uscita dalla mia stanza rendendo reale tutto quello che ho trovato nei libri e negli anni. Una chiamata dell’eroe a cui ho risposto a modo mio, senza mai dimenticare la mia storia, cominciata in Ruanda, e i limiti trovati per le strade d’Italia. Il racconto di me, che avrei solo voluto leggere, e di un’estate che invece mi ha cambiato la vita.» Ma è anche il racconto dei compagni di viaggio, delle esperienze che più l’hanno segnata, dei protagonisti che hanno condiviso il fronte con lei. Un saggio, una biografia, una ballata, un manifesto: la storia della sua lotta contro i pregiudizi, e infine la ricerca di soluzioni, tra il buio e la luce del sole.

NEGRETTA. BACI RAZZISTI (2020)

Descrizione

Se tua madre lavora, deve per forza di cose pulire le scale. O fare la puttana. Se invece cammini da sola per strada, sei tu a essere presa per una puttana. Succede se sei una donna. Nera. In Italia. Oggi. E non ha nessuna importanza che tu sia nata in questo paese, perché ci sarà sempre chi, ascoltandoti parlare, non potrà fare a meno di stupirsi di come tu conosca così bene l’italiano… Accade perché la lingua della discriminazione non conosce mezzi termini. E aggiunge agli episodi di brutale razzismo mille occasioni di sottile disprezzo e di malcelata ignoranza. A raccontarlo è Marilena Delli Umhoza, al suo secondo romanzo (Razzismo all’italiana. Cronache di una spia mezzosangue, 2016), diventata grande sentendosi chiamare Negretta e cresciuta trovando ogni giorno la forza per affrontare le ferite inferte alla sua anima dal sessismo, dal disprezzo per i poveri e dalla xenofobia. Una battaglia per l’affermazione di un’identità afroitaliana che non rinuncia a sfoderare l’arma dell’ironia, costruendo un labirinto di finali imprevedibili, di passioni irrinunciabili e di consapevolezze strappate al disprezzo di chi, pagina dopo pagina, dall’alto del suo machismo e del suo razzismo più o meno conclamato, sarà costretto a scoprire di essere già stato sconfitto dalla storia.

STORIE DELLA MIA CITTÁ

Descrizione

È una bella mattina di sole, quando Morayo si alza e inizia la giornata affacciandosi alla finestra della sua casa di San Francisco che abbraccia tutta la baia. Che vista: l’azzurro intenso di mare e cielo le provoca brividi di gioia, e le fa quasi passare la nostalgia di Lagos, troppo caotica e degradata, anche se è quella la sua patria. La casa di San Francisco le piace proprio, tanto solida che ha resistito al terremoto del 1906, come ama ricordare la padrona di casa, e ben piantata in un quartiere colorato che a Morayo ricorda i paesi dove ha vissuto con l’ex marito ambasciatore. C’è il postino cinese, sempre gentile con i suoi inchini, il fioraio palestinese diffidente che però le regala spesso un fiore, la senzatetto punk dal look esuberante e Antonio, il poeta che risveglia i suoi desideri. Morayo passeggia, quella mattina, avvolta in un abito africano dai colori vivaci, felice della sua indipendenza di donna agée dalla vita ricca, di ricordi ed esperienze, di amicizie e passioni. Passeggia e nota la sua Porsche parcheggiata un po’ così, ma in fondo che importa. Passeggia e scivola, senza rendersene conto. Un piccolo incidente che rimette in discussione la sua autonomia. Eppure, senza paura, quella rete di amicizie coltivate con intelligente empatia l’accoglierà di nuovo. Morayo Da Silva è una donna fantastica: brillante, vivace, capace di sfidare le convenzioni di età, genere e razza, anche a costo di essere fastidiosa, capisce il mondo e per questo lo colora. Storie della mia città, il nuovo romanzo della scrittrice britannico-nigeriana Sarah Ladipo Manyika (Coming of Age in the Time of the Hoodie, 2015; In Dependence, 2011), racconta dell’importanza di dare e ricevere, ma anche di perdonare.

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