In conversazione con Anchorsong, un moderno tradizionalista

In conversazione con Anchorsong, un moderno tradizionalista


Uno stile elegante e sofisticato nell’unire melodie a strutture percussive, e concerti live impressionanti creati da un MPC e una tastiera hanno fatto di Maasaki Yoshida, AKA Anchorsong, un artista riconosciuto e acclamato internazionalmente.

Nato e cresciuto in Giappone ma residente a Londra dal 2007, Anchorsong si è fatto conoscere in Europa nel 2011 con i suoi album Chapters [Tru Thoughts Recordings] e The Lost and Found Ep, uscito sulla sua etichetta Case Study. Guardalo esibirsi è quasi uno spettacolo di magia, in quanto riesce a creare in pochi secondi mondi dinamici di coinvolgente jazz elettronico che mescola elementi moderni, sonorità vintage e percussioni tradizionali.

Anchorsong si definisce un moderno tradizionalista. Non a caso, Rooty, la rassegna dedicata alla musica elettronica che affonda le radici nella tradizione, si chiuderà con la performance di questo peculiare artista che per l’occasione abbiamo intervistato.

GRIOT: La tua musica attraversa l’ampio spettro di generi e sonorità del panorama elettronico. Visto che la musica e la cultura giapponesi sono profondamente diverse da quelle occidentali, siamo molto curiosi di scoprire come è iniziata la tua esperienza artistica, quali sono le tue influenze musicali, quali ostacoli hai incontrato nel tuo percorso e come li hai superati.

Anchorsong: Sono cresciuto con il pop e il rock entrando a far parte di un gruppo come chitarrista. Avevo 18 anni. Non abbiamo mai fatto dischi o concerti live, ma il solo essersi messi a suonare insieme è stato molto emozionante per me. La nostra musica era molto eclettica e la band mi stava molto a cuore perciò è stata molto dura per me quando ci siamo divisi.

Ho quasi abbandonato la musica completamente perché non volevo assolutamente iniziare un percorso solista, ma in qualche modo non sono riuscito a rinunciare. Così mi sono forzato a intraprendere una carriera da solista, cosa che rimane tutt’oggi la sfida più grande per me da affrontare.
_griotmag.com_conversazione-anchorsong-un-moderno-tradizionalistaHai vissuto in Europa per molto tempo, ma hai passato due anni in Giappone per la produzione del tuo EP Mawa. A cosa è stata dovuta questa decisione? E in che modo il tuo ambiente culturale nativo ti ha ispirato di più durante la produzione di questo disco?

Volevo separarmi da quello che stava succedendo nella scena londinese. Anche se non me ne sono mai sentito parte, è inevitabile non essere influenzati. Al tempo stavo cercando di scoprire il mio stile e il Giappone sembrava essere un posto migliore per poter essere più neutrale.

Nel tuo secondo album per Tru Thoughts invece sembri esplorare ulteriormente la fusione tra musica moderna e tradizionale. Come hai sviluppato il tuo stile nel corso degli anni e perché hai deciso di seguire questo filone più ritmico e percussivo nei tuoi ultimi lavori?

Mi piace l’idea di darmi delle restrizioni per mettere meglio a fuoco quello che sto facendo, e dovere comporre la mia musica con un MPC è una di queste. Io suono il campionatore come se suonassi delle percussioni, quindi scrivere pezzi molto ritmici è naturale per me.

Mi ricordo che c’è stato un momento in cui mi sono reso conto di aver un buon senso del ritmo, avevo circa 8 o 9 anni. Ad un concerto a scuola, un giorno ho dovuto inaspettatamente suonare il tamburo perché il ragazzo che lo suonava di solito era assente. Alla fine suonai molto meglio di lui, anche se avevo zero esperienza.

Le copertine dei tuoi dischi Mawa e Cerimonial parlano con la loro espressività, fanno venire voglia di muoversi al primo sguardo. Perché le hai scelte e cosa significano?

Tutti i miei dischi preferiti hanno copertine strabilianti ed è come se parlassero davvero. Io voglio semplicemente fare lo stesso, quindi mi impegno molto per trovare immagini che rappresentino davvero la mia musica. Penso che le immagini di entrambi i dischi catturino bene la dinamica delle tracce.
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Oltre ad essere un produttore e un incredibile performer, hai anche la tua etichetta discografica, Case Study. Raccontaci di cosa si tratta.

Fondamentalmente è una piattaforma per far uscire la mia musica. Di recente l’etichetta è stata un po’ inattiva perché sono concentrato sulla mia carriera come Anchorsong, ma potrei far uscire qualcosa da un momento all’altro, quindi tenetemi d’occhio!

Il tuo percorso artistico finora è stato incredibilmente ricco e soddisfacente. Quale sarà il prossimo step?

Sto esplorando vari strumenti e percussioni provenienti da tutto il mondo. È un viaggio infinito che mi dà ispirazione infinita. Al momento sono particolarmente affascinato dalle percussioni indiane come Tabla e Dholak, quindi penso che i miei prossimi lavori rifletteranno più o meno questo stato d’animo.

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via facebook/Anchorsong

Anchorsong si esibirà live al Circolo Culturale BUH di Firenze venerdì 28 Aprile, in occasione dell’ultima puntata di Rooty. A seguire ci sarà il dj set di Andrea Mi. Potete trovare più informazioni sull’evento qui.

Tutte le immagini | Courtesy of Anchorsong

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Celine Angbeletchy

Celine Angbeletchy

Sono una persona molto eclettica con un’ossessione per la musica e la sociologia. Nata e cresciuta in Italia, Londra è diventata la mia casa. Qui creo beat, ballo, canto, suono, scrivo, cucino e insegno in una scuola internazionale.

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