Pianeta Blu | Ci siamo visti con Diamante per parlare del suo album ‘Fumante’

Pianeta Blu | Ci siamo visti con Diamante per parlare del suo album ‘Fumante’


Di solito il vino con il tempo migliora e Pianeta Blu, l’ultimo brano pubblicato da Diamante, ha lo stesso sapore di un vino rosso uscito da una vecchia cantina. Si, è vero, le hit di raggaeton si sono già piazzate in poltrona, hanno già invaso le nostre teste passando per le orecchie, ma questa canzone, merito anche della bellissima voce di Desy, sono giorni che occupa la mia playlist, cosi ho deciso di capirci chiaro incontrando direttamente Daniele aka Diamante per una sana chiacchierata sul suo ultimo disco Fumante, nato dalla collaborazione con Captain Futuro (Esa.) Ma come spesso succede in questi casi, siamo andati decisamente oltre, e non per colpa del vino.

GRIOT: Insomma come e quando ha preso vita Fumante?

Diamante: In realtà ci pensavo da molto, però devo ammettere che sono sempre stato un po’ geloso delle mie cose. Avevo iniziato a lavorarci su ma ero troppo severo con me stesso. Correzioni su correzioni non riuscivo più a venirne a capo. Un giorno ho alzato il telefono e  ho deciso di confrontarmi con Esa e lui da bravo fratello maggiore non ha avuto esitazioni a metterci le mani, così ce le siamo sporcate per bene entrambi. Esa si è presentato a casa mia con venti beats pronti per un’orgia musicale e nel giro di tre settimane abbiamo partorito Fumante.
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Come è stato lavorare con Capitan Futuro e con gli altri?

Io e Esa ci conosciamo da tempo e comunque tra noi c’è sempre stata molta stima e simpatia. Dal nostro incontro si è generata una sinergia, una magia che ha fatto accadere tutto in maniera naturale. Lui è un pazzo perché ha saputo spronarmi per bene in un momento di mille distrazioni. Forse anche per questo alla fine non ho valutato l’idea di coinvolgere altre persone, specialmente con i beats.

Abbiamo registrato circa 16 brani di cui personalmente ne avrei pubblicati solo 10, alla fine siamo giunti ad un compromesso e  sono usciti fuori 14 tracce con lui che mi continuava a ripetere: ‘Tu ora sei questo, non avere paura del giudizio, non ti precludere di migliorare e di evolvere un domani, ora sei così e lasciane il segno.”

In questo disco sono presenti anche Francikario e Acevedo , due ragazzi italo-domenicani che vivono a Milano. Sono davvero in gamba. Mentre Desy [Desy NotaMulata] l’ho cercata io. Avevo sentito la sua roba in giro per il web e sono rimasto folgorato, così l’ ho invitata ad un mio live, poi ci siamo rivisti e in meno di due ore ha creato la strofa di Pianeta Blu. Lei è italo-capoverdiana, un talento puro, una voce da brividi.
griot-mag-pianeta-blu--desy-mulata-daniele-diamante-intervistaL’ultima volta che ci siamo visti abbiamo parlato del tuo brano per il docufilm Il pugile del Duce. Come ci sei finito dentro e quali sensazioni hai provato nel fare parte di un progetto simile?

Io sono un fan di Leone Jacovacci da quando ho letto il libro di Mauro Valeri e questo credo valga anche per Tony Saccucci, il regista del film. Tra l’altro nell’intro del libro vengono citati gli Indelebile Inchiostro e la cosa mi ha esaltato ancora di più. Il progetto Negri de Roma era uscito nel 2001 ed è stato il primo album di rap in Italia fatto da neri in italiano, completamente indipendente, in un periodo anche abbastanza difficile, quindi questa citazione di Mauro mi ha reso chiaro che nonostante tutto in qualche modo avevamo lasciato il segno.

Quando Tony [Saccucci] mi ha contattato per la canzone ho valutato con molta calma. Questo perché quella di Leone è una storia così importante e delicata che ho voluto mettermi i guanti per musicarla. Prendendo spunto da un brano di Rakim dedicato a Nelson Mandela ho vagamente riproposto la stessa tecnica di narrazione, seguendo una melodia ben precisa e toccando punti salienti della vita del boxer.

Entrare a far parte del film con la mia musica mi ha reso molto felice, sia come rapper che come nero italiano. Credo che le storie come quelle di Jacovacci meritino di essere raccontate e vanno divulgate in più contesti possibili, scuole comprese, sia in Italia che all’estero, soprattutto per i ragazzi, che non meritano di crescere con una visione stereotipata della realtà proposta solo da un’unica prospettiva.

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Leone Jacovacci, Il Pugile del Duce

A proposito di ragazzi, so che porti avanti un laboratorio di rap con i giovani, spiegami un po’.

Sì, in collaborazione con la cooperativa Mare Culturale Urbano, esiste appunto questa iniziativa con cui permettiamo ai ragazzi di misurarsi con la propria creatività componendo rime. Trattandosi di creatività e soprattutto di giovani, l’approccio didattico è molto flessibile. Cambiamo spesso metodo lasciando ai ragazzi la libertà di esprimersi e cercando di stimolarli, ma senza mai calcare troppo la mano. La partecipazione al laboratorio è ovviamente gratuita per permettere a più persone di prenderne parte.

Oggi la scena rap in Italia sta diventando sempre più mainstream specialmente nel rapporto con i media tradizionali che fino a ieri l’hanno snobbata. Cosa ne pensi di questa nuova ventata? Ci sono artisti che segui in particolare?

L’attenzione dei media è una cosa buona, comunque sono un mezzo per arrivare a più orecchie, poi per il contenuto ognuno crea il proprio ed lì che emergono le differenze .

Non per fare lo snob, ma ascolto veramente poca musica italiana o comunque poca musica in generale. Lo so, sembra paradossale, ma il tempo mi fotte alla grande, però sono un grande fan di Benjamin Clementine e godo ancora quando sento J Dilla, l’ ultimo pezzo di Young RJ, ‘Huh‘, degli Slum Village, mi ha sedotto follemente, nutro simpatia per Ghali, Salmo, Fibra, ma soprattutto per Tusco, un ragazzo di Pavia molto bravo che è anche presente nell’ album Fumante.

Ormai il disco è uscito, i live ti aspettano, hai già qualcosa di nuovo in ballo?

Il prossimo mese sarò a Torino, vado a trovare il mio amico mauriziano Jino Touche, contrabbassista di Paolo Conte, con cui sto valutando l’idea di una piccola chicca, quindi stay tuned che poi vi aggiornerò. Peace!

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Gaylor Mangumbu

Gaylor Mangumbu

È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.

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