Con Black Star Symposium il London Film Festival ‘schiaffeggia’ tutti

Con Black Star Symposium il London Film Festival ‘schiaffeggia’ tutti


La 60° edizione del BFI London Film Festival sta per partire. Un’edizione che rimarrà nella storia perché se la memoria non mi inganna, mai una rassegna cinematografica ha preso una posizione così netta e diretta su temi come diversity – e non solo.

L’ultima edizione degli Academy Awards americani è stata intrisa di polemiche black yes, black no, in seguito all’hashtag #OscarSoWhite. In breve, l’anno scorso e per il secondo anno consecutivo, tutti gli attori candidati alla stautetta erano bianchi e il regista Spike Lee, premiato con un Oscar alla carriera, accettando il riconoscimento decise di boicottare la cerimonia. Non perché non ci fossero neri, ma semplicemente perché c’erano solo interpreti bianchi nelle candidature principali, una leggera sfumatura che in molti hanno ignorato, buttandola sul vittimismo e razzismo senza realmente fare focus sull’intento della provocazione e generando solo una gran confusione come spesso riesce facile ai media.
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Gli inglesi invece quest’anno hanno preso tutta un’altra strada che non è né pro-black, né anti-white, ma semplicemente la stessa strada che ognuno di noi ogni giorno percorre tra casa e lavoro, tra lavoro e palestra, tra la discoteca e il mercato biologico; perché è in queste strade che i nostri occhi vedono tutte le sfumature di cui è composta la comunità nella quale viviamo e l’universo del cinema – ma anche quello della televisione – in quanto movimento culturale non può essere indifferente a queste sfaccettature, proponendo esclusivamente prodotti monogusto e credendo di parlare ad un pubblico/consumatore omogeneo.

Un inno alla diversity [con ancora molta strada da fare] che Clare Stewart, boss della manifestazione cinematografica londinese, grida forte con una proposta molto inclusiva, una selezione di opere e autori molto interessanti, dando il giusto spazio ai giovani registi emergenti, e bilanciato dalla presenza importante di veterani come Werner Herzog o Dennis Muren, che non è un regista ma non necessita di essere presentato. Stesso discorso per Charlie Brooker, mente e anima della serie televisiva Black Mirror. Si vocifera anche della presenza di Matthew Barnes aka Forest Swords, anche se sembra sia David Oyelowo [avete visto Selma e la sua interpetazione di Martin Luther King?] a farla da padrone. L’attore, nato ad Oxford, sarà infatti presente con ben due opere inedite: “A United Kingdom” diretto da Amma Asante, sulla discussa storia d’amore di Seretse Khama – il primo presidente del Botswana – con la britannica Ruth Williams; The Queen of Katwe, con la regia di Mira Nair e la partecipazione del premio oscar Lupita Nyong’o, dove quelli della Walt Disney [finalmente] hanno deciso che anche la favola di Phiona Mutesi – talento ugandese degli scacchi – fosse degna di essere raccontata.
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David Oyelowo inoltre darà il via il 6 ottobre all’evento Black Star Symposium insieme a Noel Clarke, Barry Jenkins, Julie Dash e Amma Asante, un’iniziativa che la kermesse ha fortemente voluto per celebrare la “blackness” nell’ industria cinematografica e discutere del perché nel 2016 le opportunità per gli attori neri sono ancora così limitate e cosa si può fare per cambiare le cose in positivo senza nessun vittimismo. Importante anche la presenza dell’esordiente Joseph A. Adelesunloye che insieme a Alice Lowe, Paul Anton Smith e Hope Dickson Leach sono i quattro finalisti selezionati per il premio IWC Filmmaker Bursary Award e il regista British-Nigerian felice della nomina presenterà White Colour Black, la sua opera prima lievemente autobiografica con protagonista il modello Dudley O’Shaughnessy.

Il festival inaugurerà il 5 ottobre e chiuderà il sipario il 16 ottobre.

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Gaylor Mangumbu

Gaylor Mangumbu

È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.

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