Siamo stati all’Afropunk Festival | Diversità e stili a tutto volume

Siamo stati all’Afropunk Festival | Diversità e stili a tutto volume


“No Sexism,” “No Racism,” “No Ableism,” “No Ageism,” “No Homophobia, ” “No Fatphobia,” “No Transphobia,” “No Hatefulness.” In poche parole SÌ ALLA DIVERSITÀ! ‘Urlata’ forte e chiaro sui mega banner che vestivano i palchi della dodicesima edizione di Afropunk, ma soprattutto dalle 60.000 persone che per due giorni di fila – il 27 e 28 agosto – si sono radunate al Commodore Park in Fort Greene, a Brooklyn, New York.
griot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-71-©johanne affricotDi primo acchitto la parola Afropunk fa pensare ad un festival di musica dove si esibiscono esclusivamente black artist e frequentato per lo più da un pubblico di persone nere. In effetti è così, ma sarebbe limitato circoscriverlo solo a questi due aspetti. Raccontarne le origini e la direzione che ha preso e sta prendendo è forse più interessante, considerato che Parigi quest’anno ha ospitato la seconda edizione made in Francia mentre il 24 settembre Londra inaugurerà il suo primo Afropunk.
griot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-67-©johanne affricotIn principio fu “The Rock and Roll Nigger Experience,” titolo originale del documentario del 2003 “Afro-Punk: The Other Black Experience,” diretto dall’allora regista alle prime armi James Spooner. Nato nell’isola caraibica di Santa Lucia, cresciuto in entambe le coste degli States, mamma bianca, papà nero, unico biracial della famiglia, come la maggior parte dei ragazzini della California del sud degli anni ’90 Spooner era dentro la scena punk-rock e skate con tutte le scarpe. L’unica diferenza è che rispetto agli altri era nero, il che alle volte significava avere problemi perchè ricorda che allora l’ambiente punk era molto razzista e quando andava ai concerti era “white power, svastiche e tutta roba del genere.” Le cose iniziarono a prendere un’altra piega quando durante gli anni del liceo si trasferì a New York. Qui scoprì una “gang di ragazzini neri” che era proprio come lui. Per la prima volta nella sua vita poteva finalmente essere quello che voleva. E andava bene.

L’incredibile contraddizione di escludere i giovani dal rock – genere che ai suoi albori si ispirava alla black music – ha giocato un ruolo importante nella realizzazione di Afro-Punk. Il film infatti mette in luce non solo le esperienze personali di quattro ragazzi completamente votati ad uno stile di vita punk-rock, ma soprattutto dinamiche legate alla razza, all’identità e all’alienazione.

Realizzato con un budget praticamente inesistente, il documentario permise a Spooner di connetersi ad altre persone come lui e a far conoscere ad altre persone una ‘nazione’ di gente come lui: fan di musica indie-rock e della cultura fai-da-te ispirata al mondo del punk. In poche parole minoranze all’interno di una cultura che già di suo era underground.
griot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-johanne affricotDue anni dopo, nel 2005, Spooner e Matthew Morgan – produttore del suo film e intraprendente figura dell’industria musicale – e la co-organizzatrice Jocelyn Cooper, unirono le forze e trasformarono il fim in un festival – forti del movimento che si era venuto a creare intorno al documentario – che puntava e punta i riflettori sulla musica e sull’arte creata dai neri americani, spesso scarsamente rappresentati o tenuti fuori dai media mainstream [una cosa che non riguarda solo gli States ma anche la nostra cara Europa, ma qui a Griot ci stiamo dando da fare.] L’obiettivo era dare una voce, uno spazio alle migliaia di giovani multi-cultural che si identificavano fieramente in uno stile di vita apparentemente meno percorso dai neri e legato alla scena indie-rock, punk e hardcore.
griot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-69-©johanne affricotPrima e dopo l’evento ho parlato con alcuni amici americani e italiani che vivono a NY che mi hanno raccontanto di come alcuni critichino il fatto che il festival abbia perso la sua natura punk [in effetti gli artisti saliti sul palco hanno coperto molti generi diversi, senza però escludere il rock,] che sia diventato un evento commerciale e troppo fashionista, e che farlo diventare a pagamento – dal 2015 – gli abbia fatto perdere credibilità  [$80 per due giorni e $45-50 per uno giorno, ma si può fare anche del volontariato per accedere gratis]

E allora penso, magari erroneamente, “gente, qualsiasi roba underground nata con l’obiettivo di dare una voce a delle minoranze è impossibile che non diventi qualcosa di più grande, di massa e ‘commerciale,’ a meno che non la si voglia far rimanere tale. Ne avevo parlato anche nell’intervista ad Harley Dubois, una delle fondatrici del Burning Man. Inoltre se per andarti a vedere il concerto singolo dei Bad Brains o Living Colur, di Tyler, The Creator, dei Tv On the Radio o di Ice Cube Janelle Monae come minimo ti chiedono $35, per una due giorni con una line-up che presentava più di 50 artisti ‘diversi’, tra musicisti e dj, secondo me il prezzo era abbastanza competitivo. E l’organizzazione era molto buona. E vuoi mettere poi che è un evento organizzato da neri che richiama gente da tutto il mondo? In un panorama di festival super monocromatici, sia nell’organizzazione, sia nella line-up, che nel pubblico, non è una cosa di poco conto. Uniche cose per le quali ho storto il naso sono state il prezzo della birra – $8 a lattina, – il fatto che alcuni big abbiano suonato e cantato su palchi secondo me troppo piccoli [intendo gli spazi riservati ai comuni mortali per ascoltarli e vederli,] e mi incazzerei con il service perchè nel Gold Stage – dove si sono esibiti Kelela e i The Internet, tra i vari –  l’audio si si sentiva talmente male che sono andata via tutte e due le volte [maledetti!]
griot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-68-©johanne affricotComunque sia, da voyeur italiana, esterna ma interna, consapevole di certe dinamiche, ero più interessata a captare l’energia, la fierezza negli sguardi, negli stili e nei corpi della gente; più interessata ad intercettarare la curiosità spalmata sui volti di ragazzi che sembravano essere usciti dalla classe de “L’attimo Fuggente” [cresciuti di qualche anno] o sui visi di padri di famiglia [con figli e mogli a seguito] che probabilmente vivono nei mega flat della Manhattan di Carrie Bradshaw. Ero più felicemente ed ossessionatamente distratta ad osservare e ad ammirare la diversità, i narcisismi e i mascheramenti [?], i balli e i canti liberatori così come le improvvisazioni artistiche delle persone che hanno popolato questo festival. Più interessata ad ascoltare le grida di rivendicazione delle singole identità e individualità. Nei video qui sotto potete farvi un pò un’idea della vibe dell’evento. Volume alto, mi raccomando.

Anyway, posso dire di essere tornata a casa entusiasta, carica dell’energia di un festival che oltre a sparare diversità ad alto volume rappresenta soprattutto un invito al cambiamento. griot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-56-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-51-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-73-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-24--©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-44-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-35-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-55-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-53-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-33-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-1-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-65-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-72-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-47-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-37-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-11-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-52-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-48-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-41-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-54-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-8-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-39-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-23--©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-32-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-27-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-49-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-16-©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-14--©johanne affricotgriot-mag-afropunk-festival-inno-alla-diversita-divesity-e-allo-stile-new-york-brooklyn-63-©johanne affricotTutte le immagini | (c) Johanne Affricot

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Ultimo aggiornamento | 07-09-2016, 21:57

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Johanne Affricot

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Cultura, arti, musica, viaggi: vivrei solo di questo. "Culture curator e activator" per passione e missione. La curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto: potrei anche mordere.