Abbiamo intervistato Chassol, il Re dell’Ultrascore, il 4 novembre a Roma

Abbiamo intervistato Chassol, il Re dell’Ultrascore, il 4 novembre a Roma


Se alzate lo sguardo e scrutate il cielo, di notte, limpido e pulito, riuscite a sentire il suono che emettono le stelle? Io sì: Chassol. Christophe-Thomas Chassol.

Una stella nascente, o forse sarebbe meglio dire ‘crescente’ visto che il pianista, compositore e direttore musicale parigino della Martinica, classe 1976, ha iniziato a premere i tasti del pianoforte in conservatorio, alla tenera età di 4 anni, per poi passarne altri, tra i vari, al Berklee College of Music.
griot-mag-christophe.chassol-ultrascore-big-sun-martinica-concerto-roma-roma-europa-festival-intervistaAnni e anni di studio e gavetta che lo hanno portato a creare musiche per molti film, a lavorare come direttore musicale per icone electro-pop che hanno il nome di Sebastian Tellier o Phoenix.

È successo anche al cantautore e rapper di New Orleans Frank Ocean di aver visto e sentito il suono e l’immagine di questa stella e, naturalmente, di non farsi scappare l’occasione di inglobare il talento di Chassol nel suo ultimo album visuale, Endless.

Pianista, musicista, sperimentatore visionario, giocoliere di suoni e immagini, Chassol si è inventato un genere tutto suo per definire il suo mondo, la sua musica, che spazia tra minimalismo, jazz, elettronica, pop, lounge, rap, folk, funk, world music, chill wave e nu wave: Ultrascore. Nelle sue parole l’ultrascore è un metodo per “Harmoniser le réel”, armonizzare musicalmente la realtà.

In pratica registra scorci di vita e suoni della natura e del quotidiano, catturati in giro per il mondo durante i suoi viaggi, li rielabora nella sua casa studio, e li monta alle immagini mandate in loop, raccontando storie che rompono in maniera armonica qualsiasi certezza e schema narrativo e accorciano le distanze tra l’ordinario e l’insolito. Ha anche armonizzato un discorso di Obama.

Negli ultimi mesi si è girato mezzo stivale, conteso da quasi tutti i festival Jazz, grazie alla rassegna “La Francia in Scena,” che ha organizzato le date italiane in collaborazione con Afrodisia. Un tour che si concluderà il 13 novembre alla Philarmonie de Paris, per l’anniversario di Steve Reich.

Fortunatamente resta ancora la data romana del 4 novembre, in occasione del Roma Europa Festival, per poter ammirare dal vivo il suo show, che ha il potere di  catapultare lo spettatore in un viaggio immaginifico ad occhi aperti.

Per l’occasione porterà in scena Big Sun, l’ultimo atto della sua Trilogia, un capitolo che nel 2014 lo ha portato nelle Antille, a riconnettersi con la Martinica, terra dei suoi genitori, scomparsi nel 2005 in un incidente aereo. “Era una cosa che volevo fare per chiudere questo capitolo della mia vita,” dice. “Sono sicuro che gli sarebbe piaciuto molto.”

griot-mag-christophe.chassol-ultrascore-big-sun-martinica-concerto-roma-roma-europa-festival-(c)Guilhem SimbilleParlare con lui dà l’idea di parlare con un amico. È un artista molto, molto concentrato sul suo lavoro. Ci siamo incontrati in video tra Roma e l’Ile de Ré, in Francia, dove è andato a rifugiarsi per il ponte di Ognissanti e per farsi baciare dal sole di novembre.“Mi sveglio verso le 11 perché vado a letto tardi e mi metto subito a lavorare. Lavoro tutto il giorno. In realtà non si tratta di lavorare. Piuttosto direi che suono tutto il tempo,” mi dice.

Nel tempo libero si guarda documentari, va al cinema e quando può fa escursioni in montagna. “Sai, sono un lupo solitario. Non vedo neanche i miei amici. Vivo per lo più di notte. Esco alle 3 o alle 4 del mattino. Vado sempre nello stesso posto. Mi faccio uno o due whisky e scrivo la mia roba. E vedo la mia ragazza. Sono diciotto anni che stiamo insieme. Dal 1998.”

GRIOT: Raccontami del tuo Ultrascore.

Chassol: È qualcosa a cui lavoro da più di vent’anni e ora ne ho 40. È accaduto tutto in modo spontaneo, fare musica per film. Nel 2005, con l’avvento di Youtube, avevo accesso a così tanti video che mi venne naturale estrapolarne i suoni, rielaborarli e usarli come materiale musicale per i miei progetti. Quello che sto facendo oggi è un’evoluzione di questo percorso cominciato vent’anni fa e ciò che più desidero è di evolvere sempre di più, mostrare a più persone la sincronizzazione delle immagini sulla musica.

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Nello schermo, Pierre Michel Gertrude

In questi giorni sto lavorando alle musiche di due film: uno è una commedia francese e l’altro è un biopic su André Courrèges. Era uno stilista francese molto importante e la moglie sta realizzando un documentario sulla sua vita.

New Orleans, l’India e la Martinica sono i luoghi protagonisti della tua Trilogia audiovisiva. Com’è stato interagire con culture differenti e in periodi diversi della tua vita?

Tre esperienze diverse e tutte molto intense. Conoscevo già gli Stati Uniti quando sono andato a New Orleans. Mi è piaciuta molto e il più delle volte ci siamo ritrovati a piangere a dirotto perché siamo andati lì dopo l’uragano Katrina. Abbiamo incontrato molte persone che avevano perso tutto, ma allo stesso tempo avevano così tanta voglia di condividere con noi le loro cose. È stato fantastico.

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Nola Cherie, New Orleans (2011), di Christophe Chassol

L’India. Questo paese ha tutto ciò che odio: è sporco, pieno zeppo di gente e ci sono un sacco di mosche. Ma nonostante tutto mi piace. Occupa un posto speciale nel mio cuore per via dei suoi canti devozionali. È come avere un legame diretto con il mondo spirituale.

Martinica. Conosco la Martinica da quando sono bambino. Ci andavo un’estate sì e un’estate no. Lì ci sono i miei parenti e parlo la lingua [il creolo] ma quando ero ragazzino ho sempre avuto problemi perché è una società molto conservatrice, religiosa. E le battute non erano le stesse. No. Alcune proprio non funzionavano. Ma quando ci sono tornato con uno scopo [a marzo 2014 per Big Sun] per il mio progetto, per riprendere le persone, le cose erano diverse. Sono rimasto colpito dalla gente e dal suo umorismo. È stato sorprendente, rinfrescante, meraviglioso.

Di solito passi due settimane in ogni posto. Ti è mai capitato, una volta tornato a casa, di avere quella sensazione, tipo “Oh, cazzo, avrei dovuto registrare quello e quello.”

No, no. Al contrario. Ho sempre troppe cose. Sai, due settimane sono molto tempo e quando torni tagli veramente tanto. E visto che i miei lavori sono caratterizzati da loop, un secondo è già tantissimo. Per cui ho sempre migliaia di immagini a disposizione che vanno bene.

Lo schermo è un elemento importante dei tuoi live e senza questo il tuo ultrascore avrebbe un sapore diverso. Riesci a immaginarti o ti sei mai immaginato di fare uno show senza usarlo?

Sono cresciuto facendo concerti senza schermo ma in questo momento lo uso sempre. Ci ho anche pensato ma non farò le mie performance senza questo perché e troppo interessante. Ci sono molte cose che voglio ancora provare con lo schermo.
griot-mag-christophe.chassol-ultrascore-big-sun-martinica-concerto-roma-roma-europa-festival-ancienne-belgique-liveCosa siginifica per te essere un artista?

Oh, è una domanda interessante. C’è il nostro tour manager che è un regista e sta lavorando a un documentario sul nostro tour e al prossimo film che faremo. Bene, due mesi fa abbiamo passato due notti intere a discutere sul significato della parola ‘artista.’ No di un ‘buon’ artista ma del termine artista, di chi e cos’è un artista, ma non siamo riusciti a trovare una definizione appropriata.

Ti confesso però che per me essere artista siginifica vivere, essere, cercare di comunicare un’emozione, un qualcosa per cui le parole sono troppo limitate, utilizzando un linguaggio e una pratica che creo ogni giorno. Mi sento ok con questa definizione ed ogni giorno cerco di affinarla il più possibile. Ma naturalmente il linguaggio di ognuno si evolve in continuazione, come per la lingua francese o italiana. Ogni giorno nascono nuovi neologismi, nuove parole, nuove tecniche che metti in pratica.

Parlando di arte, hai esposto le tue opere audio al Museo di Arte Moderna di Shangai e alla Biennale di Venezia. So anche che sei stato coinvolto per la Biennale di Venezia del 2017. Cosa hai fatto in quelle occasioni e puoi dirmi a cosa stai lavorando?

Sì. A Shanghai ho composto delle musiche per una mostra di Chanel e alla Biennale [del 2007] ho lavorato con un artista francese che esponeva lì, Sophie Call.

Per la prossima Biennale, sto lavorando con Xavier Veilhan, l’artista che rappresenterà la Francia. Posso solo dirti che di base vuole trasformare il padiglione francese in uno studio di registrazione [con molti strumenti esistenti o inventati per l’occasione e a disposizione del pubblico] quindi parteciperanno molti musicisti.

Fico. Stai collaborando con altre istutizioni d’arte?

Sì. La prossima settimana sarò a Ginevra, al Museo Etnografico. Mi hanno dato un sacco di girato e con queste realizzerò un film.

Vieni da una formazione di musica classica e gli impressionisti sono molto importanti per te. Che influenza hanno avuto sulla tua musica?

Beh, essere francesce implica che devi per forza consocere Maurice Ravel e [Claude] Debussy. Questi ragazzi erano dei geni. Amo da morire la loro musica. È brillante. È elegante. È francese. È tanto. Ha armonie complesse e sofisticate. Quindi cresci con questi due esempi e cerchi di mettere alcune delle loro teniche nel tuo lavoro. Specialmente Ravel. È molto apprezzato dai jazzisti. È molto popolare in questo mondo. È come un jazzista.

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Maurice Ravel (1875-1937) al pianoforte al Belvedere, via Maurice Ravel Foundation

Mi sono messa a guardare per 5 minuti un tuo live show, in particolare quello all’Ancienne Belgique. Ho stoppato il video perchè mi sono detta che avrei preferito vederti e scoprirti dal vivo, qui a Roma. Una cosa che però ho notato è che quando performi, ti muovi molto. Il movimento è un elemento importante mentre crei o solo nei tuoi live?

No, nel processo creativo no. Ma anch’io ho guardato quello show, proprio come te, e mi sono reso conto che mi muovo molto. Credo sia una cosa molto spontanea. Non è una cosa a cui penso ma non riesco a immaginarmi fermo. È come per i dj. Se non si muovono mentre mixano, manca qualcosa. Mi succede la stessa cosa [che ballo] ed è importante per lo show.

Ho letto che hai realizzato musiche per molti film horror, ma nei tuoi show o video non si vedono mai scene di violenza e terrore, o povertà. Perchè?

Quello che mi più mi piace dei film horror sono le tecniche cinematografiche usate per spaventare le persone. E la musica, ovviamente. La maggior parte delle volte è davvero interessante. Ma nei miei video preferisco mostrare gioia, cose belle.

In una recente intervista su ‘La Repubblica’ hai detto al giornalista che ami l’Italia, ma che hai avuto problemi, soprattutto in passato, per il colore della tua pelle. Puoi essere più esplicito?

Guarda, posso dirti che è un paese molto razzista, come la Francia. Ho sempre avuto problemi, tipo quando in tour andavamo in hotel e a me dicevano ‘Oh, non abbiamo una camera disponibile per te.’ Cose del genere. So esattamente di cosa si tratta. Con cosa ho a che fare. È successo tanti anni fa. Ero in tour con i Phoenix, una band [francese].

Prima reagivo a questi episodi, ma ora non mi interessa più. Non ho problemi, dal momento che non mi interessa. È anche una questione di soldi. Quando si hanno i soldi, un sacco di razzismo non lo vedi. Sono cresciuto, ho i soldi, quindi non me ne vado in posti in cui potrei avere problemi per il fatto di essere nero.

Anche voi avete avuto tanti problemi nel tuo paese, con Berlusconi. Ha ferito così tanto l’Italia. Era un po’ come Sarkozy. Sarkozy ha fatto un sacco di cose cattive a questo paese ed è davvero difficile tornare al clima di prima.

E ora che non c’è più Sarkozy, com’è la situazione?

La situazione è molto brutta. Sai, c’è Marin Le Pen, del Front National, che è molto forte nei sondaggi. E poi le persone stanno sempre a parlare di religione, di attacchi [terroristici] e identità. Sono le uniche cose di cui si parla. È tutto così maledettamente noioso. E controproducente. È una situazione triste per il nostro paese e allo stesso tempo spaventosa.

Il prossimo anno ci saranno le elezioni presidenziali, e la vedo veramente brutta, brutta, brutta. Ci sono dei candidati dell’estrema destra, c’è Marie Le Pen, che andrà sicuramente al secondo turno. C’è anche questa politica di colore, Christiane Taubira, ex ministro della Giustizia.
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È la persona più forte, intelligente del mondo politico. Ma si sa che qualsiasi candidato di sinistra presenteranno verrà battuto alla grande. Ci scommetto quello che vuoi.

Capisco. Senti, ma perché secondo te è controproducente e noioso parlare di religione e identità?

Non è controproducente. È il modo in cui se ne parla. Voglio dire, le persone parlano di pancia e non usano la ragione. Non sono pragmatiche. E la maggior parte di loro sono ignoranti perché infulenzate da alcuni media o programmi televisivi stupidi. Credo che non ci stiamo rendendo abbastanza conto di quello che sta succedendo intorno a noi, mentre invece dovremmo.

Vedi, il capitalismo è da molto, molto tempo che ha preso il sopravvento e imbocca le persone con così tante cose stupide e inutili. E la gente non sa pensare con la propria testa, quindi reagisce mossa dalla paura, e quello a cui ambisce è solo comprare cose. È tutto molto triste.

Grazie a Dio abbiamo la tua musica, la tua arte. Penso che il tuo lavoro, insieme a quello di altri artisti e non, rappresenti il miglior modo per migliorare il nostro modo di vedere il mondo e immagino che sarai sempre più coinvolto nel mondo dell’arte e dall’industria musicale. È qualcosa che ti piacerebbe succedesse?

Guarda, non mi spaventano tanto le persone che vengono ai miei live. Non sono preoccupato per loro ma per quelli che hanno cervelli piccoli. Per quanto invece riguarda me, sto bene così e non mi interessa se sarò coinvolto di più nell’industria della musica. Amo molto fare musiche per film. Voglio realizzare lavori più accurati. Prima i miei sogni erano tipo ‘Oh, voglio suonare a Carnegie Hall’ opprure ‘Voglio correre a Hollywood per l’Oscar alla Migliore Musica.’ Ma ora non mi interessa più. Voglio solo fare film che desidero realizzare e mostrarli in posti belli. Tutto qua. Sto bene così.

Parlando di Oscar, so che Morricone è un’altra grande fonte di ispirazione per te. Se potessi incontrarlo, cosa gli diresti?

Lo ringrazierei. Gli direi: “Grazie per averci dato così tanto.” Ma mi piacererebbe anche tanto dirgli di essere più gentile con i giornalisti [ride divertito.] Cioè, ha tipo ottanta anni e passa ed è ancora molto arrabbiato. Un po’ di tempo fa ha fatto un’intervista con un grosso giornale francese, Liberation, e alla fine ha detto al giornalista “Vaffanculo.” [l’intervista in questione è stata titolata “Maestro Furioso.”]

Davvero? E perchè?

Perchè gli aveva fatto delle domande che a lui non piacevano.

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Ennio Morricone a maggio 2012 al Festival di Cannes. (c) Patrice Terraz via Liberation

Senti e del tuo carattere, ci sono dei lati che ti piacciono di più e altri che non ti vanno a genio?

Quello che amo di più del mio carattere è la mia energia. Poi ho un buon senso dell’osservazione. E amo da morire fare battute. Mentre non c’è niente che non mi piaccia del mio carattere [mentre lo dice, mi sbandiera una risata a 32 denti.]

Sicuro?

Ok, fammi pensare. No. Mi piace veramente tutto di me. Ecco, sto scherzando! Oh, non posso inventarmi qualcosa. Forse, ecco… sono pigro. Mi piacerebbe essere più…ma no, va bene così. È gisuto anche essere annoiati, pigri. Mi conosco e so che vorrei essere più ‘performante’, tipo scrivere un arrangiamento musicale in un’ora. Ti racconto questa. Tra dodici giorni suonerò alla Philarmonie [de Paris.] È un posto grande. Il più grande della Francia. Ed è molto importante. Suonerò Indiamore [il secondo capitolo della sua Trilogia] un pezzo che ha tre flauti, e anche un pezzo di Steve Reich. Bene, sai che sono arrivato al giorno prima delle prove per scrivere i tre flauti? Avrei potuto benissimo farlo due mesi prima.

Oh Mio Dio.

Sì, il tuo Dio. Ahahah.

Anch’io molte volte sono così. Mi riduco all’ultimo.

Forse perchè vuoi mettere alla prova te stessa. O forse perchè sei fottutamente pigra.

Ahah. Forse.

Quindi…sì, mi piacerebbe cambiare questo mio lato pigro.

C’è sempre tempo per cambiare.

Non ne sono sicuro. Quando conosci te stesso, come funzioni per intenderci, sai che tutto il tempo che perdi o che pensi di star sprecando, è esattamente il tempo che serve alle idee per uscire. Quindi realizzi che non sei così bravo come credi nella tua testa, capisci? In pratica quello che facciamo è ciò che siamo in grado fare.

Cos’è per te l’amore?

“Cos’è per me l’amore?” mi ripete la domanda ridendo. “Che vuoi dire?”

Voglio dire l’Amore.

Beh…è molte cose. È il desiderio di fare qualcosa. È qualcosa che descrivo attraverso il mio lavoro. Nel mio lavoro. Come per la definizione d’artista, l’amore è qualcosa che cerco di esprimere con il mio lavoro o con una tecnica, un linguaggio che creo giorno per giorno. È qualcosa che non può essere espresso a parole.

Chassol in concerto per il Roma Europa Festival

Venerdì 4 novembre
c/o Monk Club
h 22:00
€ 15 + tessera Arci
Via Giuseppe Mirri, 35
Puoi acquistare il biglietto online qui.

Immagine in evidenza | Son altesse sérénissime Christophe-Thomas Chassol : “pipornithology” via (c) Guilhem Simbille

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Ultimo aggiornamento | 3 novembre, ore 10:34

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Arti visive e performative, cultura, musica, viaggi: vivrei solo di questo. Culture curator, la curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto... potrei anche mordere.

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