‘7 Directions’ | Nkisi va dritta al cuore della cosmologia Bantu-Kongo

‘7 Directions’ | Nkisi va dritta al cuore della cosmologia Bantu-Kongo


Crescere in un luogo lontano dalle proprie radici, ovvero l’esperienza di essere nipoti o figli di stranieri, spinge molto spesso a indagare le origini della propria famiglia o la sua cultura in maniera più curiosa e approfondita di quanto non si farebbe se nessuno fosse mai partito. Probabilmente è questo interesse ad aver spinto la producer elettronica e attivista Melika Ngombe Kolongo aka Nkisi, cresciuta in Belgio da genitori congolesi, a indagare la cosmologia Bantu-Kongo, dedicando a essa il suo primo album solista.

Pubblicato dall’etichetta londinese UIQ, 7 Directions esplora la poliritmia africana attraverso le nuove tendenze della musica elettronica, basandosi essenzialmente sull’interpretazione degli scritti dello studioso congolese Kimbwandende Kia Fu-Kiau Bunseki, la maggiore autorità in materia di cosmologia Bantu-Kongo. Il “cammino delle Sette Direzioni” è un concetto chiave in questa religione, che vede la dimensione concreta prevalere sull’astrazione e ammette la possibilità di manipolare la natura e la materia nelle sue diverse forme.

Anche le parole con le quali Nkisi presenta l’album sembrano ispirate dalla stessa visione: “Quando ascoltiamo prima di vedere, la voce e le onde sonore interagiscono tra coscienza e allucinazioni. Permettendo al ritmo di sperimentare diverse condizioni di percezione, interrompendo aspettative predeterminate, attraverso la manipolazione del ritmo, creiamo movimenti di energia. Questa energia determina il comportamento collettivo e apre la strada a nuove vie per produrre conoscenza”.

In effetti, il ritmo è protagonista assoluto di 7 Directions e rivendica il proprio ruolo nella costruzione di una identità musicale fortemente radicata in Africa. Strutture ritmiche complesse irrompono con forza, rompendo la familiarità di beat più lineari o la concessione a qualche battuta di cassa dritta. È la poliritmia, avvolta in un’atmosfera quasi stregata, a trascinare il corpo e la mente dell’ascoltatore dalla prima all’ultima traccia.

La rivendicazione delle radici culturali africane attraverso l’arte e la musica non è un tema nuovo per Melika Ngombe Kolongo, che dal 2015 lavora con il collettivo NON Worldwide, fondato insieme ai produttori Angel-Ho, di Cape Town, e Chino Amobi, cresciuto in Virginia da genitori nigeriani. “NON è un collettivo di artisti africani, e della diaspora, che usa il suono come principale mezzo di comunicazione, per articolare le strutture visibili e invisibili che creano i binari della società e, a loro volta, distribuiscono potere. L’esplorazione della negazione NON, prima dell’aggettivo, sposta l’attenzione al cuore dell’etichetta, attraverso la creazione di suoni che si oppongono ai canoni contemporanei.”

Etichetta discografica sperimentale, progetto di arte radicale e social network, NON è in primo luogo una comunità di musicisti, produttori e sound designer, che affronta il grande tema della diaspora africana da diverse angolazioni, attraversando fluidamente confini fisici e mentali per sostenere la voce – le voci – di altri artisti di origine africana in tutto il mondo. La collaborazione è un concetto chiave nella filosofia del gruppo, i tre fondatori lavorano spesso insieme e si supportano reciprocamente.

Chino Amobi, Nkisi e Angel-Ho via

Chino Amobi, Nkisi e Angel-Ho via

Non esiste una definizione univoca del suono NON Worldwide, anzi, la sua caratteristica è di NON essere familiare, scontato o accomodante, ma di porsi come obiettivo il rovesciamento degli stereotipi che frenano l’avanzamento e il progresso della comunità figlia della diaspora, ancorandola al già sentito e all’atteso. Stereotipi legati alla razza e al genere – etichette sociali più che reali – che richiedono di essere abbattuti dalla forza di musicisti e artisti uniti politicamente e creativamente lungimiranti, che possano impegnarsi in una continua esplorazione e ridiscussione dell’identità pan-africana nel Ventunesimo secolo.

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Immagine di copertina | Foto di Susu Laroche via

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Claudia Galal

Claudia Galal

Metà italiana, metà egiziana, nata e cresciuta nelle Marche, passata per Bologna, adottata da Milano, lavoro nel campo della comunicazione e dei media. Scrivo di musica, street art e controculture, sono affascinata dalla contaminazione culturale a tutti i livelli.